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Ban sui social, possibilità di risarcimento se ingiusto | Voce al Diritto

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“Buongiorno Avvocato, uso diversi social network per divertimento, per stare in contatto con gli amici e per condividere le mie idee. Alcune settimane fa, uno dei miei account è stato sospeso, dunque sottoposto a ban. La motivazione, a detta della piattaforma, sarebbe quella secondo la quale io avrei violato le regole della community. In realtà non è vero. Non ho mai fatto e scritto nulla di male e, per questo motivo, sono molto arrabbiato in quanto mi si impedisce ingiustamente di stare in contatto con i miei follower ed esprimere le mie opinioni. Come posso tutelarmi?”

Cosa accade quando i social impongono un ban ingiusto

Caro lettore, chi è ingiustamente “bannato” da un social network ha diritto al risarcimento del danno, in quanto patisce una sospensione alle proprie relazioni sociali. Ad affermarlo è stata di recente la Corte di Appello dell’Aquila, con la sentenza n. 1659/2021 del 9 novembre 2021.

Nel caso deciso dalla Corte, un utente era stato ingiustamente sospeso da Facebook, per più di quattro mesi, per una presunta violazione degli “standard della comunità”. Secondo la Corte, l’adesione al social network è un contratto, da cui sorgono interessi reciproci. Nel caso di Facebook, il social network mette a disposizione dell’utente una community. In cambio, si chiede la cessione di parte dei dati personali. La cessione dei dati è il “prezzo” che l’utente “paga” per aderire al social network. Per cui non è vero, secondo la Corte, che il contratto sia gratuito.

Il social network, tuttavia, è anche uno spazio pubblico. L’utente può usarlo per trasmettere i suoi messaggi. Secondo la Corte dell’Aquila, anche se l’adesione ha un “prezzo”, ciò non significa che l’utente possa fare qualsiasi uso della community. Il social ha infatti il diritto di tutelarsi, evitando che, tramite le sue piattaforme, siano trasmessi messaggi illegali o offensivi.

In particolare, il social può prevedere delle regole di utilizzo che vengono accettate dall’utente con l’adesione e che, in caso di violazione, possono prevedere la rimozione di post o la sospensione del profilo dell’utente.

Bisogna quindi verificare se la sanzione operata dal social network sia legittima, alla luce delle regole che si è data la community. Se la rimozione del post o la sospensione dell’account sono illegittime, è possibile chiedere il risarcimento, anche solo per aver patito un danno alle relazioni sociali (in tal senso, oltre alla già citata sentenza della Corte di Appello dell’Aquila, si è pronunciato anche il Tribunale di Bologna con sentenza del 10 marzo 2021 e il Tribunale di Pordenone in data 10 dicembre 2018).

Quindi, caro lettore, è possibile chiedere un risarcimento per la sua sospensione ingiustificata e, se la sospensione è ancora in corso, è anche possibile chiedere il ripristino del suo profilo.

Filippo Testa

Scritto da Filippo Testa

Filippo Testa, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma nel 1999.
Concluso il tirocinio forense, nel 2002 supera l’esame di abilitazione di avvocato presso la Corte di Appello di Torino e viene insignito della Toga d’onore della Fondazione Torta quale iscritto all’Ordine degli Avvocati di Asti per aver conseguito il miglior punteggio all’esame di Stato.
Nel 2016 si iscrive all’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni Superiori.
Attivo in diversi ambiti del diritto, ha recentemente conseguito un Master di specializzazione in Diritto dello Spettacolo.
Da sempre attento alle tematiche di difesa delle donne vittime di violenza e stalking ed alla loro tutela in ambito giudiziario.
Convinto animalista, si batte da sempre per la protezione e il riconoscimento dei diritti degli animali e, anche per questo motivo, sostenitore della dieta vegana.

L’Avvocato d’affari Monica Pagano

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