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Freeda Mood: l’arte rende liberi | INTERVISTA

Il collettivo artistico si racconta e racconta della convinzione che l’essere se stessi sia la prima vera forma d’arte

Freeda Mood

Freeda Mood è un collettivo artistico nato dal cuore di Alice Addestri e Irene Bettini che si fonda sulla convinzione che l’essere se stessi, sia la prima vera forma d’arte. In modalità Freeda Mood, ogni forma d’arte trova casa, mescolandosi, in un’elevazione alla massima potenza, liberando energia e positività. Freeda è liberamente ispirato a Frida Kahlo, ma con una sottolineatura, che rimanda a “Freedom”, libertà. Questa è la vera magia dell’arte che non conosce barriere o confini, ma ci permette di sentirci “parte” senza costrizioni o preconcetti. Oggi queste splendide donne, si raccontano per noi con l’entusiasmo e la bellezza che rende il Freeda Mood unico ed inconfondibile: in un mondo che propone sempre le stesse cose, è creatività allo stato puro.

Freeda Mood – L’intervista

Alice come nasce il Freeda Mood?

Nasce da un’idea mia e di Irene che ha un locale che si chiama proprio Freeda; un posto speciale che non è solamente un ristorante, ma un luogo dove ammirare la bellezza in ogni sua forma: musica, quadri, buon cibo e scambio di emozioni. Io mi occupo di marketing, di eventi legati soprattutto all’ intrattenimento, in hotel di lusso o ristoranti stellati. Con Irene siamo una coppia, per cui unite dalla stessa passione, abbiamo trovato la quadra in mix di emozioni all’interno dello stesso contenitore, dove si interscambiano le nostre competenze.

Quanto è importante che sia un collettivo?

Moltissimo, perché crediamo fortemente che l’arte non abbia confini e separazioni, ma che si alimenti nello scambio, nella interazione. Per questo il collettivo ha una sua forza, una sua magia. È un mare aperto dove si incontrano correnti, dove ci si può tuffare. I nostri punti di riferimento sono Martina e Cristiana che formano il duo, Manatì. Martina ha fatto XFactor tre anni fa, arrivando in finale con i Booda e come lei anche Cristiana, fa questo nella vita, musica. Il Freeda è un collettivo al femminile che ha una base fissa, ma a seconda del Mood della serata, si aggiungono danzatrici, mangiafuoco, perché il concetto è di unire artisti diversi per sorprendere il pubblico con qualunque forma di espressione e arte. Un’altra costante è Kristine, che è una vocalist, performer, conosciuta ovunque nel mondo LGBT. Poi c’è Veronika Kasalova in arte Neferet, nata in Repubblica Ceca con origini russe che comunica quello che ha dentro attraverso la pittura, esibendosi in performance di live painting dove grazie a contaminazioni continue, suscita emozioni.

Un collettivo di sole donne?

Siamo donne, quasi tutte. Anche nell’arte la differenza si fa sentire ed ancora oggi, nonostante se ne parli tanto, non c’è una vera parità. Il nostro è un modo per fare squadra e far sentire la voce delle donne, in questa società ancora così maschilista. Detto questo, non abbiamo nessun problema ad includere nel nostro “mood” uomini talentuosi quando lo meritano!

Ci sono luoghi che prediligete per le vostre performance?

Ogni luogo può essere quello ideale, dalle gallerie d’arte, alle piazze, grazie anche alla possibilità e alla voglia di creare eventi diversi e sorprendenti.

Il Freeda Mood è nato da quasi un anno: lo festeggerete?

È nato lo scorso dicembre, quindi sta per compiere il suo primo, intenso, anno di vita. Vorremmo poterlo festeggiare, con tutti quelli che ci hanno creduto, che ci vengono a vedere, che tornano. Mi piace pensare che potremmo stupire tutti, con un effetto “uauh”, con una serata come tante che diventi, però, indimenticabile.

Qual è il risultato migliore di una serata di successo?

Per chi ci ospita, solo il discorso economico, per noi, è ritrovare persone che sono tornate per la curiosità di vivere un’altra serata unica. Abbiamo artisti come Martina e Cristiana che sono davvero grandi, ma nonostante la loro professionalità, fanno fatica come artisti a guadagnare quello che meritano. Martina Bertini, bassista e producer, collabora con moltissime realtà live e in studio da 17 anni spaziando tra molti generi dal pop alla musica africana, dal rock all’elettronica. Cristiana Della Vecchia, tastierista e producer, ha iniziato dal pianoforte e attraverso il sound design è arrivata a mettere la sua firma eclettica su molte produzioni, italiane e internazionali.

Veronika ti senti parte del Freeda Mood?

Mi dedico all’arte, alla pittura ai colori. In questo contesto posso esprimere moltissimo e senza limiti. Qui ho avuto la possibilità di esprimermi liberamente, con tele enormi, anche per terra per esempio al Gianicolo, dove c’era anche un ballerino. È stata una serata indimenticabile anche se il giorno dopo abbiamo pulito tutti i sanpietrini! Dipingo per passione anche sui vestiti, usati, vintage per ridargli vita e lustro. In questo collettivo posso fare arte, la mia, lasciando che incontri, si esalti con quella di altri, creando una vera magia!

Martina, qual è il segreto del successo del Freeda Mood?

Alice ed Irene curano in modo super efficiente la parte organizzativa e senza di loro non saremmo niente, a loro va davvero tutto il merito. La nostra è una bella sinergia dove ogni arte trova il suo spazio, lo street art, la digital art, le fotografie, i quadri, la musica. La speranza è che la gente abbia voglia di tuffarsi in quest’atmosfera, pregna di arte e il segreto la forza sta nel fatto che tra di noi non c’è nessuna competizione, ma la certezza che insieme è davvero più bello!

Quali progetti avete in cantiere?

Vorremmo integrare le nostre performance, i nostri spettacoli con visual mapping che si aggiungerà a tutto il resto. Stiamo cercando location nuove ed intriganti, uno sforzo importante, perché non è facile rompere gli schemi, ma per noi è fondamentale. Se si riesce a portare il quadro nel club e nel museo il dj set, è una sfida vinta. Per esempio, una delle prime serate l’abbiamo fatta in un locale vicino a Ponte Milvio, in un locale un po’ fighetto, portando uno show di burlesque con una Drag Queen che si è vestita e truccata in diretta durante la cena. Questo per “smontare” un po’ gli schemi dentro i quali spesso si cerca di incasellare la libera espressione. Oggi, grazie all’incontro con Identity, che ha compreso il nostro “Mood” speriamo davvero di realizzare tutto quello che ci frulla in testa frutto del confronto continuo e dinamico tra noi e le nostre idee, all’ispirazione di ognuna e ciascuna.

Alice se potessi esprimere tre desideri per il Freeda?

Se devo sognare, vorrei che fosse il lavoro per tutte noi. Ci stiamo mettendo l’anima. Fare più date con qualità e non quantità. Vorrei che potessimo essere apprezzate da realtà più grandi, per lavorare solo per il Freeda Mood.

Photo Credits ©: Freeda Mood per Identity
Redazione

Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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