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5 Corpi senza Testa (1964) | Cinema Sommerso

5 corpi senza testa, Strait-Jacket, William Castle, 1964

5 corpi senza testa. Sono passati venti anni da quando Lucy Harbin (Joan Crawford) uccise il suo più giovane marito e l’amante di lui a colpi di accetta. Venti anni in un manicomio criminale. Ma ora Lucy torna a casa tra le braccia amorevoli del fratello Bill Cutler (Leif Erickson), di sua moglie Emily (Rochelle Hudson) e soprattutto di sua figlia Carol (Diane Baker) che lasciò appena bambina. Ambientarsi e tornare alla vita non è facile per la donna. Non a caso, trova all’inizio difficoltà. Voci iniziano ad intonare una strana e macabra canzoncina: “E così la sua vedetta fece Lucy con l’accetta…”.

5 Corpi senza Testa (1964) | Cinema Sommerso
5 Corpi senza Testa – Locandina ufficiale

La donna inizia a rivivere improvvisamente le nevrosi che la spinsero ad uccidere il padre della figlia. Quello che doveva essere un ritorno alla normalità si trasforma, in vero, in un incubo di morte che pulsa orrore nelle vene della mente di Lucy. Una serie di teste iniziano a rotolare diventando il dito accusatore, l’occhio degli altri, sulla donna di mezza età appena uscita dal manicomio.

5 Corpi senza Testa – Un film da riscoprire

5 Corpi senza Testa (1964) | Cinema Sommerso

William Castle (1914-1977) è un poliedrico, visionario, pazzamente fiducioso nel futuro e nel progresso, regista di prima grandezza. Architetto Mastro del cinema indipendente e per anni considerato uno di serie B, con 5 corpi senza testa dimostra come sempre di non aver perso il proprio impeccabile sùle.

Tratto da un racconto dello scrittore del capolavoro dell’orrore Psycho, Robert Bloch, il film Strait-Jacket, camicia di forza dall’inglese, è costruito esclusivamente sulla bravura dell’attrice principale di punta, l’inossidabile Joan Crawford, qui in una delle sue ultime interpretazioni, in un finale di carriera forse poco degno rispetto alle sue grandissime e già note capacità attoriali recitative. La Crawford accettò la parte perché l’amica e collega Joan Blondell (1906-1979), già scelta nel ruolo della protagonista, cadde nella sua casa e non fu in grado di lavorare. La veterana e consumata attrice ruba la scena a tutti, diviene lei stessa la scena dentro la quale lo spettatore vi si immerge, vivendo con lei ogni suo pensiero dalle righe ed espressioni tirate dell’attrice protagonista in un crescendo di angoscia e ansietà snervanti.

Il personaggio della figlia, interpretata dalla Baker, voluta espressamente dalla Crawford per una presunta somiglianza e perché anni prima nel 1959 avevano lavorato insieme nel film Donne in cerca d’amore (The Best of Everything, Jean Negulesco), si ritrovò davanti un colosso del cinema che stava cercando di non annegare a causa dell’età ed era comunque reduce dalla ritrovata fama con la pellicola di Robert Aldrich Che fine ha fatto Baby Jane?

5 Corpi senza Testa (1964) | Cinema Sommerso

Una pellicola all’altezza delle aspettative

Il film di Castle promette tanto al suo pubblico di ammiratori e riesce nell’impresa. Sebbene 5 corpi senza testa sia da sempre annoverato tra i film di serie B, nel corso degli anni, come capita spesso, è stato riscoperto dalle masse di appassionati di cinema horror degli anni Sessanta. La follia emozionale della Crawford e il contrasto con il tempo che passa e che fa invecchiare, viene nel film messo in risalto più volte. Basti pensare alla scena nella quale Carol convince sua madre ad indossare una parrucca nera e lo stesso vestito di venti anni prima subendo una radicale trasformazione.

Gli attori del film fanno come sempre da corollario, da sfondo sbiadito, alla Crawford troneggiante e instabile quanto basta per rendere credibile il suo personaggio.

5 Corpi senza Testa (1964) | Cinema Sommerso

Oggi dopo anni tanti, la pellicola di Castle è disponibile su supporto DVD. Ve la consiglio caldamente. Per gli amanti del genere. O magari per gli appassionati estimatori della Crawford. E finanche per gli esperti del settore. Insomma, auguro a tutti, come sempre, di poter riscoprire questa gemma del cinema sommerso, valorizzando la splendida fotografia in bianco e nero di Arthur E. Arling, la sceneggiatura di Bloch e soprattutto i colpi di accetta che faranno tremare anche le sedie. La voce di Lydia Simoneschi per la Crawford è stupenda quanto quella di Tina Lattanzi (sua storica doppiatrice).

Buona visione e attenti ai colpi dell’accetta!

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