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Condivisione di notizie e diffamazione | Voce al Diritto

Condivisione

“Gentile Avvocato, ho attuato una condivisione tramite social network un articolo di cronaca di un giornale online, in cui si parlava di un fatto relativo a un abitante del mio Paese. Preciso che vivo in un piccolo borgo e ci conosciamo un po’ tutti. La persona a cui si riferisce l’articolo vuole ora denunciarmi per diffamazione. E’ possibile?”

Condivisione di notizie ed eventuali rischi – Cosa dice la legge?

Caro lettore, la sua domanda trova un’esaustiva risposta in una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, la numero 27969/2022, che riafferma i principi consolidati nella giurisprudenza pregressa.

Il ragionamento seguito dalla Corte di Cassazione si basa sull’articolo 21 della Costituzione, che riconosce a chiunque la libertà di manifestazione del pensiero.

Dal diritto di manifestazione del pensiero deriva il diritto di cronaca che, se correttamente esercitato, consente anche di ledere l’altrui reputazione. In tal senso, il diritto di cronaca esclude che si possa rispondere del reato di diffamazione, purché tale diritto sia stato esercitato entro i giusti limiti.

Per costante orientamento, il diritto di cronaca trova i suoi limiti:

  • 1) nel fatto che la notizia sia vera o, almeno, sia stata seriamente accertata verificandone le fonti, anche se poi si dovesse rivelare falsa in un secondo momento.
  • 2) nella pertinenza, cioè che esista un interesse pubblico a conoscere i fatti riferiti.
  • 3) nella continenza, con i fatti che devono essere esposti in modo obiettivo e sereno.

La sentenza della Cassazione

Partendo da tali basi, la sentenza numero 27969/2022 della Corte di Cassazione ha affermato che “il fondamento costituzionale del diritto di cronaca implica che tale diritto, per essere esercitato, non richieda necessariamente la qualifica di giornalista professionista da parte di chi riporta una notizia, utilizzando gli strumenti di manifestazione del pensiero messi a disposizione dalle tecniche di comunicazione”.

Quindi, il fatto che lei si sia limitato a condividere un articolo di cronaca reperito su un giornale rientra nei limiti della libertà di espressione del pensiero. Il fatto che l’articolo appartenga ad una testata, infatti, comporta verosimilmente che la notizia avesse un qualche interesse pubblico e, vista la fonte giornalistica, essa appare a prima vista veritiera. Per esercitare il diritto di cronaca e, quindi, riferire una notizia di interesse pubblico, non è inoltre necessario essere un giornalista.

Quando è diffamazione

La situazione sarebbe diversa se lei, oltre a riferire la notizia, avesse aggiunto anche suoi apprezzamenti offensivi o, ancora, se lei sapesse, tramite altra fonte, che quella notizia, anche se pubblicata su un quotidiano, è in realtà falsa. Si tratta tuttavia di ipotesi che, da quel che lei riferisce nella sua domanda, non sembrano essersi verificati nel suo caso.

Pertanto, mi pare di poter escludere che lei possa rispondere del reato di diffamazione (art. 595 cp).

Quest’ultimo reato, giova ricordarlo, prevede sanzioni di una certa rilevanza, essendo punito con pena fino a un anno di reclusione o una multa fino a € 1.032 per il fatto di avere offeso la reputazione altrui, nonché con una pena aggravata fino a due anni o con multa sino a € 2.065 se la diffamazione è consistita in un fatto specifico e con una pena ancor più grave, da sei mei a tre anni o multa non inferiore a € 516, se la diffamazione avviene con il mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, tra cui anche i social network.

Filippo Testa

Scritto da Filippo Testa

Filippo Testa, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma nel 1999.
Concluso il tirocinio forense, nel 2002 supera l’esame di abilitazione di avvocato presso la Corte di Appello di Torino e viene insignito della Toga d’onore della Fondazione Torta quale iscritto all’Ordine degli Avvocati di Asti per aver conseguito il miglior punteggio all’esame di Stato.
Nel 2016 si iscrive all’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni Superiori.
Attivo in diversi ambiti del diritto, ha recentemente conseguito un Master di specializzazione in Diritto dello Spettacolo.
Da sempre attento alle tematiche di difesa delle donne vittime di violenza e stalking ed alla loro tutela in ambito giudiziario.
Convinto animalista, si batte da sempre per la protezione e il riconoscimento dei diritti degli animali e, anche per questo motivo, sostenitore della dieta vegana.

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