La morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne di origine marocchina deceduto durante un intervento della Polizia di Stato nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare il dibattito pubblico. L’episodio ha riportato al centro dell’attenzione temi delicati come l’uso della forza da parte delle forze dell’ordine, il nuovo scudo per le forze dell’ordine, il diritto di manifestare e la tutela dell’ordine pubblico.
Per comprendere meglio gli aspetti giuridici e istituzionali della vicenda, la redazione di Vanity Class ha intervistato il dottor Filippo Marra, che invita a mantenere equilibrio e senso delle istituzioni fino alla conclusione delle indagini.

Caso Fakir, cosa sappiamo finora?
Dottor Marra, il caso Fakir ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Da quale elemento è opportuno partire?
Occorre partire dai fatti accertati. Secondo la ricostruzione finora disponibile, gli agenti sono intervenuti dopo diverse segnalazioni dei residenti che riferivano della presenza di un uomo in evidente stato di agitazione. Durante l’intervento, Abderrahim Fakir è stato immobilizzato e ammanettato. Alcuni video diffusi sui social e acquisiti dagli inquirenti mostrano l’uomo mentre invoca aiuto e chiede di essere liberato prima di perdere conoscenza. Sul posto erano presenti anche gli operatori del 118. Siamo però ancora nella fase delle indagini e ogni valutazione deve essere fondata esclusivamente sulle prove raccolte.
A che punto sono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir?
Quali accertamenti sono in corso?
La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per ricostruire con precisione quanto accaduto. Sono stati acquisiti i filmati delle bodycam degli agenti, i video realizzati dai presenti e sono stati disposti gli accertamenti medico-legali. Gli investigatori stanno valutando il comportamento di due poliziotti e di quattro operatori sanitari, ma è importante ricordare che questo non equivale a un giudizio di responsabilità. L’attività investigativa serve proprio ad accertare i fatti.
Quanto sarà importante il risultato degli esami medico-legali?
Filippo Marra: Sarà determinante. L’autopsia dovrà chiarire se il decesso sia stato provocato esclusivamente dalle condizioni cliniche della vittima, dalle modalità dell’immobilizzazione oppure da una combinazione di diversi fattori. Solo gli accertamenti scientifici potranno fornire una risposta attendibile.
Proteste a Bologna: come distinguere il diritto di manifestare dagli episodi di violenza?
Dopo la morte di Fakir migliaia di persone sono scese in piazza. Come interpreta quanto accaduto?
È fondamentale distinguere i manifestanti che hanno esercitato pacificamente il proprio diritto costituzionale da coloro che si sono resi protagonisti degli scontri. La maggior parte del corteo si è svolta senza incidenti. Successivamente, però, una parte dei manifestanti, descritta dalle autorità come appartenente all’area antagonista e dell’estrema sinistra, è entrata in violento contatto con le forze dell’ordine, lanciando petardi, bottiglie e altri oggetti e provocando danni a veicoli e arredi urbani. La risposta delle forze dell’ordine è avvenuta mediante lacrimogeni e idranti e, secondo il Ministero dell’Interno, diversi agenti sono rimasti feriti. Generalizzare sarebbe un errore: le responsabilità devono sempre essere individuali.
Scudo per le forze dell’ordine: cosa prevede davvero la nuova legge?
Il caso Fakir è il primo di rilievo nazionale in cui trova applicazione il cosiddetto scudo per le forze dell’ordine. Di cosa si tratta?
Si tratta probabilmente dell’aspetto più discusso della vicenda. È bene chiarire subito che la norma non introduce alcuna immunità penale. Poliziotti, carabinieri e finanzieri continuano a poter essere indagati e processati qualora emergano elementi di responsabilità. La nuova disciplina prevede esclusivamente maggiori garanzie procedurali nelle prime fasi delle indagini relative ai fatti avvenuti durante il servizio. Nel caso di Bologna, la Procura ha applicato proprio questa disciplina, iscrivendo gli operatori nel registro previsto dalla nuova normativa senza attribuire loro, almeno in questa fase, la qualifica formale di indagati.
Anche il confronto politico appare molto acceso.
È inevitabile che una vicenda di questa portata susciti sensibilità differenti. Il Governo ha invitato ad attendere gli esiti dell’inchiesta, ribadendo la necessità di garantire contemporaneamente l’accertamento della verità e la presunzione di innocenza degli operatori coinvolti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto che venga fatta piena luce sui fatti e ha condannato gli episodi di violenza verificatisi durante le manifestazioni. Le opposizioni e numerose associazioni per i diritti civili hanno invece espresso preoccupazione, ritenendo che la nuova disciplina possa essere percepita come una tutela eccessiva per le forze dell’ordine e chiedendo la massima trasparenza nello svolgimento delle indagini.
Filippo Marra: «Solo le prove possono accertare le responsabilità»
Qual è l’insegnamento che lascia oggi il caso Fakir?
È una vicenda che impone prudenza e responsabilità. Le indagini dovranno stabilire se l’intervento delle forze dell’ordine sia stato conforme ai protocolli operativi oppure se vi siano eventuali condotte colpose che abbiano contribuito al decesso. Parallelamente, le violenze registrate durante le proteste ripropongono il tema della tutela dell’ordine pubblico. Il diritto di manifestare è un principio fondamentale della nostra democrazia, ma non può essere confuso con atti di devastazione che finiscono per oscurare le legittime richieste di verità e giustizia. Fino alla conclusione degli accertamenti giudiziari, ogni valutazione sulle eventuali responsabilità penali deve rimanere necessariamente provvisoria e fondarsi esclusivamente sulle prove raccolte dalla magistratura. È questo il principio che tutela insieme la vittima, gli operatori coinvolti e la credibilità dello Stato di diritto.


