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Debiti, attenzione a non ereditarli! | Voce al Diritto

Debiti

“Egregio Avvocato,
mio marito è recentemente mancato. E’ stato un grande lavoratore. Ha dato tutta la sua vita lavorando nell’impresa che aveva fondato, che è fallita alcuni anni fa per la crisi economica. Purtroppo ha lasciato solo molti debiti, oltre a qualche suo bene personale qui nella casa in cui abitavamo. Non vorrei sembrare troppo cinica a così poco tempo dalla morte, ma ho necessità di capire se posso evitare di pagarli”.

Cosa dice la legge sull’eredità di debiti

Cara lettrice,
Le porgo innanzitutto le mie più sentite condoglianze. Tuttavia, Le devo anche dire che non deve assolutamente vergognarsi per il fatto che si preoccupa anche di questioni materiali legate alla perdita di Suo marito. Anzi, la Sua è una preoccupazione senza dubbio opportuna. Se non si presta attenzione, il rischio è di trovarsi a pagare debiti che si sarebbero invece potuti evitare.

Sappia infatti che non è tenuta a pagare debiti che siano stati contratti dal Suo defunto marito, salvo Lei non diventi erede. La qualifica di erede non si acquisisce automaticamente al momento del decesso. Al contrario, vi sono alcuni comportamenti che possono causare l’acquisto di tale qualifica. Divenendo eredi, si è obbligati a pagare tutti i debiti lasciati dal defunto, anche con risorse proprie e non solo con i beni lasciati in eredità.

L’accettazione dell’eredità può essere espressa tramite dichiarazione di voler diventare eredi. Esiste però anche l’accettazione tacita. Essa si verifica quando si compie un atto compatibile solo con la qualità di erede. Ad esempio, si vende un bene del defunto o si pagano debiti ereditari tramite denaro proveniente dall’eredità. Anche con l’accettazione tacita si diventa eredi e ciò in modo automatico, per il solo fatto di avere compiuto un atto che può essere compiuto solo da un erede.

Ma vi è un caso ancora più pericoloso di assunzione automatica della qualità di erede

Ai sensi dell’art. 485 del codice civile, il cosiddetto chiamato all’eredità (cioè colui che può diventare erede, in virtù di successione legittima o perché indicato in un testamento se esistente), se si trova in possesso di beni ereditari, deve effettuare l’inventario dei predetti beni entro tre mesi dal decesso. Se l’inventario non viene effettuato entro il predetto termine, il chiamato in possesso dei beni ereditari diventa automaticamente erede. Quindi risponde anche dei debiti dell’eredità.

La recente giurisprudenza è molto severa nell’applicare l’art. 485 cc. Con l’ordinanza n. 36080 del 23 novembre 2021, la Corte di Cassazione ha infatti affermato che il chiamato all’eredità non può rinunciare all’eredità se prima non effettua l’inventario (nello stesso senso anche Cass. n. 4845/2003).

Da quanto sopra deriva che, per il chiamato all’eredità in possesso di beni ereditari, non è sufficiente affermare di rinunciare all’eredità entro tre mesi, tramite dichiarazione nella Cancelleria del Tribunale o davanti a un Notaio. Bisogna necessario prima effettuare l’inventario entro il predetto termine. Concluso l’inventario, si ha un termine perentorio di ulteriori quaranta giorni per dichiarare di volere rinunciare all’eredità. Oltre questo, si diventa comunque eredi in difetto di rinuncia.

Un’alternativa meno rigida

Va anche dato atto che esiste un orientamento diverso e meno rigido rispetto a quello seguito dalla Corte di Cassazione nella summenzionata pronuncia del 23 novembre 2021. Secondo tale diverso orientamento (che è stato ad esempio affermato dal Consiglio del Notariato, Studio n. 406-2017/C), per il chiamato all’eredità sarebbe sufficiente rinunciare all’eredità entro tre mesi dal decesso, senza necessità di effettuare prima un inventario. Si tratterebbe di una soluzione molto meno onerosa per il chiamato all’eredità, in quanto la rinuncia può essere effettuata anche con una semplice dichiarazione nella Cancelleria del Tribunale competente per la successione, mentre per l’inventario è necessario avviare un autonomo procedimento in Tribunale oppure rivolgersi a un Notaio.

Alla luce di quanto sopra esposto, cara lettrice, Lei pare in possesso di beni provenienti dall’eredità di Suo marito, in quanto mi riferisce di avere alcuni effetti personali del defunto presso la Sua abitazione. In quanto coniuge del defunto, Lei dovrebbe essere anche chiamata all’eredità, salvo non vi siano ulteriori elementi di cui non sono a conoscenza, quali un testamento.

Ne deriva che, per non incorrere in nessun tipo di problematica ed essere sicura di non dovere pagare i debiti dell’eredità di Suo marito, Lei dovrebbe effettuare l’inventario entro tre mesi dal decesso e, terminato l’inventario, rinunciare entro quaranta giorni, in conformità ai rigidi principi affermati dalla Corte di Cassazione n. 36080/2021.

Le consiglio quindi di rivolgersi a un Avvocato o a un Notaio di Sua fiducia, in quanto, se non agisce con prontezza, rischia di trovarsi a ereditare i debiti di Suo marito per il solo fatto di non avere fatto nulla nei tre mesi dal decesso.

Filippo Testa

Scritto da Filippo Testa

Filippo Testa, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma nel 1999.
Concluso il tirocinio forense, nel 2002 supera l’esame di abilitazione di avvocato presso la Corte di Appello di Torino e viene insignito della Toga d’onore della Fondazione Torta quale iscritto all’Ordine degli Avvocati di Asti per aver conseguito il miglior punteggio all’esame di Stato.
Nel 2016 si iscrive all’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni Superiori.
Attivo in diversi ambiti del diritto, ha recentemente conseguito un Master di specializzazione in Diritto dello Spettacolo.
Da sempre attento alle tematiche di difesa delle donne vittime di violenza e stalking ed alla loro tutela in ambito giudiziario.
Convinto animalista, si batte da sempre per la protezione e il riconoscimento dei diritti degli animali e, anche per questo motivo, sostenitore della dieta vegana.

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