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Far ridere? Perché è importante?

Anche Cicerone se lo chiedeva. La raffinata analisi che 2000 anni fa divideva il ridicolo in due generi principali

Far ridere? Perché è importante?Far ridere? Nel “De oratore” Cicerone propone di chiedersi: «primo, che cos’è il riso; secondo, qual è la sua origine; terzo, se convenga all’oratore voler indurre al riso; quarto entro quali limiti; quinto, quali siano i tipi di ridicolo».

Dapprima si individuano nei difetti morali e fisici il luogo e il territorio propri del ridicolo («locus […] et regio quasi ridiculi»), con una precisazione riguardo all’«estensione (quatenus)» del ridicolo stesso: l’oratore deve essere capace di «moderazione (moderatio)», poiché non possono essere oggetto di riso né l’infelicità né la malvagità estreme. Inoltre, l’oratore deve guardarsi dall’atteggiarsi a mimo o buffone. A proposito del terzo punto, Cicerone è chiaro: «all’oratore conviene suscitare il riso, vuoi perché l’ilarità (hilaritas) suscita simpatia verso colui che l’ha scatenata, vuoi perché tutti ammirano l’acume, spesso condensato in una sola parola, soprattutto se è una risposta ma anche se si tratta di un attacco».

Far ridere. Che cosa è ridicolo?

La raffinata analisi ciceroniana prosegue distinguendo il ridicolo in due generi principali, relativi ai detti e ai fatti: da un lato ci sono i doppi sensi (le cose «ex ambiguo dicta»), le enunciazioni paradossali che contraddicono le aspettative, i giochi di parole e di nomi, le allegorie e le metafore, le citazioni argute di versi o proverbi, il prendere alla lettera espressioni metaforiche e l’inversione del significato usuale delle parole; dall’altro lato ci sono gli aneddoti, il confronto tra persone o fatti, le caricature.

A volte il ridicolo è nascosto in frasi maliziose ma apparentemente innocenti; altre volte scaturisce dalla sottolineatura di incongruenze (discrepantia). L’ironia (dissimulatio) si ha «quando si dicono cose diverse da quelle che si pensano»: caratteristico dell’ironia, in cui eccelle Socrate, è che il carattere scherzoso e sagace si combini con il tono di «serietà (gravitas)».

Non tutto il ridicolo è faceto o spiritoso

Più in generale, l’analisi proposta da Cicerone evidenzia che può esserci un nesso tra «ridicolo e serio (severa et gravia)» e che non tutto il ridicolo è faceto o spiritoso: «[…] bisogna osservare anche che non tutto ciò che muove al riso (riducula) è spiritoso (faceta). Che cosa può far ridere più di un buffone? Si ride del volto, degli atteggiamenti, delle imitazioni, della voce, degli stessi movimenti. Possiamo dire che il buffone è spassoso, ma non alla maniera in cui vorrei lo fosse un oratore».  

Paolo Brambilla

Scritto da Paolo Brambilla

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. E' direttore responsabile di Investopro.com e dirige l’Agenzia di stampa Trendiest Media www.trendiest-news.com. E' editor in chief di www.assodigitale.it

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