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Don Franchino: maestro pizzaiolo tra successi e tradizioni

Don Franchino

A Castelnuovo Vomano, piccolo centro dell’Abruzzo teramano, c’è un luogo dove la pizza non è solo cibo, ma diventa narrazione, identità e arte. Qui, tra profumi di forno e calore di ospitalità, Franco Cardelli – conosciuto da tutti come Don Franchino (https://donfranchino.it) – ha trasformato un mestiere in una missione. La sua è una storia che unisce radici profonde, talento naturale e una vocazione all’eccellenza che lo ha portato a calcare palcoscenici internazionali.

Dai primi impasti nella sede storica del paese, simbolo di tradizione e amore per il territorio, fino ai riconoscimenti più prestigiosi, il percorso di Don Franchino è costellato di traguardi che parlano di passione e professionalità. Giudice di gara nei campionati mondiali della pizza a New York, Parigi, Mosca e Las Vegas, e istruttore dell’Accademia Pizzaioli Italiana, ha saputo conquistare stima e ammirazione ben oltre i confini nazionali.

Ricevuto in udienza sia da Papa Giovanni Paolo II che da Papa Francesco, ha dedicato a entrambi due creazioni che incarnano il suo straordinario talento culinario, ponendo la pizza come strumento di dialogo universale. Le sue opere gastronomiche hanno trovato il plauso di figure di rilievo come il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il giornalista Mediaset Paolo Di Mizio, lo chef RAI Alessandro Circiello e lo chef stellato Heinz Beck, con cui ha collaborato per un innovativo progetto bakery a Dubai.

Ospite delle principali reti televisive, compreso il celebre programma La Prova del Cuoco di Antonella Clerici, Don Franchino ha portato il gusto autentico dell’Abruzzo sotto i riflettori, raccontando attraverso ogni ricetta una storia fatta di ricerca, rispetto per la materia prima e cura dei dettagli. La sua pizzeria, aperta tutto l’anno – anche in estate – accoglie viaggiatori e buongustai da ogni parte del mondo, trasformando ogni assaggio in un ricordo indelebile. Incontrarlo significa entrare in contatto con un uomo che impasta con le mani, ma lavora soprattutto con il cuore. Di questo e molto altro ci parla, in esclusiva, Maurizio Cardelli, uno degli eredi di questa grande dinastia.

Don Franchino: maestro pizzaiolo tra successi e tradizioni

Intervista Esclusiva a Maurizio Cardelli, uno degli eredi di Don Franchino

Dalla piccola Castelnuovo Vomano ai campionati mondiali di pizza a New York e Las Vegas: qual è stato il momento in cui ha capito che la sua arte culinaria stava conquistando il mondo?
Ho avuto, insieme a mio padre, la fortuna di girare il mondo con il nostro lavoro e con la nostra pizza. Abbiamo visitato Paesi dagli Stati Uniti alla Russia, passando per gli Emirati Arabi Uniti. Sono state esperienze importantissime, non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto umano, poiché ti aprono il cuore e la mente, e – come dico sempre io – ti offrono l’opportunità di apprendere cose nuove e quindi di crescere. Viaggiando, abbiamo sempre cercato di riportare nella nostra “piccola pizzeria di campagna”, come amo definirla, il meglio di ciò che abbiamo appreso in questi 30 anni. Non ci sentiamo affatto “conquistatori del mondo”, anzi: abbiamo ancora tanto da imparare e da migliorare. Stiamo però coltivando, già da circa due anni, un nuovo progetto per portare la nostra pizza, attraverso la GDO, nelle case di tutti gli italiani – almeno per il momento. A questo proposito, desidero ringraziare il mio collaboratore e braccio destro in questa incredibile avventura – considerata da molti folle e irrealizzabile – il signor Cesare Scatena, che grazie alla sua lunga esperienza nel settore ci sta accompagnando e sostenendo enormemente nello sviluppo di questo sogno.

Incontrare due Papi e dedicare loro una pizza non è cosa da tutti: come nasce l’ispirazione per una creazione così speciale?
Mio padre credo sia stato l’unico pizzaiolo al mondo ad aver creato una pizza per tre Pontefici. Per Papa Giovanni Paolo II, nel maggio del 2003, realizzò una rappresentazione biblica in cui si parla di pizza – o meglio, di focacce – e pensò alla ormai famosa “Stella Alpina”, con vellutata di ortica, pomodorino Pachino sbucciato e caramellato, e Ventricina teramana. La chiamò “Stella Alpina” perché il Papa era molto legato alle montagne appenniniche d’Abruzzo. Nel 2013, per Papa Francesco, creò una pizza con crema di castagne, pecorino di Farindola e marmellata di cipolle rosse di Tropea: una ricetta semplice, come la figura “semplice” e limpida che il Pontefice trasmetteva fin dal primo momento. Qualche mese fa, con l’elezione di Papa Leone XIV, ho ideato una ricetta con ingredienti legati alla sua persona e alla sua terra d’origine, gli Stati Uniti d’America. Grazie anche allo straordinario lavoro dei nostri collaboratori, siamo riusciti a creare una pizza originale e un po’ bizzarra, e speriamo di poterla presentare direttamente a Lui il prossimo inverno. Queste ispirazioni legate ai Papi nascono dalla forte vocazione che mio padre ha sempre avuto verso la Chiesa cattolica.

Quali sono gli ingredienti per la pizza perfetta?
La pizza perfetta, dico sempre io, non esiste. Esistono le pizze perfette, perché ognuno di noi riconosce come “perfetta” la propria preferita.

La sua pizzeria è aperta tutto l’anno e accoglie visitatori da ogni parte del mondo: qual è il segreto per trasformare un semplice pasto in un ricordo indelebile?
Siamo aperti tutto l’anno nella sede storica di Castelnuovo Vomano, in Abruzzo, e da cinque anni anche a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, dove mio fratello Marco gestisce la seconda sede, anch’essa aperta tutto l’anno. Accogliamo visitatori da tutto il mondo e cerchiamo non solo di servirgli una pizza, ma di regalare un’esperienza e un ricordo indelebile. Credo che sia proprio questo l’ingrediente per la pizza perfetta. E, a proposito di ricordi indelebili, voglio svelarvi un nuovo progetto su cui stiamo lavorando da un po’: dopo la bellissima esperienza della scorsa stagione, in cui siamo stati sponsor del Monza Calcio e abbiamo collaborato nell’area hospitality – e qui ringrazio di cuore il direttore commerciale Fabio Aureli, per me come un fratello maggiore, che ha subito creduto nel nostro progetto e ci ha dato la possibilità di farci conoscere nella prestigiosa vetrina della Serie A – abbiamo deciso di ideare un nuovo modo di vivere lo stadio. Il progetto prevede di permettere ai tifosi di pranzare o cenare comodamente durante la partita, direttamente all’interno dell’impianto. Ringrazio il presidente del Pescara Calcio, Daniele Sebastiani – amico e grande dirigente sportivo – che ha sposato l’idea, consentendoci di testarla proprio a Pescara, il primo stadio in Italia a offrire questa opportunità. Speriamo che presto possa essere disponibile in tutti gli impianti sportivi del Paese. Il mio augurio più sincero è che la nostra piccola realtà possa crescere negli anni e continuare a deliziare non solo il palato, ma soprattutto il cuore dei nostri clienti. E voglio ringraziare soprattutto una persona: la mia compagna, Simona Giostra, l’unica che è sempre presente, nei momenti belli e soprattutto in quelli più duri. È grazie a lei se tante iniziative, progetti, idee e ricette vedono la luce. È una donna meravigliosa e ringrazio il cielo ogni giorno per avermela fatta incontrare. Si dice che dietro ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna. Io non mi sento affatto un grande uomo – anche perché non sono molto alto – ma lei è davvero una grande donna.

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Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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