in

Giuseppe Fisicaro, dal format “Sanremix” alla vittoria del secondo “Digital Company of the Year Award”: “Non ci limitiamo a fornire un servizio, ma costruiamo strategie su misura” | INTERVISTA

Tra i migliori imprenditori nel suo settore, il fondatore di “Digital Noises” racconta e si racconta in esclusiva per noi!

Visione internazionale, radici italiane e spirito imprenditoriale, sono queste le tre principali caratteristiche che hanno reso Giuseppe Fisicaro una figura di riferimento nell’attuale panorama musicale digitale. Fondatore di Digital Noises, agenzia di publishing e consulenza artistica con sedi a Siracusa, Milano e Parigi, ha trasformato un’intuizione nata nel 2016 – sotto il nome di TheWebEngine – in una realtà strutturata con clienti prestigiosi e riconoscimenti a livello globale. Dalla crescita delle rendite virtuali per etichette storiche fino ai traguardi su YouTube con milioni di iscritti, il suo approccio è sempre stato chiaro: affiancare gli artisti, correre rischi insieme e puntare all’eccellenza.

Oggi, il suo nome è legato anche a “Sanremix”, format musicale innovativo ospitato a Casa Bontempi durante il Festival della Canzone Italiana, dove l’artista non gareggia, ma è l’oggetto della gara. Un quiz melodico decisamente sui generis, che utilizza l’Intelligenza Artificiale per sorprendere gli ospiti con versioni inedite delle loro stesse canzoni. Insomma, un format frutto di un’idea decisamente inedita che ci da prova di quanto la musica, se unita ad innovazione e strategia, possa ancora sorprendere il pubblico e sperimentare nuovi linguaggi, o per meglio dire forme, di intrattenimento.

Per questo, abbiamo deciso di raggiungerlo telefonicamente e di intervistarlo per voi. Buona lettura!

Giuseppe Fisicaro – L’intervista

Buon pomeriggio Giuseppe e benvenuto tra le pagine di VanityClass. In molti ti conoscono come il fondatore della ‘Digital Noises‘, tuttavia, prima di raccontarci qualcosa della tua sfera professionale, perché non ci racconti un po’ di te? Chi è Giuseppe e come ha imboccato la strada che sta percorrendo oggi?

Innanzitutto, ti ringrazio per la domanda. Devo ammettere che frequento questo ambiente da tanti anni e che la mia passione per la musica è nata quando ero ancora un ragazzino. La devo a mio padre, grande conoscitore e cultore di musica italiana e internazionale, il quale mi ha permesso di venire a contatto con la sua storia e di ‘formarmi’ in tal senso. Da adolescente degli anni ’90, ascoltavo gli 883, gli Articolo 31, i Cranberries, Alanis Morissette, Brian Adams, ma anche i Beatles, i Bee Gees, Roy Orbison, Little Richard e moltissimi altri artisti delle decadi precedenti.

Questo mi ha permesso di comprendere appieno l’evoluzione a cui la musica è andata incontro nel corso del tempo e di formarmi sull’argomento, sebbene poi i miei studi siano stati di tutt’altro tipo. Oggi, infatti, sono un ingegnere informatico e confesso che, guardandomi indietro, ha giocato mio favore dal momento che, essendosi il mercato della musica spostato sul digitale grazie anche a piattaforme come YouTube, Spotify o ITunes, ho avuto la possibilità di accedere a numerose opportunità. Insomma, il connubio perfetto tra la mia passione e la sfera professionale!

Adesso sei a capo della ‘Digital Noises’, agenzia di publishing e consulenza artistica che nasce da un rinnovamento di ‘The Web Engine’. Cosa ha portato ad un tale cambiamento e quali sono state le sfide che hai incontrato?

In realtà, più che di un cambiamento, dovremmo parlare di evoluzione. ‘The Web Engine’ è tutt’ora attiva ed opera come società di consulenza, principalmente in Italia, continuando a portare avanti quella che è la nostra parte più tecnica del nostro lavoro. Ad esempio, attualmente ho un team di supporto tecnico, video editor e grafici che si occupano dei caricamenti sulle piattaforme virtuali e della digitalizzazione dei contenuti, in particolare di quei cataloghi musicali che fino ad oggi esistevano soltanto in formato fisico. 

‘Digital Noises’, invece, ci ha permesso di arricchire la nostra offerta professionale con il publishing, gestendo le edizioni musicali e permettendoci di migliorare un lavoro che avevamo già avviato. Nasce in Francia, il primo Paese in cui abbiamo avuto l’occasione di operare su un certo tipo di asset, tant’è che la sede centrale è a Parigi. Soltanto più tardi l’abbiamo portata in Italia. Un po’ inusuale, non trovate? Noi italiani potremmo definirci ‘esterofili’: se una cosa funziona all’estero, ci piace ed è solo alla fine che ce ne appassioniamo! (ride)

Nel tuo caso, diciamolo, funziona talmente bene che vi state addirittura espandendo. Per non parlare del ragguardevole successo che state riscuotendo nel settore, tanto da vincere lo scorso anno, a Dubai, un prestigioso premio…

Vero, ti ringrazio per averlo riconosciuto e sottolineato. L’anno scorso, infatti, ci siamo aggiudicati il ‘Digital Company of the Year Award’, ritirato per l’appunto a Dubai, e abbiamo cominciato ad espanderci sul mercato asiatico, lavorando parecchio con Paesi come Cina, India e Vietnam, e allargando notevolmente il nostro bacino di utenza. Stiamo raggiungendo risultanti strabilianti, ma d’altronde, si sa, parliamo di aree in cui l’audience ha una portata decisamente più larga rispetto all’Italia, e, di conseguenza, i frutti del nostro raccolto non possono che essere di gran lunga maggiori.

Giuseppe Fisicaro, dal format "Sanremix" alla vittoria del secondo "Digital Company of the Year Award": "Non ci limitiamo a fornire un servizio, ma costruiamo strategie su misura" | INTERVISTA
Giuseppe Fisicaro – Fonte: foto per gentile concessione dell’Ufficio Stampa

E a giudicare dalla nuova edizione degli “Innovation & Excellence Award 2025”, nel corso della quale vi siete aggiudicati, per il secondo anno consecutivo, il già citato “Digital Publishing Company of the Year”, quei semi sono stati decisamente ben piantati! Qual è il segreto di tale continuità in un mercato così competitivo?

Il segreto, se così vogliamo chiamarlo, è la nostra ossessione per il miglioramento costante. Vincere un premio è bello, ma riconfermarsi è molto più difficile, perché devi dimostrare che il primo successo non è stato un colpo di fortuna. Il 2024 è stato un anno di grande crescita, ma abbiamo affrontato il 2025 con ancora più fame, forti dell’esperienza acquisita. Il nostro team studia, si aggiorna e soprattutto lavora con passione vera: non ci limitiamo a fornire un servizio, ma costruiamo strategie su misura, sfruttando le tecnologie più innovative per dare ai partner risultati concreti. E questo approccio, alla lunga, fa la differenza.

E per quanto riguarda la vostra strategia di azione?

Sicuramente, come già accennato, la curiosità e la voglia di imparare. Questo ci spinge ad esplorare ambiti sempre nuovi del nostro settore e ad alzare l’asticella delle possibilità da offrire agli artisti che seguiamo. In fondo, la musica è globale e pensare di presumere che possa essere limitata ad una specifica area corrisponde ad una visione piuttosto ristretta, e che, purtroppo, in Italia sono in tanti ad avere.

Certo, chiariamolo, non tutto ciò che faccio funziona sempre, non sono infallibile. Per fortuna, però, non perdiamo mai la voglia di fare sempre di più e meglio. Credo sia questo il motivo per il quale persino artisti importanti si sono rivolti a noi, perché puntiamo su quegli aspetti e quei mercati che altri considerano trascurabili. E questo, lo dico con orgoglio, ci da l’opportunità di instaurare un solido rapporto di fiducia con i nostri clienti.

Non a caso, questo spirito vi ha portato anche alla fondazione di ‘All You Can Biz’…

Esatto, alla fine del 2024 abbiamo deciso di investire su una terza società che, al momento, gestiamo direttamente dall’Italia e in collaborazione con alcuni consulenti stanziati a Dubai, i quali ci consentono di avere un contatto diretto con i nostri clienti asiatici. Da questo punto di vista potrei quasi considerarmi un uomo pericoloso, perché ogni volta che visito un posto e fiuto le sue potenzialità, poi rischio di aprirci un’azienda. (ride)

In merito agli artisti e al loro rapporto con i mercati, sia nazionali che internazionali, come credi che siano cambiati quest’ultimi nel tempo?

Non vorrei dilungarmi in una disamina tecnica, ma secondo me quello su cui bisogna essere sempre vigili è la parte che riguarda i media e le piattaforme di diffusione per quel che riguarda il posizionamento musicale. Ognuna ha le proprie regole e il proprio tipo di audience, ma ci sono particolari a cui bisogna prestare attenzione. Pensiamo a YouTube, che spesso viene considerato come un portale ormai obsoleto, essendo nato nel 2005 e considerando la notevole espansione registrata da altri siti come Tik Tok. Per carità, sotto certi aspetti potrebbe essere addirittura vero, però lo è altrettanto il fatto che il primo ha comunque mantenuto la sua leadership per la fruizione della musica e le pubblicazioni da parte degli artisti.

Dunque, la percezione non corrisponde quasi mai alla realtà dei dati. E forse è proprio per questo che bisogna studiare e prepararsi continuamente se si vuole svolgere il proprio compito al meglio, non fermandosi mai esclusivamente ai numeri in sé. 

All’inizio di quest’anno, invece, ti abbiamo visto alla guida di ‘Sanremix‘, un vero e proprio contenitore musicale al fianco di Sofia Valleri e con la direzione artistica di Michele Molina. Ti va di descriverci questa esperienza?

Per quel che riguarda ‘Sanremix’, siamo rimasti molto soddisfatti dal prodotto. Michele è stato veramente importante perché la sua direzione artistica ci ha permesso di lavorare con una squadra di professionisti di altissimo profilo. Poi, anche il prodotto in sé è stato ben confezionato. Abbiamo avuto una produzione e una regia a dir poco grandiose, grazie alle quali abbiamo potuto mettere insieme uno show degno del migliore studio televisivo. Se dovessi trovare una pecca, benché a mio avviso non ce ne sia nessuna, potrebbe essere forse la logistica. D’altronde, si sa, a Sanremo c’è veramente troppa gente e gli spostamenti risultano essere spesso molto complicato. Alcune volte, ad esempio, abbiamo dovuto cambiare i nostri appuntamenti per far sì che tutto potesse essere realizzato come prestabilito. E qualora dovessimo riproporlo il prossimo anno, terremo sicuramente conto di queste piccole problematiche!

Il format, invece, come nasce?

A dire il vero, è stato un autentico lampo di genio. Ci siamo recati lì sul posto con alcuni artisti ed ospiti, e che dire, l’idea ci è venuta all’improvviso, abbiamo inventato tutto in loco. Tra i nostri ospiti, insieme ad alcuni dei quali abbiamo man mano sviluppato il tutto, ci sono stati Olly, Geolier, Irene Grandi, i Negramaro, Renga e Diodato, grandi nomi con i quali abbiamo messo in pratica ciò che avevamo solamente immaginato. L’idea, nel concreto, è quella di utilizzare l’intelligenza artificiale, facendola operare sulle canzoni in gara al Festival e spingendola a dar vita a versioni inedite di quelle stesse canzoni. Un giochino, ma che, lo abbiamo constatato in prima persona, funzionava e faceva divertire un sacco i nostri ospiti. I loro feedback, infatti, ci hanno spinto a strutturarlo in maniera più seria e a dar vita ad un autentico format.

Da lì, in seguito, è nata la partnership con Radio Latte Miele e con Bontempi che ci ha poi fornito la struttura in cui poter realizzare il nostro piccolo, ma amato, show. 

 

Giuseppe Fisicaro, dal format "Sanremix" alla vittoria del secondo "Digital Company of the Year Award": "Non ci limitiamo a fornire un servizio, ma costruiamo strategie su misura" | INTERVISTA
Sanremix – Fonte: foto per gentile concessione dell’Ufficio Stampa

Parlando di IA, in che modo ritieni che questa possa influire sul tuo lavoro?

Secondo me, al pari di tanti altri strumenti digitali che sono stati implementati nel corso degli ultimi vent’anni, ciò che conta è l’utilizzo che se ne fa. Quel che è certo, è che non potrà mai sostituirsi completamente al lavoro dei professionisti, sebbene ritenga che possa fungere comunque da buon mezzo di supporto. In fondo, l’IA è e rimane pur sempre una macchina, perciò qualsiasi risultato, ottimale  o meno che sia, lo fornisce solo se chi imputa al suo interno lo fa in una determinata maniera. Di conseguenza, non credo che possa essere vista come un qualcosa di negativo a priori, a differenza di ciò che a molti piace pensare.

Rimanendo per un attimo nell’ambito dello sviluppo digitale, la tua Digital Noises, fra le altre cose, ha gestito i canali digitali di grandi artisti e collaborato con etichette storiche. Come si riesce a bilanciare rispetto per la tradizione e innovazione?

È una sfida affascinante. Da un lato, lavorare con cataloghi storici come quelli di Modugno, Fred Buscaglione o Nilla Pizzi richiede grande sensibilità culturale e rispetto per l’identità degli artisti; dall’altro, dobbiamo portarli nel presente attraverso strumenti e linguaggi digitali. La chiave è l’ascolto: capire l’anima del progetto e trovare il giusto equilibrio tra memoria e modernità. Lavorare anche con artisti contemporanei come Grignani o Masini ci aiuta a restare connessi al linguaggio attuale, ma sempre con l’obiettivo di far emergere la voce autentica dell’artista, qualunque sia la sua epoca. Innovare non vuol dire cancellare, ma valorizzare ciò che esiste, in modi nuovi e rilevanti.

Ma ora torniamo a “Sanremix”. Prima hai accennato alla collaborazione con “Radio Latte Miele”, hai già qualche nuova idea per espandere e arricchire ulteriormente il format?

Sì, ma non te la svelerò. Per ora, posso solamente dirti che abbiamo in ballo alcune situazioni molto interessanti perché il format piace, è piaciuto e le idee per continuare a far crescere “Sanremix” non mancano di sicuro!

Ci sono stati dei momenti più divertenti o più sorprendenti di altri in quest’edizione? 

Certo. Tra i tanti, ad esempio, c’è stato l’episodio con Masini, che per ragioni di spazio e caricamento sul web abbiamo dovuto tagliare. Si è trattato di un momento particolarmente interessante poiché ne è nata una vera e propria lezioni di musica ed è stato incredibile. SI è divertito e ci ha fatto divertire anche a noi, insegnandoci al tempo stesso parecchie cose! Poi la puntata che mi ha divertito di più in assoluto è stata quella dello scorso anno scorso con Geolier, perché all’inizio non si era reso conto che fosse l’AI. Noi avevamo modificato la sua canzone in gara con la voce di Gigi D’Alessio, cantante di cui, tra l’altro, è un grandissimo fan, ed è impazzito non appena l’ha ascoltata. Gli è piaciuta talmente tanto da chiederci addirittura quando l’avessimo registrata!

Per rimanere aggiornato sulle ultime news, seguici su: Facebook,Instagram

 

 

 

 

 

 

 

 

Diego Lanuto

Scritto da Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti e testate giornalistiche on line tra cui Metropolitan Magazine, ATuttoNotizie, M Social Magazine e Spyit.it. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa. Attualmente è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e addetto stampa del progetto "L'Amore Dietro Ogni Cosa - Andrea Crimi canta Simone Di Matteo".

Emanuele Salci: Il Matrimonio di Besoz? Utile per il Wedding

Sapori, stelle e vino da Buglioni