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La riforma fiscale è centrale per la vita del nostro Paese

Sentiamo il parere di Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del PD di Milano Metropolitana

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel discorso di insediamento alle Camere e nella elaborazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), si è impegnato a realizzare la riforma fiscale entro il mese di giugno con la presentazione di una apposita Legge Delega.

Si tratta di mettere in atto una profonda revisione dell’IRPEF che mantenga la progressività del prelievo, che tuteli i più deboli, che preveda l’abbassamento del carico fiscale sul ceto medio e il rafforzamento della lotta all’evasione fiscale.

Occorre, ha detto Mario Draghi “un intervento completo e complessivo”. In sostanza bisogna porre fine alla politica dei rattoppi per fare sul serio una vera riforma fiscale, trasparente, equa, efficiente e coerente. 

La riforma fiscale. Intervista ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del PD di Milano Metropolitana

Cara Alessia, come interpreti in senso operativo le parole del Presidente del Consiglio?

La riforma fiscale è centrale per la vita del nostro Paese“Bisogna semplificare l’impianto e razionalizzare la struttura del prelievo fiscale. Questo è un tema importante e impegnativo. Non dimentichiamo che l’IRPEF nasce 50 anni fa. L’idea era quella di realizzare da parte dei proponenti, Visentini e Cosciani, una tassa da calcolare avente come base imponibile la totalità dei redditi di una persona su cui lo Stato avrebbe posto diverse e numerose aliquote creando una curva che aveva come principio la progressività. Allora il 65% dei redditi era dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, oggi per i cambiamenti intervenuti nell’economia italiana i percettori di redditi fissi sono sotto il 50%.”

Ma nel tempo sono intervenute moltissime modifiche all’impianto originario, o mi sbaglio?

“No, non ti sbagli, hai perfettamente ragione. L’IRPEF originariamente era articolata con 32 aliquote differenti, che andavano dal 10% al 72%, oggi sono invece sono 5 e vanno dal 23% al 43%. L’originario impianto si è profondamente alterato nel corso degli anni, si è modificata la base imponibile soprattutto per i redditi da capitale e i redditi da affitti. Si sono introdotte altre tipologie di imposte spesso proporzionali e facilmente aggirabili con meccanismi elusivi come conseguenza di una politica troppo spesso clientelare”.

Anche nuove modalità hanno appesantito un po’ il rapporto fra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate

“Sì, va sottolineato che per i lavoratori esiste nel nostro Paese il sistema del sostituto di imposta che prevede il pagamento delle tasse mese per mese con la ritenuta sulla retribuzione. Questo sistema è aggravato dalle addizionali all’IRPEF comunali e regionali quasi sempre proporzionali e non progressive. Insomma, il fisco italiano si basa soprattutto sulla tassazione proveniente dal lavoro e in maniera quasi esclusiva dal lavoro dipendente e dai pensionati.

Come suggerito dalla Commissione europea, si dovrà in parte tentare di riequilibrare la tassazione tra lavoro e consumi per avvicinarci ai parametri europei da cui oggi siamo molto distanti. Questo farà aumentare il gettito complessiva dell’IVA e quindi bisogna regolare la tassazione con un meccanismo che distingua tra beni di primaria necessità e beni di lusso”.

Quali altri punti andrebbero rivisti?

“C’è poi da rivedere la gradualità della scala delle aliquote in modo da eliminare gli scaloni: ad esempio il salto di ben 11 punti vigente tra il secondo e il terzo scaglione genera un meccanismo troppo oneroso e quindi ingiusto.

L’impianto generale è obsoleto, inefficace, iniquo a volte clientelare. Le eccessive possibilità di deduzioni e detrazioni in continuo aumento vanno riviste perché inserite in un contesto non sempre omogeneo che si è eccessivamente modificato nel corso degli anni. Gli ultimi dati ci parlano di 171 agevolazioni fiscali che nel loro insieme incidono per oltre 40 miliardi di euro sul gettito IRPEF.

Questa operazione di razionalizzazione, di trasparenza e di semplificazione potrà permettere di recuperare gettito da utilizzare per la riduzione delle aliquote IRPEF. In questo ambito c’è da riesaminare anche la tassazione sugli immobili”.

Si parla molto di Flat Tax, tu che cosa ne pensi?

“La Flat Tax, proposta dal Governo giallo-verde, introduce una forte disparità di risparmio di tasse da versare rispetto al lavoro dipendente. Per di più, incentiva il contrario di quanto sarebbe logico, cioè a non assumere l’assunzione del rischio per rimanere sotto la soglia massima di fatturato, contando anche che questo settore è anche esente da IRAP e IVA. Comunque ci sono questioni più importanti da affrontare adesso”.

A che cosa ti riferisci?

“Bisogna affrontare la questione dei redditi da lavoro come base per la tassazione. Come dicevamo, fino agli anni ‘80 del secolo scorso la quota dei redditi da lavoro rispetto al Pil si aggirava intorno al 65% e più. Oggi è scesa in molti Paesi, Italia inclusa, sotto il 50% (e i redditi da lavoro dipendente non superano il 40% del totale). I sistemi fiscali disegnati dopo la fine della seconda guerra mondiale facevano affidamento per il finanziamento della spesa pubblica soprattutto su imposte e contributi sociali sui redditi da lavoro.

Il rapporto tra prelievi sul lavoro e prelievi sugli altri redditi (profitti, interessi, rendite.) risulta di 3 a 1, rispetto a una ripartizione del reddito di 47% a 53%. Questa tendenza tende ad ampliarsi, deve essere corretta perché tutti devono concorrere e la progressività deve essere rispettata”.

Insomma, la riforma fiscale non può più essere rimandata?

“La riforma fiscale è centrale per la vita di un Paese, ma non può essere calata dall’alto. Nessuno può indicare una soluzione senza un vero confronto e la collaborazione di chi deve aiutare a realizzare un fisco moderno, progressivo ed equo. La riforma deve essere strutturale e riguardare la rimodulazione, anche graduale, degli scaglioni. Questo affinché tutti i redditi soggetti all’imposta, nessuno escluso, ne possano usufruire. Inoltre, con una riduzione dell’IRPEF, il beneficio coinvolgerà le famiglie, i dipendenti, i pensionati, le imprese ed i professionisti senza dover scegliere un settore ed escluderne altri”.

Paolo Brambilla

Scritto da Paolo Brambilla

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. E' direttore responsabile di Investopro.com e dirige l’Agenzia di stampa Trendiest Media www.trendiest-news.com. E' editor in chief di www.assodigitale.it

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