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Pubblicato il primo manuale di economia ai Fondi Europei nel panorama italiano. L’autore è il Prof. Santi Tomaselli, prefazione a cura del Prof. Gerardo Iovane

Dal PNRR al futuro del Mezzogiorno, dalla crescita che non arriva alla sfida dell’intelligenza artificiale. Santi Tomaselli e Gerardo Iovane spiegano perché il vero problema dei Fondi Europei non è quanto riusciamo a spendere, ma quanto quella spesa riesca davvero a cambiare la vita dei cittadini.

Fondi Europei

Per decenni abbiamo raccontato i Fondi Europei attraverso cifre, percentuali di spesa, programmi e scadenze. Miliardi stanziati, impegnati, certificati. Ma dietro la contabilità resta una domanda molto più semplice, e forse più scomoda: quanto di quella enorme quantità di risorse ha davvero cambiato la vita delle persone?

È da questo interrogativo che prende le mosse il Manuale sui Fondi Europei dei professori Santi Tomaselli e Gerardo Iovane, che prova a sottrarre le politiche di coesione al linguaggio esclusivo degli addetti ai lavori per riportarle là dove dovrebbero stare: al centro del dibattito sul futuro economico e sociale dell’Italia.

Perché parlare di fondi europei in Italia significa parlare di crescita, lavoro, servizi, innovazione, spopolamento e disuguaglianze. Significa interrogarsi su un Paese che da oltre vent’anni fatica a crescere e su un Mezzogiorno che, nonostante decenni di programmazione e ingenti risorse, continua a perdere giovani, competenze e opportunità.

Tomaselli e Iovane rovesciano così la prospettiva: non chiedersi soltanto quanto siamo riusciti a spendere, ma che cosa quella spesa abbia realmente prodotto. E mentre il PNRR, l’intelligenza artificiale e la trasformazione tecnologica aprono una nuova stagione economica, la questione diventa ancora più urgente: l’Europa saprà trasformare investimenti e innovazione in benessere diffuso? In fondo, la provocazione contenuta nel libro è tanto elementare quanto difficile da eludere: se arrivano miliardi di euro nei nostri territori, perché troppo spesso i cittadini non riescono a riconoscerne gli effetti nella propria vita quotidiana?

Santi Tomaselli: «I Fondi Europei riguardano la vita di tutti noi»

Professor Tomaselli, perché un cittadino dovrebbe leggere un Manuale sui Fondi Europei?
Perché i Fondi Europei riguardano molto più da vicino la nostra vita di quanto immaginiamo. Il problema è che ne parliamo quasi sempre attraverso numeri e procedure. Io parto invece da domande semplici: perché miliardi di euro non hanno prodotto una crescita proporzionata? E perché, dopo decenni di programmazione europea, il Mezzogiorno resta tra le aree più povere d’Europa? Il Manuale nasce per riportare questa materia al centro del dibattito pubblico.

Pubblicato il primo manuale di economia ai Fondi Europei nel panorama italiano. L'autore è il Prof. Santi Tomaselli, prefazione a cura del Prof. Gerardo Iovane

Italia e crescita: un Paese fermo da oltre vent’anni?

Lei parla di un’Italia ferma da oltre vent’anni. È davvero così?
Sì. La nostra economia vive da oltre vent’anni una sostanziale stagnazione. Non basta registrare una crescita dello 0,4 o dello 0,6 per cento per poter parlare di sviluppo strutturale.
Anche per questo, già nel 2020, avevo segnalato il rischio che il PNRR potesse trasformarsi in un’occasione mancata. Ora dobbiamo chiederci quanto di quelle risorse si sia realmente trasformato in crescita.

Fondi Europei e sviluppo addizionale: che cosa significa?

Che cosa significa, concretamente, “sviluppo addizionale”?
Significa che i Fondi Europei dovrebbero produrre qualcosa in più rispetto alla normale spesa pubblica: nuova occupazione, maggiore ricchezza, crescita dei territori.Nel Manuale abbiamo cercato di misurarlo attraverso tre indicatori fondamentali: PIL, occupazione e disoccupazione.  Perché il vero punto non è quanto si spende, ma che cosa quella spesa produce.

Quindi spendere bene non significa semplicemente spendere?
Esattamente. Per troppo tempo abbiamo celebrato le percentuali di spesa come se fossero un indicatore di successo. Ma spendere non basta. Bisogna sapere per cosa si è speso e quale risultato si è ottenuto. Se l’obiettivo diventa soltanto certificare la spesa, si perde di vista la ragione per cui quei fondi esistono: creare sviluppo.

Il Mezzogiorno è la dimostrazione più evidente di questo problema?
È certamente la fotografia più impietosa. Dopo decenni di programmazione europea, diverse Regioni del Sud restano tra le più povere d’Europa. E c’è un fenomeno ancora più grave: lo spopolamento dei giovani. Quando un ragazzo lascia il proprio territorio non perdiamo soltanto un residente, ma competenze, energia e futuro. La nuova questione meridionale è anche questa.

Gerardo Iovane: Fondi Europei, intelligenza artificiale e Finance Computing

Professor Iovane, nel libro lei mette in relazione Fondi Europei, tecnologia e Finance Computing. Perché?
Perché oggi economia e tecnologia non possono più essere considerate mondi separati. L’intelligenza artificiale, per esempio, richiede dati, energia, infrastrutture e capacità di calcolo. Ma senza una struttura economica capace di sostenerla, il rischio è quello di aumentare le disuguaglianze. La vera sfida europea è trasformare l’innovazione in crescita reale e diffusa.

Come rendere davvero efficaci i Fondi Europei?

Professor Tomaselli, da dove bisognerebbe ripartire?
Dalla consapevolezza che i Fondi Europei non sono una macchina burocratica, ma uno strumento di politica economica. Servono procedure più semplici, tempi più rapidi e soprattutto una valutazione che misuri i risultati, non soltanto la spesa. Alla fine la domanda è semplice: se arrivano miliardi di euro, perché il cittadino non dovrebbe sentirne gli effetti nel lavoro, nei servizi, nelle bollette e nella possibilità di restare nel proprio territorio? È da questa domanda che dobbiamo ripartire.

Redazione

Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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