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Animali e incendi: la strage silenziosa

Appelli innumerevoli per eliminare le catene e consentire a milioni di vittime la fuga dall’inferno di fuoco

La sconsolante immagine di un cervo che vede la sua casa in fiamme

La stima degli animali arsi vivi, solo in Italia, ha già superato lo spaventoso numero di venti milioni.

La strage silenziosa degli animali scomparsi a causa degli incendi

Una vera e propria ecatombe si sta abbattendo sulla flora e, in particolare, sulla fauna animale in queste settimane di continui incendi.

Le conseguenze influiranno, senza dubbio alcuno, molto e molto a lungo su ecosistemabiodiversità, economia, e sulla vita stessa di ogni essere coinvolto. Non si esimono, fra questi, anche quelli non umani, ovvietà (? Forse) .

Dopo mesi di lunghi e difficilissime perdite, nonché sofferenze causate dalla pandemia, che –ricordiamo– è tuttora in una fase complessa, il disastroso evolversi delle ultime settimane, caratterizzato dal susseguirsi di devastazioni, sembra un incubo nell’incubo.

Prima, il maltempo e le frane nelle zone lombarde, che hanno travolto con ferocia Lecco, Varese, Milano (solo in parte, nonostante le forti grandinate), e Como (ricordiamo l’impegno del Governatore Attilio Fontana e l’offerta di aiuto del caro George Clooney per Laglio e dintorni), poi la tragedia degli incendi boschivi.

Fiamme, maledette fiamme

In breve, un amplificarsi di fiamme divampatesi, dapprima in Abruzzo, Molise, e poi, sempre più insistentemente, in Sardegna, Sicilia, Calabria, con un attuale alto rischio per la Campania

Il responsabile fauna di Legambiente Antonino Morabito ha stimato fra 20 e 24 milioni gli animali vittime del fuoco; e il numero è tristemente destinato a salire.

Un indistinto insieme di mammiferi, rettili, volatili che, disorientati, sono rimasti intossicati dalle colonne di fumo grigio, fitto, intenso, che impedivano la loro fuga. Altri sono tragicamente morti fra le fiamme. Fra di loro, si elencano, fra gli altri: rapaci come falchi, barbagianni, ovvero esseri notturni, ma anche passeri e capinere; lucertole, vipere e salamandre, oltre ai piccoli abitanti del bosco come ricci, scoiattoli, cervi, caprioli, volpi, ghiri, tassi.

Nella funesta moria, non mancano le tartarughe. E questo, solamente fra i vertebrati.

Un numero che è, giocoforza, ancora più esponenziale, se associato a quello degli invertebrati.

Animali morti: i numeri da brivido

Oltre 2 milioni di volatili, specialmente i nati da pochi mesi, non hanno trovato scampo a causa dell’abitudine della nidificazione fra rami e arbusti, come l’appena citata capinera, oppure anche il passero occhiorosso (anche noto come occhiorotto). 

Sono addirittura 4 milioni le vittime anfibie. Si distinguono, nella lista, per l’elevato numero di specie endemiche, la rana italica e le salamandre. La cifra sale vertiginosamente a circa 15 milioni fra le specie di rettili, come serpenti, geki, testuggini e lucertole, molte delle quali autoctone di Sardegna e Sicilia. 

Il calcolo, nello specifico, viene effettuato sulla base dei decessi per ettaro (10mila m2) di territorio bruciato. Solo nei primi due mesi dell’estate, ne sono scomparsi ben 100 mila ettari. 

L’ecocidio e l’atto di uccisione animale sono da ritenersi reati gravissimi

Col termine ecocidio s’intende un “crimine ai danni dell’ambiente“, e lascia ben trasparire quanto questo si ripercuota su una situazione globale del sistema uomo-natura.  

Morabito spiega la gravità della situazione, dei numeri enormi, come le perdite consistenti per la ricchezza biologica e l’equilibrio degli ecosistemi

«L’ecocidio è tanto più grave quanto più è ampio il fronte dell’incendio e alto il numero degli habitat coinvolti come nel caso delle foreste vetuste. E soprattutto quando vengono accesi più focolai contemporaneamente e gli animali selvatici si ritrovano senza nessuna via di fuga, accerchiati prima dal fumo poi dalle fiamme»

Troppo di frequente, vergognosamente, gli animali non vengono presi in considerazione concretamente come vittime, né, tantomeno, conteggiati fra i danni.

Ciò che rende il tutto ancor più drammatico è che moltissime di queste perdite includono cuccioli. Numerosi sono quelli mancati perché poco avvezzi ad allontanarsi dalle tane e dai nidi. In sintesi, le loro case.

Un dolore infinito, orribile, un infinito orrore

Morabito aggiunge che questa strage si ripete da anni, soprattutto al Sud, dove gli incendi superano il 55% di quelli dell’intero Paese. La scorsa estate, 62.260 ettari di terre boschive sono andate in fumo, e quest’anno la cifra è nettamente più alta, ha superato i 110 mila ettari scomparsi (aggiornamento dell’8 agosto), per la quasi totalità ripartiti fra Calabria, Sicilia e Sardegna. 

Alle parole del responsabile di Legambiente, il divulgatore scientifico Marco Tozzi aggiunge:

«La strage di animali selvatici morti bruciati negli incendi di questi giorni dà un’idea dell’entità del danno che questi rappresentano per la ricchezza della vita. Un danno che difficilmente si comprende quando si parla solo di alberi e di foreste»

Pessima abitudine collettiva è non comprendere che le foreste sono scrigni di ricchezza biologica imprescindibile per la nostra stessa sopravvivenza. Oltre ai milioni di euro di danni economici ed ecosistemici, aumentano enormemente il rischio idrogeologico e quello della riforestazione

Ulteriormente disgraziato è il pensiero che questi danni, questo dolore costante e contagiante, avvilente per la natura “umana”, siano causati da persone. Umane, forse più bipedi, agli occhi delle bestiole. Vili e villani, agli occhi più personali di coloro che rientrano nella medesima specie. 

Si, perché, che si tratti di scarti lasciati per deturpamento e pigrizia, che siano di stampo mafioso, di bieca, ignobile piromania o ritorsione, non esiste –non può esistere- giustificazione alcuna per questi atti di empietà

Animali domestic(at)i e appelli per la loro liberazione: anche il Governatore Solinas chiede aiuto 

Nella sola Sardegna, dove stanno bruciando più di 20000 ettari di terre, si stima la perdita di centinaia di cani come conseguenza della consuetudine dei pastori di lasciarli legati a catena per controllare gli animali al pascolo. Di norma, essi sono lasciati lontani dalle case, e questo impedisce loro di essere controllati, e soprattutto di essere messi in fuga. 

Oltre che barbarica, la consuetudine della catena è anacronistica e non rispetta in alcun modo le necessità etologiche dell’animale né la sensibilità collettiva.

La denuncia nei confronti di quest’usanza arriva dalle associazioni “Save the Dogs“, “Green Impact”  e “Animal Law Italia“, che chiedono si intervenga per una normativa regionale per impedire che ciò si perpetri, facendo istanza e appello al Governatore Christian Salinas. Che, in primo luogo, sta chiedendo a gran voce che gli animali siano liberi, per potersi riparare.

Questo, anche vista anche la predisposizione ventosa della zona che fomenta la propagazione del fuoco con temperature elevate. 

Tutti contro la catena!

Attualmente le Associazioni animaliste (e chiunque abbia il minimo buonsenso) cerca una soluzione a livello nazionale che possa bandire completamente l’utilizzo degli animali domestici in modalità detentive irrispettose, senza ripari, esposti a calure e intemperie.

Ci sono leggi che penalizzano l’abbandono, che è un reato, ma fino a quando ci sarà percezione di un animale trattato come oggetto da lavoro, la mentalità eluderà anche queste norme.

La Regione Lazio, di recente, ha imposto severe sanzioni (fino a €2500) per chi terrà a catena i pelosi.

La norma è per tutelare gli animali di affezione e prevenire il randagismo, con la sola eccezione al divieto generale di limitare la libertà dei pelosetti per motivi di salute certificati da un medico veterinario che attesti diagnosi e durata del trattamento.

Oltre al Lazio, queste norme sono già presenti in molte regioni: Lombardia, dove per primi è stato impedito l’uso di collari “a strozzo”, Veneto, Umbria, Campania e Puglia. 

Infine, a tutela degli animali c’è l’obbligo di autorizzazione sanitaria per gli allevamenti, il divieto di vendita di cani non iscritti all’anagrafe canina, a fronte di una pena pecuniaria pari a €1500. 

Un inizio confortante, soprattutto per Oipa e per le guardie zoofile,che hanno potuto solo constatare i decessi di molti quattrozampe morti in maniera atroce.  

Angelo, Lussurzesa e gli altri esseri speciali 

I cani, come del resto tutti gli esseri a quattro zampe, sono esseri viventi, senzienti; dotati di enorme intelligenza, spirito di resilienza, adattamento e coraggio.

Ne è un esempio lampante la storia del piccolo Angelo, che ora, dopo tanto dolore e stremo, immaginiamo correre sul Ponte. Quei suoi occhi, che sembravano chiedere cosa mai avesse fatto, chi avesse potuto fare una cosa del genere, mentre ringraziava quelle mani amiche che cercavano di alleviargli il dolore, non possono non toccarci.

Visceralmente, andando a colpire la parte di umanità che resta.

Quella della Protezione Civile che, seppur fisicamente esausta, continua a lavorare, non lesinando pianti, occhi rigonfi di duolo e sorrisi, quella dei volontari, che rischiano, pur di salvare ciò che rimane, persino brandelli in vista, di questi esseri.

Ricordiamo che molti sono rimasti gravemente ustionati, lacerati nella pelle e nell’anima, perché questo terrore, il ritrovarsi senza un habitat, la percezione fobica, dell’orrore, non sarà difficile da dimenticare per nessuno di loro. Che, a differenza di noi umani, che possiamo sfogare frustrazione, urlare, tacere per scelta, arrabbiarci, vivono la loro strage in maniera silenziosa.

Eppure, sono analogamente capaci di commuoverci nel sorriso della piccola “Lussurzesa”, la cerbiatta sarda ustionata, ritrovata accanto alla mamma morta, trasportata in clinica (la “Due Mari”, la stessa del piccolo pastore e di molti altri dell’Oristanese) per il recupero. 

La sua salvezza è un simbolo, un segnale di appello alla vita, un inno alla vita, per tutti. Non tornerà, forse, libera nella sua bella natura, vivrà in cattività, ma salva, e grata per ciò che quegli umani vestiti di uniformi, fra secchi e manichette, l’hanno catapultata fuori dall’inferno.

Ferita, come la sua terra, ma capace di regalarci ancora meraviglia. 

Fra sconforto, sgomento, qualche codina eppur ancor si muove!

E mentre assistiamo, impotenti, all’Aspromonte e alle faggete millenarie che vanno in fumo, la Pineta del D’Annunzio, tema centrale di accuse e ricerca di colpevoli, fra diffide al Comune e soluzioni per una perdita di tale entità (Oh, se solo Gabriele fosse qui per suonarle a tutti! E quanto vorremmo fermarci a sentire le sue belle parole sulla pioggia salvifica:

“Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti […] Non s’ode voce del mare. Or s’ode su tutta la fronda crosciare l’argentea pioggia che monda, il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta”

(da “La pioggia nel Pineto”, Gabriele D’Annunzio)

Sottolineiamo pure che in Italia i beni culturali vanno di pari passo con quelli ambientali, e che il gelo che scorre nelle vene, ci accomuna quando leggiamo, ininterrottamente, altre notizie sconfortanti, come quella di un rifugio siciliano, dove sono morti ben 28 dei micini presenti. Tuttavia tiriamo, nondimeno, un piccolo sollievo, per la trentina di cagnolini salvati: alcuni di loro, i più piccoli, cuccioli terrorizzati, azzardano anche una codina che si muove festosa.

Questo è il valore di un essere così speciale. E non dimentichiamoci che molti di loro possono letteralmente salvarci la vita!

Altra buona notizia: in Grecia è stato creato un rifugio, una sorta di centro per grandi ustionati e senza casa per gli animali, che si spera verranno, in seguito, adottati. 

In Italia, oltre ad Enpa, Oipa, Legambiente, Lipu (sezione volatili), Coldiretti (per i conteggi economici dei danni all’economia agraria e imprenditoriale) sono molte le forze in campo per salvare e trovare casa, in futuro, a questi esserini.

Una di queste è “Una Zampa Solidale”, le cui madrine sono Stefania Caroli e Stefania Pittaluga (mogli di Paolo Noise e Marco Mazzoli dello Zoo di 105), le stesse che accompagnano il progetto principale de “Il Mercato Solidale“, che nasce come concreto aiuto alle famiglie più indigenti. Sul blog di “Mai Più Solo“, Onlus di cui fa parte anche la nostra Direttrice Francesca, c’è un’intervista esclusiva al suo fondatore Donato Vallariello

Non solo Italia: la tragedia dei fuochi in Europa

Al dolore per le nostre terre, si unisce l’urlo di buona parte del pianeta: preoccupante la situazione nei giorni scorsi in Spagna, fra Terragona e le zone di Castiglia e Andalusia

In Grecia, dove si sta verificando la peggiore ondata di calore degli ultimi 30 anni, brucia la zona di uliveti di Olympia (sì, quella dove sono nati i Giochi Olimpici, durante i quali, finalmente anche noi abbiamo fatto faville e dato lezioni di perseveranza e umiltà); inoltre, è in fiamme l’intera isola di Eubea (Evia), famosa per il suo miele. Lì, si stanno sgretolando le terre degli apicoltori. Un mio caro amico, Giannis, la cui arnie di api erano state impiantate nella regione attica (quella di Atene) dai bisnonni, sono andate disperse. Volano sopra di loro costantemente i Canadair da Romania, Francia e Italia.

Le sue parole, fra le lacrime, sono state “grazie per averci dato il pane… ora solo lacrime e sangue”. Un territorio da sogno, benché poco turistico, dove le persone sono di stampo semplice, pastori, agricoltori, ricolmi di sorrisi per chiunque ne incontri lo sguardo. Tutto distrutto per il 65%, fra sfollati, ruderi inceneriti, ustionati, persone la cui vita di sacrifici è stata ribaltata, distrutta, in pochi istanti.

Lì, come in ogni altro angolo colpito da questo strazio.

… e nel mondo

In Turchia, parte del territorio affacciato sull’Egeo, sta bruciando quasi per intero, nonostante le limitazioni alla stampa del Governo affinché trapelino troppe notizie in merito.

Amanti di Can Yaman, Diletta Leotta, Demet OzmirÖzge GürelSerkan Çayoğlu e gossip, avete presente la serie tvLove is in the air” trasmessa su Canale 5 con protagonista la coppia, anche nella realtà, Serkan/Kerem Bürsin e Eda/Hande Ercel?! Ecco, molte delle scene nel favoloso resort delle prime puntate sono ambientate nella regione turistica di Antalya, che è attualmente in balìa dei fuochi.

La California è stata sfortunata protagonista del secondo incendio più grande della sua storia.

In Algeria si contavano, soltanto fino all’altro ieri, almeno 65 persone decedute fra le fiamme.

Fra 2019 e 2020 l’Australia viveva la catastrofe ambientale, assistendo alla morte di almeno un miliardo di quadrupedi, fra i tipici koala, canguri e altri animali locali. 

Da noi Umani a Voi Animali: lettera aperta

Cari lettori,

perdonate la scelta di andare contro quello che, normalmente, è lo spirito stesso della nostra rubrica Noi Animali. Scrivere un pezzo immedesimandosi nella mente di un animale è un viaggio nella purezza, una ricerca di interpretazione, di spiegazione, all’insegna dell’empatia.

È la libertà di dare voce a chi non ne ha

Ma questa volta, io, in quanto Veronica, in quanto persona, “umana“, non sono stata in grado di farlo. O, semplicemente, non ne ho trovato né cuore né coraggio

Non perché non ci fossero casi singoli a cui lasciar narrare.

Ma come potrei, in qualità di persona, dotata di raziocinio, raccontare qualcosa così disumano?

Da che parte iniziare?

Di chi parlare?

Chi scegliere per raccontare?

A chi permettere di farci giudicare?

La sola cosa sulla quale non riesco a sorvolare è lasciare che i tutori della giustizia possano fare ciò che agli animali riesce meglio: perdonare.

Ma mi appello, –ci appelliamo– a questo, alla costante lezione non umana, per tornare a sperare, per apprezzare, per imparare.

E, da mano a zampa, con enorme auspicio verso un immediato futuro, per ricominciare.

 

 

A cura di Veronica Fino

PS: ho riflettuto a lungo sull’inserimento delle immagini selezionate, per non urtare la sensibilità, soprattutto in tempo d’estate. Ma credo sia rispettoso mostrare, almeno parzialmente, quanto accade; ciò che questi angoli di un mondo sì, grande, ma facilmente raggiungibile da parte a parte (e via di emissioni, a favore dell’ambiente per le nostre meritate vacanze!), ciò che gli esseri viventi stanno subendo. Troppo, e per troppe nostre colpe. Naturalmente, come segno di beneaugurio, ho scelto anche quelle che sono un sollievo per l’anima che si fa affranta, ora per ora, granello di cenere dopo granello di cenere. D’altronde, e mi conforta; non stupisce che la fenicie sia un animale! 

 

 

Redazione

Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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