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Fratelli d’Italia primo partito e Giorgia Meloni probabile Premier

La destra ha vinto le ultime elezioni politiche e Fratelli d’Italia è risultato essere il primo partito del Paese. Il tutto, a fronte di un astensionismo senza precedenti nella Storia repubblicana

Fratelli d'Italia

Alla fine, è stata la destra ad avere la meglio. E non una destra qualunque, bensì quella più estrema. Le ultime elezioni politiche, infatti, hanno visto Fratelli d’Italia confermarsi al primo posto tra i partiti e Giorgia Meloni ergersi a probabile candidata alla Presidenza del Consiglio. Stando alle statistiche, il gruppo ha ottenuto ben oltre il 26% dei consensi (in linea, dunque, con quanto emerso dai sondaggi dei mesi scorsi), consegnando di fatto alla coalizione la maggioranza dei seggi. In particolare il cdx, composto da FdI, Lega, Forza Italia e Noi moderati, ha riportato una percentuale del 44,27% dei voti, mentre il centrosinistra (PD, +Europa, Verdi, Sinistra Italiana e Impegno civico), con il Partito Democratico al di sotto del 20%, è rimasto fermo al 26,40%. E il tutto, a fronte di un astensionismo senza precedenti nella Storia repubblicana. 

Fratelli d’Italia vince le elezioni: l’estrema destra e la “sconfitta” della democrazia

Insomma, un risultato “storico”, sempre che tale si possa ritenere, quello conseguito dalla destra italiana. E non solo perché darebbe alla nazione la possibilità di avere, per la prima volta, un Premier donna, ma anche (e soprattutto) perché riporta il Paese indietro di quasi un secolo. In effetti, come ha ricordato la CNN, erano cento anni che non si vedeva qualcuno così a destra al potere, dai tempi di Benito Mussolini. A dirlo, però, non siamo noi o le testate internazionali che ne hanno parlato in questi termini, ma i fatti. 

Sin dalla sua fondazione, il partito ha sempre fatto mostra del nazionalismo, del tradizionalismo, del nativismo, del post-fascismo e del sovranismo attorno ai quali si forma la propria ideologia. Basti pensare all’aspetto più banale, ossia alla fiammella tricolore riportata nello stemma, diretta erede del simbolo che per anni ha caratterizzato il Movimento Sociale Italiano, d’ispirazione neo-fascista, fondato da ex-membri del PNF e in cui la stessa Meloni ha militato per diverso tempo. Oppure allo slogan “Dio, patria e famiglia“, che pone enfasi sulla sacralità della vita, sulla cosiddetta “famiglia tradizionale” e sui valori del patriottismo. O ancora, all’opposizione dura nei confronti della Legge Mancino, che contrasta nazifascismo e razzismo. E infine, alle tendenze reazionarie, specialmente in campo sociale, che si evincono dai programmi di Governo presentati nel corso degli anni. 

FdI, ad esempio, si è dimostrato contrario in svariate occasioni al DDLZan, alle unioni civili, ai matrimoni per coppie dello stesso sesso, alle adozioni per gli omosessuali, alla maternità surrogata e a qualsivoglia tipo di proposta per combattere l’omofobia sventolando lo spauracchio del fantomatico “complotto gender”. Nel marzo del 2021, inoltre, ha votato contro la risoluzione che dichiarava l’Unione europea una “zona di libertà per le persone LGBTI+”, mentre a settembre 2021 contro la risoluzione che chiedeva agli Stati membri di rimuovere gli ostacoli che le persone LGBT affrontano nell’esercitare i loro diritti fondamentali. In altre parole, si è schierato contro tutto ciò che ha continuamente ribadito di voler difendere: la democrazia stessa e la libertà individuale. 

Per non parlare delle proposte di legge sull’introduzione della leva militare obbligatoria, di quelle per contrastare l’immigrazione e la multiculturalità della società odierna, ritenute una minaccia ai valori identitari dell’Italia, o di quelle relative alla politica economica (Flat-Tax, in primis) ed estera (euroscetticismo). 

Che dire, lo scenario non è dei migliori. Certo, checché ne dicano i più timorosi, non ci sono i presupposti affinché si verifichi un effettivo ritorno al passato, ma è molto probabile che alcune delle suddette proposte possano diventare realtà. Del resto, ci sono tutti i numeri per cui l’Esecutivo che a breve si insedierà possa governare per la durata di un’intera legislatura. Un’incredibile quanto insperata vittoria, se si pensa che solamente nel 2018 la percentuale era a malapena dell’8% e che i Governi più recenti hanno avuto una vita media di due anni. Sebbene, al di là di qualsiasi pensiero o appartenenza politica, il solo e unico vero vincitore di questa tornata elettorale appena conclusasi sia stato l’astensionismo. 

La vittoria dell’astensionismo

Durante la campagna elettorale, i candidati delle varie fazioni hanno cercato in ogni modo di portare più gente possibile al voto. Eppure, indipendentemente dagli esiti, ciascuno di loro ha fallito in maniera misera. L’affluenza finale si è arrestata sotto il 64% degli aventi diritto. Il dato più basso dell’intera Storia della Repubblica Italia, dal momento che mostra addirittura un calo di circa 9 punti rispetto alle elezioni del 2018. Inutile dirlo, ma ciò costituisce una sconfitta della democrazia perché “democrazia è partecipazione”. E partecipazione equivale a libertà! 

Grazie Italia” ha esultato la Meloni, nonostante solamente meno della metà della popolazione l’abbia votata. In più, ha rinnovato il suo impegno a non deludere gli elettori e a risollevare un Paese dilaniato dalle divisioni, le medesime che, forse, sono proprio lei e quelli come lei a creare! 

Diego Lanuto

Scritto da Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti e testate giornalistiche on line tra cui Metropolitan Magazine, ATuttoNotizie, M Social Magazine e Spyit.it. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa. Attualmente è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e addetto stampa del progetto "L'Amore Dietro Ogni Cosa - Andrea Crimi canta Simone Di Matteo".

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