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Neri Oxman: l’architetto-scienziato

Quando genialità ed ecologia si fondono

Sulla scia dell’artista Aki Inomata che crea la sua arte collaborando con la natura e con gli esseri viventi, oggi conosceremo Neri Oxman, architetto israeliana, la cui progettazione addirittura imita i processi naturali.

Neri Oxman: l'architetto-scienziato

“Sono un architetto-scienziato. E faccio crescere le sedie come alberi” 

Neri Oxman nasce ad Haifa 46 anni fa da madre israeliana e padre americano, entrambi architetti. Prima di dedicarsi all’architettura è stata primo tenente dell’aeronautica israeliana ed ha iniziato studiando medicina, facoltà che abbandonò. 

Oxman è molto di più di un architetto. Artista, scienziato, ingegnere, inventore, designer multidisciplinare e professore presso il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology.

 “Siamo un laboratorio dove il futuro del design non viene solo indagato ma creato. Non ci consideriamo “problem solver”, ma cerchiamo soluzioni a problemi che ancora non esistono”.

A Boston con il progetto di ricerca multidisciplinare “materialecology“, Oxman ha saputo accostare in maniera geniale l’arte e l’architettura con la biologia e l’ecologia.
Il cambiamento che l’architetto-scienziato propone risiede nel modo di vedere la natura, anziché sfruttarla come risorsa, riprodurne i processi di crescita, generare forme ispirate e create dalla natura. La vera rivoluzione è poter produrre strutture e materiali che possano auto-generarsi e distruggersi senza arrecare danno all’ambiente.

Aguaoja 

Neri Oxman: l'architetto-scienziato

Aguahoja ne è un chiaro esempio. Acquisito dal MoMA di San Francisco, consiste in due padiglioni (Aguahoja II realizzato successivamente) che raccolgono materiali ricavati da gusci di gamberetti, esoscheletri di insetti e foglie morte utilizzati come inchiostro in stampanti 3D.

Il progetto Aguahoja fornisce un materiale alternativo alla plastica che invece utilizza materie prime estratte dalla terra e difficili da smaltire creando danni per l’ambiente.
Le strutture organiche invece non lasciano segni ambientali, una volta decaduti possono ritornare alla terra alimentando una nuova crescita.

Il particolare concetto di “ecologia dei materiali” di Neri Oxman è più vivo che mai, come una delle sue famose installazione: il Silk Pavilion, un’opera vivente che lascia tutti a bocca aperta.

 

Il Silk Pavilion di Neri Oxman

Il Silk Pavilion (“Padiglione della Seta”) nasce da un processo di crescita e auto-generazione.
Una cupola larga tre metri creata da 6.500 bachi da seta vivi che filano intorno a una struttura metallica composta da 26 pannelli realizzati con tecnologie digitali.

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I bachi da seta vengono lasciati liberi di agire sullo scheletro del padiglione trasformandosi in “stampanti 3D biologiche”. Il materiale resistente realizzato ha ricoperto interamente la struttura iniziata dai robot, completandola in tre settimane.
Nel padiglione sono stati prodotti 1,5 milioni di uova dai bachi da seta dalle quali è possibile realizzare altri 250 padiglioni.

Il Silk Pavilion, precursore del Silk Pavilion II, esplora le relazioni tra la costruzione digitale e quella biologica. Utilizzando il baco stesso per tessere strutture, Neri Oxman porta avanti la sua visione interdisciplinare. Ci porta a concepire l’ambiente come un organismo vivo e in evoluzione, i cui elementi possono essere inseriti nei processi di fabbricazione infondendo vita negli oggetti e negli edifici che ci circondano.

“E se i nostri edifici fossero coltivati, non costruiti?”

Giusy & Greg

Scritto da Giusy & Greg

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