Il Verminaio, il libro di Brunella Bolloli e Rita Cavallaro
Il Verminaio, l’inchiesta sui dossier dell’Antimafia è il libro di Brunella Bolloli e Rita Cavallaro con prefazione di Tommaso Cerno-edizioni Baldini e Castoldi
Di grande attualità, prova a entrare dento la verità, a farsi largo tra le trappole e i depistaggi, alla ricerca di quel filo rosso che sembra unire centinaia di storie italiane e di persone finite nei guai in un’unica trama segreta, alla ricerca di spiegazioni, mandanti.
Lo scandalo dei dossieraggi ha affascinato tutti, tra Direzione Nazionale Antimafia, Superprocura ideata dal Giudice Giovanni Falcone, trame di spioni per accedere alle banche dati, dossier passati ai giornalisti, con una domanda che continua a pervadere ogni pagina, chi è il mandante?
“Il Verminaio nasce dopo che a marzo è scoppiato il caso dei dossier e dei presunti spioni che entravano nella banca dati della Dna, direzione nazionale antimafia, per cercare informazioni utili su politici e vip”-dice Brunella Bolloli
“Un caso di violazione della privacy su cui sta indagando la procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone. In realtà, la vicenda è nata molto prima, nel senso che per arrivare a un’inchiesta ci deve essere stata una denuncia, cosa che è effettivamente avvenuta.
Guido Crosetto, infatti, ha deciso di andare in procura, a Roma, il 31 ottobre 2022 dopo alcuni articoli di giornale (Il Domani) che parlavano dei suoi compensi ricevuti da Leonardo. Crosetto ha fatto un esposto e da lì è nato tutto. Poi la competenza da Roma è passata a Perugia”.
Due giornaliste , un direttore, come avete organizzato la creazione del libro?
“L’idea di scrivere questo libro è venuta a me e a Rita Cavallaro insieme.
Siamo colleghe, ma soprattutto amiche, spesso ci sentiamo per commentare i fatti e in passato io ho presentato i suoi libri (ne ha già scritti parecchi)
Poi da quando lei firma per il Tempo, il quotidiano “cugino” diretto da Tommaso Cerno, ci siamo dette
Scriviamo un libro insieme e questa vicenda del dossieraggio aveva colpito entrambe. Lei poi è proprio una vera cronista di nera e di giudiziaria. E Cerno ci ha fatto volentieri la prefazione”.
La tutela dei dati e’ un argomento di grande attualità, quale è la tua visione?
“L’organizzazione del libro è stata abbastanza semplice anche se il tempo per scriverlo è stato pochissimo.
Poi Rita sta a Roma, io a Milano, entrambe lavoriamo praticamente ogni giorno e quindi ci siamo divise un po’ i capitoli e abbiamo scritto di notte. Poi un’ultima visione insieme e via alla stampa”.
Per una giornalista che come te si occupa di politica, come si affronta e come ci si tutela quando si scrive di un tema così delicato? Quale sarà il seguito di questa inchiesta?
“La tutela dei dati è un tema delicatissimo e da lì siamo partite.
Da quando è tutto digitalizzato, poi, è ancora più centrale il tema della sicurezza. In più, il caso di Verminaio affronta la questione delle falle nel sistema della Dna, la superprocura voluta da Falcone per combattere mafia e terrorismo.
Com’è possibile che proprio quel tempio sacro della legalità sia stato violato e per giunta da un finanziere? A che scopo? E chi lo ha manovrato, se non ha fatto tutto da solo?
Oggi si parla molto di cybersicurezza e pochi sanno che esiste un’Agenzia ad hoc istituita a Roma dall’allora premier Mario Draghi.
Anche questo governo è molto sensibile al tema e anche noi giornalisti abbiamo una grande responsabilità nel reperimento e nell’utilizzo delle informazioni.
Ci sarà un seguito di sicuro perché l’inchiesta non è finita.
Noi abbiamo raccontato un primo pezzo, quello delle indagini; ci piacerebbe raccontare anche il resto!”.


