Monica Cecchini, mente creativa della Roma Jewelry Week

Monica Cecchini è un architetto, interior designer e consulente tecnico e normativo, con una spiccata vocazione per la cura di eventi artistici e culturali. È la fondatrice e mente creativa della Roma Jewelry Week (RJW) – che torna nella Capitale dall’8 all’11 ottobre – e della galleria Incinque Open Art Monti, due realtà che hanno ridato slancio alla scena culturale capitolina.
https://www.romajewelryweek.com/
Lanciata nel 2021, Roma Jewerly Week ha l’obiettivo di promuovere il gioiello contemporaneo come autentica forma d’arte.
Si tratta di un evento internazionale dedicato alla valorizzazione della cultura del gioiello, in tutte le forme ed espressioni.
Ospitata in luoghi iconici della Capitale, come i Mercati di Traiano e Santo Spirito in Sassia, ha conquistato in pochi anni una rilevanza internazionale, coinvolgendo centinaia di designer, artisti e professionisti provenienti da tutto il mondo.
Quest’anno l’evento giunge alla sua sesta edizione e Il tema centrale sarà l’eccellenza italiana, celebrata attraverso il titolo La Corona dell’Ingegno – un gioiello come racconto dell’arte, della cultura e della creatività del nostro Paese negli ultimi 80 anni.
Con una visione che unisce rigore tecnico e sensibilità artistica, Monica Cecchini continua a lavorare come consulente, progettista e curatore di mostre. Il suo impegno è costantemente teso a valorizzare il patrimonio storico artistico e immateriale di Roma e a creare sinergie durature tra la città e i suoi artisti anche a livello internazionale.
Monica Cecchini, mente creativa della Roma Jewelry Week
Come è cambiato il gioiello negli ultimi anni.
Roma ha una tradizione di arte orafa molto antica. Il saper fare è l’anima dei nostri rioni e della nostra città, dove il talento delle realtà orafe rappresenta uno scrigno di competenze, storia, lavoro, arte e passione.
Oggi la tradizione orafa millenaria sta vivendo una trasformazione affascinante, dove l’antica maestria artigianale si fonde con le tendenze contemporanee più audaci e consapevoli.
Questo cambiamento è frutto di un lungo percorso storico frutto di sperimentazioni, di cambiamenti sociali ma anche e di una rinnovata consapevolezza dell’importanza del saper fare, oggi capace di fondersi con l’arte in tutte le sue forme più diverse.
Nella storia recente, un esempio straordinario è rappresentato dall’esperienza di Mario Masenza, una figura che ha saputo trasformare il gioiello da semplice oggetto prezioso a vero e proprio linguaggio artistico.
Il tema di RJW 2026 nasce proprio da questa idea, raccontare il gioiello come punto d’incontro tra intelligenze manuali, poetiche e progettuali, riproducendo quella straordinaria capacità di connessione che ha reso il genio italiano riconosciuto nel mondo.
Monica Cecchini, mente creativa della Roma Jewelry Week
Il gioiello diventa così un’opera narrativa, capace di racchiudere storia dell’arte, cultura, ricerca tecnica e visione contemporanea.
RJW 2026 celebra gli 80 anni della Repubblica. Ci sono gioielli che hanno fatto la storia del nostro Paese?
La storia del gioiello italiano è profondamente intrecciata con la storia culturale del nostro Paese. Le sue evoluzioni raccontano trasformazioni artistiche, sociali e produttive che hanno attraversato i secoli.
Le radici di questa tradizione affondano nel Rinascimento, il periodo in cui l’oreficeria italiana raggiunse vette di straordinaria raffinatezza grazie al contributo di maestri quali Benvenuto Cellini e, in epoche successive, Luigi Valadier e la famiglia Castellani.
Questi artisti e artigiani furono protagonisti di una cultura del gioiello e dell’argenteria fondata sulla sperimentazione tecnica, sul recupero dell’antico e sull’assoluta eccellenza esecutiva.
Questo inestimabile patrimonio si è tramandato e consolidato anche attraverso istituzioni storiche di rilievo, come il Nobil Collegio degli Orefici, Argentieri e Gioiellieri di Roma, fondato nel 1509 e tra le più antiche corporazioni artistiche ancora attive.
La sua sede storica, situata nel rione Sant’Eligio, ospita l’omonima chiesa di Sant’Eligio degli Orefici, un gioiello architettonico realizzato su progetto attribuito a Raffaello Sanzio e portato a termine da Baldassarre Peruzzi.
Ci sono alcuni gioielli e collezioni che hanno contribuito a definire nel mondo l’identità del Made in Italy, diventando simboli di creatività, innovazione e savoir-faire artigianale. Serpenti di Bulgari, con la sua forma sinuosa ispirata al simbolo del serpente, rappresenta una delle icone più riconoscibili della gioielleria italiana.
Le creazioni di Buccellati, con le celebri lavorazioni a pizzo e le raffinate incisioni sull’oro, rappresentano invece la continuità di una tradizione artigianale italiana fondata sulla precisione e sulla bellezza del dettaglio.
Le creazioni di maison italiane come Crivelli, capaci di coniugare innovazione e tradizione orafa.
Gioielli e Roma, un sodalizio perfetto. Dove la Città Eterna è ancora ispiratrice delle creazioni preziose?
Roma e il gioiello hanno un legame profondo e continuo. La Città Eterna è da sempre una fonte inesauribile di ispirazione, capace di offrire scenari, simboli e suggestioni che attraversano epoche diverse.
Roma ispira in ogni suo luogo. Dall’area archeologica e monumentale, con il suo patrimonio classico e rinascimentale, fino ai quartieri più contemporanei e alle periferie raccontate da Pasolini, dove emerge una dimensione più autentica e sociale della città.
È proprio questa straordinaria stratificazione di linguaggi a rendere Roma un laboratorio creativo unico.
Il gioiello contemporaneo nasce spesso da questi incontri, dal dialogo tra artisti, designer e artigiani, dalla contaminazione tra moda, cinema e arti visive.
Gli scenari felliniani, l’immaginario di Cinecittà, le architetture storiche e le grandi maison che hanno scelto Roma come luogo di ricerca e produzione hanno contribuito a costruire un’identità estetica riconosciuta nel mondo.
La città non è soltanto uno sfondo, ma una materia creativa, una fonte continua di forme, memorie e narrazioni che il gioiello traduce in piccoli oggetti d’arte, capaci di custodire la complessità e la bellezza di Roma.
Gioielli e mode, cosa con tramonta mai?
Se guardiamo alla storia dell’ornamento, potremmo essere tentati di rispondere con elementi concreti: l’oro, che non si ossida e non perde valore; il diamante, simbolo di eternità e resistenza; la forma rotonda del cerchio, che evoca l’infinito; o persino la perla, nata dalla natura e sempre elegante e senza tempo.
Eppure, ridurre l’immortalità di un gioiello ai soli materiali sarebbe come leggere un poema guardando solo l’inchiostro.
Secondo me, l’essenza che davvero non conosce tramonto non è fatta di carati o di leghe preziose, ma di due bisogni umani profondi e immutabili: la ricerca del bello, inteso come armonia che emoziona, e il bisogno ancestrale di raccontare chi siamo. Indossare un gioiello è sempre stato un atto linguistico prima ancora che estetico;
un modo per dire “appartengo a questo mondo”, “ricordo questo amore”, “celebro questa parte di me”.
È un gesto che racconta prima ancora di mostrare, un modo per dichiarare al mondo la propria appartenenza, per fissare nella materia il ricordo di un amore, per consacrare una parte di sé che chiede di essere vista e riconosciuta.
Oggi, in un’epoca satura di tendenze fugaci, la vera tendenza che non morirà mai è l’autenticità. Indossare un gioiello che porta con sé una storia.
Che sia un anello ereditato dalla nonna, con il segno degli anni inciso nella pietra; che sia un vecchio ciondolo rigenerato da un artigiano che ne ha riscritto la vita; o che sia un gioiello progettato ad hoc per celebrare un momento unico e irripetibile, disegnato su misura dell’anima di chi lo porterà.
In questo senso, il cosiddetto “lusso silenzioso” rivela il suo significato più profondo, non è una moda, né uno status symbol per pochi.
È piuttosto la scelta consapevole di possedere qualcosa che non grida il prezzo, ma sussurra il valore.
Ed è proprio questo il punto, il vero lusso, quello che sfida il tempo, è il gioiello unico e identitario, quello che non potresti mai scambiare con un altro perché contiene un frammento di te, del tuo passato, del tuo presente o del tuo sogno futuro.
I giovani orafi trovano ancora una collocazione nel mondo del lavoro?
Sì, ma il settore sta attraversando una fase di profonda trasformazione.
Oggi, per i giovani orafi, trovare una collocazione nel mondo del lavoro non è più una semplice questione di “saper fare” il mestiere, ma di sapersi adattare a un ecosistema in rapida evoluzione.
In sintesi, la collocazione c’è, ma non è più un percorso lineare. Il giovane orafo di oggi non è solo un artigiano, ma è un progettista, un tecnico digitale e, spesso, un comunicatore.
Chi accetta questa sfida e si forma in modo multidisciplinare trova spazi interessanti. Cresce inoltre, l’interesse delle nuove generazioni verso il gioiello contemporaneo, il design e l’artigianato d’eccellenza.

Il vero tema oggi non è tanto la mancanza di opportunità, quanto la necessità di creare un ponte più forte tra formazione e mondo del lavoro.
La Roma Jewelry Week vuole contribuire proprio a questo percorso, mettendo in dialogo scuole, accademie, maestri artigiani, aziende e giovani creativi anche attraverso collaborazione con realtà come la Fondazione Mani intelligenti, con Alessia Crivelli, con la quale collabora dal 2023.
Offrire occasioni di incontro, visibilità e confronto significa creare nuove opportunità professionali e favorire il ricambio generazionale.
L’oreficeria italiana continua a essere un settore riconosciuto a livello internazionale e richiede figure altamente specializzate: orafi, incastonatori, incisori, gemmologi, designer e restauratori.
Si tratta di competenze che non possono essere sostituite dalla tecnologia e che rappresentano uno dei patrimoni più preziosi del Made in Italy. Il futuro dell’oreficeria dipende dalla capacità di trasmettere non solo una tecnica, ma anche una cultura del saper fare.
Formazione: esistono scuole romane in cui imparare il mestiere dell’orafo e del cesellatore?
Sì, Roma possiede una lunga tradizione formativa legata alle arti applicate, alla lavorazione dei metalli preziosi e ai mestieri dell’oreficeria. La trasmissione di queste competenze avviene ancora oggi attraverso scuole, accademie e laboratori dove il sapere tecnico si unisce alla ricerca artistica.
Accanto alle istituzioni scolastiche, a Roma rimane fondamentale il ruolo degli atelier e delle botteghe storiche, dove il mestiere dell’orafo, dell’incisore e del cesellatore continua a essere trasmesso attraverso il rapporto diretto tra maestro e allievo.
È proprio questa dimensione laboratoriale che permette di apprendere non solo una tecnica, ma anche una cultura del fare fatta di precisione, pazienza e conoscenza dei materiali.
La sfida oggi è rafforzare sempre più il collegamento tra formazione e mondo professionale, creando nuove opportunità per i giovani e garantendo la continuità di un patrimonio di saperi che rappresenta una delle eccellenze più autentiche di Roma e del Made in Italy.


