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Mario Caraceni, il sarto genio si è spento: moda in lacrime

Ha portato l’abito su misura nel mondo, vestito il premio Nobel Montale, Agnelli, Karl Lagerfeld, Calvin Klein e ispirato la moda maschile, diventando leggenda

Padre, fondatore e figlio, innovatore della Sartoria Caraceni

Mario Caraceni, il sarto genio si è spento: la moda è in lacrime. Il “tailor dei vip” è deceduto il 14 luglio alla veneranda età di 95 anni a causa di un tumore, nell’amata Milano. Il suo lavoro, trasformatosi in una vera tradizione di famiglia, ha contribuito all’eccellenza italiana nel mondo, donando enorme lustro al settore della sartoria su misura.   

«È con grande dispiacere che annunciamo la morte del Professor Mario Caraceni. È stato un vero Maestro, ha scritto la storia della sartoria italiana nel mondo. Abbiamo perso un padre, un nonno, ma soprattutto un vero gentiluomo. I suoi insegnamenti sono l’eredità che conserveremo per sempre». Questo il triste annuncio della famiglia.

La fama fra dinastie: imprenditoria, sport, e tanti vip 

Mario Caraceni è stato un antesignano della moda maschile classica globale; grazie al coraggio, all’educazione e alla sfrontatezza ha saputo esportare il “su misura” riconoscibile, autentico e senza tempo, mantenendo altissimi gli standard di qualità e tradizione, anche a livello internazionale, grazie anche ai suoi studi in Francia. 

Fra la sua clientela, spiccano la famiglia Agnelli, Gianni fra tutti (quasi 200 abiti sono andati in eredità al nipote Lapo Elkann), Marco Tronchetti Provera, Angelo e Massimo Moratti. Nella lista, non ci sono solo imprenditori: fra gli altri, l’attore Sean Penn, l’amico Mike Bongiorno, di cui, ad esempio, si raccontava non avesse mai chiesto sconti.

Mario, l’ispiratore di Calvin, Ralph e Karl

Tight, frack, smoking, e soprattutto il doppiopetto chiamato Il Caraceni sono il simbolo di stile italiano da desiderare e a cui aspirare per trarre insegnamento: Mario ha vestito Calvin Klein, Ralph Lauren, l’architetto della moda Gianfranco Ferrè. Non ultimo, l’eclettico Karl Lagerfeld, che ne ha tessuto le lodi, indossando fieramente abiti e oltre trecento giacche da lui cucite. 

Eugenio Montale, il Nobel e il libro dei ricordi

Il ringraziamento più speciale per Mario arriva nel 1975, quando il poeta Eugenio Montale riceve il Nobel per la letteratura, vestito di tutto punto con un frac realizzato per lui. Il poeta asserisce che parte del merito del suo successo è dell’amico. 

«A Mario Caraceni, che ha collaborato al mio Nobel» è la dedica dell’autore.

Molte altre frasi di ringraziamento per la sartoria sono raccolte in un grande libro ricolmo di autografi di cui egli è sempre stato gioioso e geloso. Il solo rimpianto di Mario è non aver realizzato un completo per i reali d’Inghilterra come, al contrario, fece il padre.

Docente severo, puntiglioso e tanto umano

Caraceni, insignito di meriti a livello internazionale, in Italia è stato Cavaliere della Repubblica, di San Maurizio e Lazzaro; ha fatto parte della Camera Europea dell’Alta Sartoria, ed è divenuto decano dell’Accademia dei Sartori. Dopo anni di lavoro infaticabile (la sera non era mai abbastanza tardi per andare via), Mario, che il genero Carlo Andreacchio ha definito “duro e severo con i nostri trentacinque sarti, pignolo come nessun altro, ma che quando uno di loro aveva bisogno era il primo a correre per sostenerlo con una umanità e una responsabilità d’altri tempi”  decide di ritirarsi dall’azienda nel 1998 e lasciarla come eredità alla figlia Rita Maria, amministratrice, e al marito, tagliatore per vent’anni. Il suo solo desiderio è la promessa che il laboratorio resti nelle mani della famiglia, in quella stessa sede, dove, dal 2004, lavorano anche il nipote Massimiliano Andreacchio Caraceni come sarto e la sorella Valentina.

Una tradizione di famiglia nata nell’Ottocento

Il successo di Mario Caraceni affonda le sue radici nella tradizione e, in particolare, negli insegnamenti paterni. Scavando più a fondo, emerge che la sua è la storia di una sartoria di famiglia che si è scritta nel tempo; più precisamente, inizia quando Augusto Caraceni, nato nel 1893 a Ortona (CH) impara l’arte di ago e filo nella bottega del padre Tommaso. Quest’ultimo era un sarto locale apprezzato in tutto l’Abruzzo. Insieme ai fratelli DomenicoGalliano, Augusto diventa un appassionato artigiano. A seguire, il primo dei tre apre una sartoria a Roma, e invita i fratelli a raggiungerlo. Fatta propria l’esperienza locale, a ridosso degli anni ’30, Augusto decide poi di spostarsi per apprendere migliorie tecniche a Parigi, dov’è stimato e acclamato. Ciononostante, con  lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, rientra in Patria con la moglie e i quattro figli, per stabilirsi a Milano.

La storica sede milanese di Via Fatebenefratelli

Lì, apre la sua sartoria nella storica sede di Via Fatebenefratelli, 16 nel 1946. Il figlio Mario eredita la passione paterna, e alla sua morte (1972) lo omaggia, ribattezzando la bottega “A.Caraceni”

Cura, amore per il lavoro e passione sono giunte intatte fino ad oggi: entrando nell’atelier, si inspira l’aria di una raffinatezza d’altri tempi. Come se l’atmosfera fosse rallentata, a tratti inalterata negli arredi, spartani e fini nel contempo; e mentre l’occhio si perde fra colori e tessuti preziosi, l’udito si sofferma fra i rumori di gessetti e forbici che tagliano con estrema delicatezza e puntigliosità lembi di cachemire, lana, cotoni pregiati e broccati. Il tutto, nel pieno rispetto di misure, modelli e gusto impeccabile e senza età. Ogni capo, siglato e datato al suo interno, può essere rammodernato e riadeguato in sartoria a seconda dei tempi correnti, tanto veloci da far valorizzare il piacere di un abito attua(bi)le, a scapito del cambiamento costante intorno. 

La perdita della moglie e il desiderio di aiutare i giovani con scuole di arti e mestieri

La famiglia cerca di coinvolgere l’ormai anziano Mario, affranto dal dolore per la perdita della moglie Rachele, che affettuosamente chiamava Lina, con la quale cantava “La vie en rose” ogni sera. Quattro anni durante i quali, via via, Mario sembra spegnersi giorno per giorno, non perdendo la pacatezza e l’ironia che lo hanno contraddistinto (“Mia figlia continua a farmi fare esami medici, dicono che sono in forma: ma allora di cosa posso morire?“). Per lui, racconta il genero, esistevano solo dedizione al lavoro, famiglia e fede.

E proprio in virtù di ciò il sarto si è battuto, diventando docente, per invogliare i giovani allo studio della sua arte: complessa sì, ma appagante e dimostrativa dell’inarrivabile artigianalità nostrana. Ha ripetutamente chiesto alle istituzioni dei corsi gratuiti di sartoria e scuole di arti e mestieri, in supporto alle nuove generazioni. A queste, esattamente come a chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo, ripeteva sempre: 

«La cosa più importante nel lavoro, anche di fronte alle inevitabili frustrazioni e sacrifici, non è la fama: è la serietà»

“A prince, artist and tailor”: un (ennesimo) pezzo di italianità che se ne va

Con Mario Caraceni se ne va “Il realizzatore dei migliori completi al mondo” secondo Calvin Klein, “un principe, un artista e un sarto” per Nino Cerruti.

Dopo la recente scomparsa di Raffaella Carrà l’Italia piange un’altra perdita del suo stile inconfondibile.  E, a breve distanza dalla dipartita di Carla Fracci, Milano, che nel 2002 lo premia con una medaglia d’oro dall’Unione Milanese Sarti, perde un’altra figura simbolo di un secolo, di una tradizione capace di sfidare i canoni preesistenti, creando stili nuovi, unici, immediatamente riconoscibili grazie all’operosità, al lavoro maniacale, mai banale e all’attenzione per le minuzie. Quelli che l’hanno reso immenso, agli occhi del mondo, che tanto lo hanno stimato, omaggiato e ora compianto

A cura di Veronica Fino

 

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La redazione di VanityClass.

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