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Phebo: “Sognavo di esprimermi con la musica e ci sono riuscito” | Intervista

Parla il cantautore Phebo, che sta spopolando in rete con il suo singolo “Sogna anche tu”

Phebo

Sogna anche tu: da qualche mese a questa parte sono tre parole che sentiamo risuonare spesso, nelle radio e sui social, dove sono diventate già un tormentone. Mica male, vista la carica di serenità e ottimismo che racchiudono. In un’epoca come quella di oggi, che ha tanto bisogno di messaggi di speranza, ricordarci la possibilità di creare la magia noi stessi partendo dai nostri sogni è quanto mai positivo. Promotore di questo slogan è il cantautore Phebo che, dopo la sua svolta musicale dello scorso anno con Cane sciolto, ha lanciato un nuovo brano cantato in coppia con Davide De Marinis, coautore insieme a Francesco Vidoni e Pasquale Mammaro. La canzone, un dolcissimo ed emozionante pop melodico, si intitola proprio Sogna anche tu, rafforzando il concetto di un continuo sogno ad occhi aperti che deve poter appartenere a tutti per costruire il proprio futuro. Così, ci racconta Phebo, il brano che sta avendo un grande successo, anticipa l’EP di inediti in uscita prossimamente.

Phebo: "Sognavo di esprimermi con la musica e ci sono riuscito" | Intervista

Phebo – L’intervista

Phebo, partiamo dal riscontro di questo messaggio. Claudia Gerini, Nadia Rinaldi, Eleonora Cecere, Elena Russo, Andrea Agresti, Carmine Farago, Valerio Liboni, Enzo Paolo Turchi, Marcus. Tanti sono i vip che in queste settimane stanno realizzando un video in cui dicono “Sogna anche tu”. Questo titolo è già uno slogan.

Questa è la cosa più significativa! Inizialmente l’idea era quella di coinvolgere alcuni amici dello spettacolo proprio nel videoclip, chiudendo con un finale cantato tutti insieme. Invece poi ci siamo detti: perché non chiudere il video, piuttosto, con i ragazzi dell’Associazione? Abbiamo fatto così, ma quegli amici hanno voluto comunque esserci in qualche modo, spinti dalla voglia di lanciare con noi un messaggio di speranza. Ce n’è tanto bisogno in questo periodo! Quindi, anche un po’ a sorpresa, sono arrivati man mano dei brevi video di saluto, con l’hashtag #sognaanchetu. Tanti amici stanno partecipando, chiamandosi tra loro e realizzando una catena di contatti. È davvero emozionante vedere questa partecipazione e li vorrei ringraziare una volta di più!

Chi sognavi di diventare da bambino?

Devo essere sincero, sognavo di essere Phebo. Non vorrei risultare presuntuoso, ma effettivamente aspiravo a poter cantare esprimendomi proprio come sto facendo ora, con le mie parole, la mia musicalità. Ho iniziato con uno spettacolo di cover che mi ha dato tante soddisfazioni e talvolta porto in giro ancora adesso alternando lo show con mie canzoni ma, in fondo, cantare brani non miei mi stava un po’ stretto. Sentivo che Phebo aveva molto da dire di suo, senza dover passare dal pensiero musicale di altri. Quindi, pur ispirandomi un po’ alla scrittura di Francesco De Gregori, sono sempre rimasto me stesso. Però c’è un altro sogno che si è realizzato proprio con questo nuovo singolo.

Quando hai capito che potevi lanciare la tua musica?

Con “Cane sciolto”, nata durante il lockdown 2020. E’ una canzone che inneggia proprio al vaccino, come arma contro questo maledetto virus rispetto a cui possiamo essere più forti. Prima di questa canzone, non mi sentivo ancora abbastanza sicuro nella scrittura. Le radio infatti mi chiedevano se avessi altri brani; fino a quel momento non li avevo ancora sviluppati, non credendoci abbastanza. È stato lì che ho voluto dare una svolta alla mia vita e, successivamente, ho creato questo nome d’arte Phebo.

Che significa luminosità e splendore nell’epiteto del dio Apollo…

Esatto! Andava in linea con il messaggio che mi piace lanciare nelle mie canzoni. E poi è anche il cognome di mia madre.

Cosa rappresenta, oggi, per te la musica?

È la possibilità di esprimersi senza filtri: molti usano proprio le canzoni per dire ciò che non si ha il coraggio di raccontare. La musica vera aiuta moltissimo in questo senso, sprigionando cose che altrimenti non si riuscirebbero a dire. Non a caso, molti cantautori sono molto timidi nella loro vita privata, lasciandosi andare completamente solo con un microfono e una chitarra.

Alla musica di oggi, però, non bastano solo questi due strumenti. Dimentichi l’autotune…

Quello è un possibile valore aggiunto, in merito a cui vanno fatti dei distinguo. Credo, infatti, che l’uso smodato di questo abbia fatto perdere di vista la sua vera utilità. L’autotune c’è sempre stato, permettendo una pulizia del suono e un’originalità indiscutibili. Per questo non sono contrario all’uso dell’autotune in sé: se ben usato serve ad arricchire e a dare un tocco di modernità a una canzone. Sono contrario all’uso eccessivo, utile a coprire le lacune di chi non ha voce. In quel caso chi canta è il computer, non il cantante. Ecco, sotto questo aspetto è il caso di dirlo: il troppo stroppia.

Tu quindi incarni il tuo stesso sogno. E ora qual è la tua speranza per il domani?

Sono contento del mio percorso di vita e sono consapevole del fatto che ho realizzato il mio sogno. Ora spero di tornare completamente a quella che era la vita prima del Covid.

Come hai vissuto il ritorno all’attività?

Lentamente, anche in maniera un po’ drastica per certi aspetti: fino a prima, col mio tour di cover, giravo circa 40 piazze in tutta una stagione estiva. Dal pubblico sempre presente a dare un supporto, siamo passati a una ridotta platea. Siamo tornati, sì, ma decisamente in punta di piedi.

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Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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