in

NATO, esercitazioni in Sardegna: ecco cosa sta accadendo

Il 3 maggio scorso hanno avuto inizio alcune esercitazioni delle truppe alleate in diverse aree della Sardegna che, in considerazione del clima internazionale attuale, destano non poca preoccupazione tra i civili e non solo

NATO

Sono passati ormai diversi mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina, eppure da allora la tensione non si è mai attenuata. Anzi, al contrario, il mondo intero ha assistito ad una delle più grandi escalation di violenza degli ultimi anni. Trovare un accordo che soddisfi entrambe le parti, ponendo dunque fine ad un conflitto fortemente destabilizzante per l’equilibrio internazionale, risulta essere sempre più difficile e quella pace tanto desiderata quanto sbandierata dai Capi di Stato delle varie nazioni (ad ogni buona occasione) sembra non esser più un’opzione contemplata. Tra bombardamenti, assedi e accuse reciproche, sia Volodymyr Zelensky che Vladimir Putin rimangono fermi sulle loro posizioni, lasciando il Paese dell’Est Europa in balia delle devastazioni. Insomma, almeno per ora, pare non esserci una via d’uscita. E come se non fosse già abbastanza, a preoccupare ancor di più la popolazione occidentale, considerando il clima attuale, arrivano alcune operazioni militari a cui la NATO sta di recente prendendo parte lungo le coste e nell’entroterra della Sardegna.

Stando ad un comunicato ufficiale del Ministero della Difesa italiano, infatti, lo scorso 3 maggio ha avuto inizio Mare Aperto 2022 (MA22), un’esercitazione che, assicurano gli alti funzionari, non ha nulla a che vedere con lo scontro tra Mosca e Kiev, ma che, al tempo stesso, comporta comunque svariati rischi. 

L’operazione “Mare Aperto 2022” che coinvolge le truppe della NATO

C’è chi ha scritto di “Sardegna oggi più che mai colonia e baricentro militare dell’Italia“. Chi ha paragonato le “spiagge sarde” alle “coste del Mar d’Azov“. Chi ha estremizzato la presenza di milizie alleate in acque nazionali. E infine, chi ha addirittura parlato di una vera e propria occupazione dei litorali dell’isola. Fortunatamente, però, niente di tutto ciò è avvenuto. O perlomeno, non nelle modalità in cui è stato descritto finora. 

Dal 3 al 27 maggio, difatti, la Sardegna ospiterà migliaia di militari provenienti da 7 Paesi dell’Alleanza Atlantica per un’operazione speciale di simulazione che sarà condotta via terra, via aerea e via mare, denominata, per l’appunto, “Mare Aperto”. Si tratta del “maggior evento addestrativo della Marina Militare“, specifica lo stesso corpo sul proprio sito. “Nelle prossime tre settimane – si legge – più di 4.000 tra donne e uomini di 7 nazioni della NATO e oltre 65 tra navi, sommergibili, velivoli ed elicotteri, opereranno tra l’Adriatico, lo Ionio, il Tirreno e il Canale di Sicilia sviluppando attività che interesseranno anche i territori marittimi circostanti […]. All’esercitazione prendono parte anche diversi velivoli dell’Aeronautica Militare, tra cui caccia Eurofighter, F35B STOVL che opererà da Nave Cavour ed assetti di comando e controllo CAEW G550 e per il rifornimento in volo KC-767A“.

In aggiunta, poi, la Difesa ha dichiarato che:

Le forze in campo si eserciteranno nel dominio marittimo. […] Nei contesti aereo e terrestre, e in quelli innovativi dello spazio e della cyber-security, simulando scenari ad alta intensità e in veloce mutamento attraverso cui verificare le capacità di intervento in svariate aree, dalla prevenzione e il contrasto di traffici illeciti, alla lotta contro minacce convenzionali e asimmetriche“. 

Che dire, all’apparenza non ci sarebbe alcunché di ricollegabile alle speculazioni (per certi versi giustificabili) di questi giorni o al conflitto tra Russia e Ucraina, soprattutto se si tiene conto del lungo periodo di preparazione (e lo si può dedurre facilmente) che MA22 richiederebbe. 

In cosa consiste MA22

A quanto si apprende dagli archivi di stampa nazionali, inoltre, “Mare aperto” sarebbe un appuntamento ricorrente. La prima esercitazione ebbe luogo nel 2003 e da quel momento molte altre hanno interessato i nostri territori. Ciò significa che la NATO non è direttamente coinvolta nella questione, sebbene sia consuetudine che la Marina Militare Italiana inviti le truppe alleate a partecipare a questo tipo di esercitazioni, le quali fanno capo ad un ordinamento piuttosto particolare.  

Perché in Sardegna

In epoca napoleonica, nello specifico, vennero istituite delle “servitù militari“. In altre parole, una serie di divieti e limitazioni imposte su beni pubblici e privati sulle attività in vicinanza delle installazioni militari. Nel dopoguerra furono due le regioni ad esserne maggiormente interessate. In primo luogo il Friuli Venezia Giulia, vista la sua vicinanza alla Cortina di Ferro, linea di divisione tra la sfera di influenza anglo-americana e quella sovietica. E in secondo la Sardegna, per la sua lontananza dalle forze orientali e, di conseguenza, da eventuali attacchi.

Perciò, da questo si può intuire perché la Sardegna sia stata scelta (oggi come in passato) per le attività di addestramento.

Le preoccupazioni legittime 

Naturalmente, ciò non sta ad indicare che i dubbi e le apprensioni nati tra i civili e le autorità non siano legittimi. D’altronde, l’operazione è arrivata senza preavviso, in concomitanza per giunta con lo sbarco dei primi turisti in vista della bella stagione. Per non parlare dell’ordinanza, poi in parte smussata dai sindaci locali, che vieta il transito, la sosta, la pesca, la balneazione e le immersioni in 17 zone della Sardegna (spiagge accessibili e balneazione a costa consentita). O ancora, del fatto che si svolgerà in aree (oltre alle consuete servitù di Salto di Quirra, Capo Teulada e Capo Frasca) che in precedenza non sono mai state toccate da azioni militari, come illustra la mappa in basso dell’Unione Sarda. Oppure della conclusione di MA21, avvenuta solamente pochi mesi fa. 

NATO, esercitazioni in Sardegna: ecco cosa sta accadendo

È innegabile, quindi, che ci siano molti fattori “sospetti” che lascerebbero pensare a qualcosa di non chiaro dietro a MA22. Tuttavia, i rischi concreti e immediati per i quali ci si dovrebbe realmente allarmare sono ben altri. 

Ecco quali sono

Tralasciando il peso che tali eventi potrebbero avere sul quadro diplomatico, nel corso del tempo sono stati numerosi i danni ambientali causati dalle operazioni militari.  Ad esempio, nel 2010 il magistrato Domenico Fiordalisi condusse delle indagini incentrate sul disastro ambientale provocato in Sardegna dallo smaltimento illegale di materiale radioattivo all’interno dei poligoni e la sua ricerca accertò l’esplosione di missili Milan contenenti torio, altamente radioattivo, in quello di Teulada. Nel 2011, invece, la nascita di un agnello a due teste portò alla condanna di cinque alti generali, tutti ex capi di stato maggiore, indagati dalla Procura del capoluogo per disastro ambientale in relazione alle attività militari, per i quali il prossimo 10 giugno il gup di Cagliari dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. Mentre il fisico Evandro Rizzini, non più di qualche anno fa, riuscì a dimostrare la correlazione tra l’esposizione al metallo radioattivo a Quirra e la morte di 167 militari.

Quindi, sulla base di questi risultati, non è difficile ipotizzare che all’allargamento dello spazio di svolgimento (sia esso terrestre, aereo o marittimo) di tali operazioni possa di fatto corrispondere un aumento dei rischi per la salute e per l’ambiente.

Avatar

Scritto da Diego Lanuto

Diego Lanuto, classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza', amante della scrittura e non solo. Appassionato di danza, lettura, cinema, spettacolo e tanto altro!

Vittime di violenza

Vittime di violenza: storie di ordinaria quotidianità | Intervista

Da Uomini&Donne

Da Uomini&Donne ai film hard, una nuova vita per un ex tronista (forse)