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Porno Kitsch-Take Away, apre oggi la mostra di Van Der Velde

Un’esposizione curata da Francesca Martire che aprirà le porte al pubblico alle ore 17:00 presso la Galleria Giordani di Milano

Porno Kitsch

Il New Kitsch torna in città con un happening surreale, dove falli e vulve sono i protagonisti di Porno Kitsch – Take Away, l’ultimo esperimento del “art-sider” Rudy Van Der Velde, la cui mostra a cura di Francesca Martire aprirà oggi pomeriggio, a partire dalle ore 17:00, le porte al pubblico. Rutger, all’anagrafe, arriva a Milano negli anni ’60 e realizza una carriera quarantennale come giornalista e art director, sperimentando la fotografia, la pittura, la scultura e scoprendo una sua dimensione nel “non-stile”. Col New Kitsch fa del disgusto un’arte, paradossali e variopinte combinazioni visive che permettono all’artista di raccontare le visioni più umili e consumistiche del nostro tempo attraverso oggetti, collage di vacuità, simboli dell’incultura popolare.

L’anticonvenzionalità di Porno Kitsch – Take Away

Porno Kitsch-Take Away, apre oggi la mostra di Van Der Velde
Locandina ufficiale della mostra

Celebrare l’anticonvenzionale percorso artistico di Rudy in una esposizione di appena poche ore, un one-shot show, in cui le opere in mostra sono a disposizione dei visitatori che possono letteralmente prenderle e portarle via (arte take-away pura). Questo è lo scopo della mostra, un evento dove l’arte del particolarismo oggettuale diventa tensione orgiastica, un’occasione dove tutto, e niente, può accadere.

Era doveroso consentire a un artista come Rudy Van Der Velde, – ha dichiarato la curatrice in proposito – che è stato tassello integrante della nostra rete culturale dagli anni settanta ad oggi, di omaggiare ancora una volta con il suo talento il panorama creativo contemporaneo attraverso un addio alle scene che rispecchiasse esattamente la sua poetica. Il suo senso dell’arte sta proprio nel donarsi al mondo in modo spontaneo, abbattendo quel muro di preconcetti e ipocrisie che spesso ci divide dal grande pubblico. Contestualmente l’anima indomita e genuina dell’artista si svela ai visitatori nel suo modo più ironico ed esplosivo,  giocando, è proprio il caso di dirlo, con loro, attraverso una tematica dissacrante e una mise en scene esplosiva, una danza di colori e forme. Questo è il concetto che sta alla base del one-shot show Porno Kitsch Take-Away in cui le opere sono davvero take away e donate a chi le sceglie per amore.

Porno Kitsch-Take Away, apre oggi la mostra di Van Der Velde

Gillo Dorfles su Rudy:

Basterebbero i nomi di Hermann Broch e di Clement Greenberg – tra i primi e i più autorevoli ad affrontare il problema del Kitsch – per ribadire l’importanza di questa ambigua “condizione” del gusto. In realtà continuano a esistere due aspetti contrastanti dello stesso: quello decisamente contrario all’autentica valenza dell’opera d’arte e quello, per contro, che spesso si avvale d’un gusto “non ortodosso” per coinvolgerne e potenziarne l’efficacia e l’originalità. Tanto è vero che assai spesso il Kitsch della seconda specie viene impiegato, intenzionalmente inconsapevolmente, per rafforzare l’incisività di talune operazioni artistiche. E basterebbe riflettere sui tanti esempi di un Kitsch che affiora in movimenti come quelli del Liberty, dello Jugendstil, della Pop Art, ma anche nelle opere di tanti artisti di primo piano che, tuttavia, si sono valsi di “fattori di cattivo gusto” per vivacizzare le loro opere. Si pensi a Baj, a Magritte, a Duchamp, a Rauschenberg, e a molti maestri dell’”arte povera” e della Pop Art“. 

Ecco perché – continua – l’antica identificazione del Kitsch con il concetto di “cattivo gusto” non può soddisfare e come un’opera indiscutibilmente rientrante nel panorama artistico può presentare alcuni elementi di solito identificati con il Kitsch. Ed ecco perché un’opera come quella di Rudy van der Velde merita di essere analizzata e giudicata alla stregua di un’opera artistica, pur accettando in pieno la definizione di New Kitsch con la quale egli ha inteso “prendere le distanze” di fronte alle eventuali (e probabili) accuse che verrebbero, e verranno, rivolte alla sua produzione. In altre parole quello che caratterizza buona parte dell’opera dell’artista olandese è l’aver compreso come, ideando e costruendo i suoi prodotti con l’assemblaggio dei più svariati elementi, quasi sempre di un gusto anomalo – dal troppo enfatico al popolaresco, dal feticistico al surrealistico, sempre con composizioni pletoriche, alle volte sgargianti, alle volte lubriche – egli ha effettivamente costruito un “nuovo aspetto” del Kitsch, proprio per l’intenzionalità dello stesso e la sapiente integrazione tra simulacri e talismani, tra relitti trash e ammenicoli della moda più sofisticata (piume, merletti, bottoni, catenelle ecc.)“.

Porno Kitsch-Take Away, apre oggi la mostra di Van Der Velde

Il caso Van Der Velde

Il caso di Rudy van der Velde – spiega – mi sembra molto diverso da quello dei tanti artisti che, come ho detto più sopra, si sono valsi di singoli elementi Kitsch per “potenziare” le loro opere – come accadde appunto con Raushenberg, con Jim Dine, con Hamilton, ecc.- perché per quest’ultimi, l’impiego di tali elementi era occasionale o tuttalpiù pretestuoso, mentre nel caso di van der Velde, il Kitsch è stato non solo accettato, ma “glorificato” come fattore essenziale della loro capacità espressiva, dissacratoria e persino ludica. E qui si pone, ovviamente, il consueto quesito: queste abili, fantasiose e spesso giocose composizioni sono da considerarsi come appartenenti all’avanguardia artistica dei nostri giorni, o solo come un persiflage, una presa in giro della stessa? Si tratta, in effetti, di entrambe le situazioni. Per la vivacità immaginativa e l’impeccabile capacità compositiva dei diversi oggetti e frammenti, esse appartengono indubbiamente al novero della creazione artistica odierna; mentre, d’altro canto, nessuno negherebbe che i singoli elementi compositivi, nonché le opere nel loro insieme, debbano essere incluse (con la assoluta convinzione del loro autore) in quello che accettiamo di definire il New Kitsch: dunque un nuovo e sconcertante genere di “cattivo gusto”.

La mia non vuole essere una difesa del “cattivo gusto” – conclude – né vuole assolvere i tanti casi dell’arte dei nostri giorni, deficitaria sia dal punto di vista tecnico che da quello estetico e che spesso è destinata a sprofondare negli abissi della “non-arte”, ma vuole, per contro, sottolineare come, anche con un gusto eterodosso come quello del Kitsch si possa – non sempre ma talvolta – ottenere un quoziente estetico degno di un positivo riconoscimento critico e assiologico e come – non sempre ma qualche volta – scostarsi da un “bello” troppo ufficiale possa condurre a un “brutto” di valore non indifferente, anche se pericoloso”.

Rudy Van Der Velde: vita e carriera di un’artista

Rudy nasce in Olanda nella prima metà del secolo scorso (1948). Vive e lavora tra Milano e Barcellona. Creativo dalla testa al cuore, ha lavorato per oltre 40 anni come direttore creativo, art director e giornalista professionista nel mondo della pubblicità e dell’editoria europea. Fin da giovanissimo si dedica alla pittura, all’incisione, ai collage e alla fotografia. Crea illustrazioni per libri e copertine di dischi. Progetta quotidiani e periodici per le principali case editrici italiane, occupandosi inoltre di comunicazione integrata e corporate design.

Da metà anni ’90 si dedica con passione anche alle sue creature “New Kitsch”, originali elaborazioni di tutto il futile contemporaneo, manipolando segni del vissuto per appagare la sua inesauribile vena di curiosità.

Tra le sue mostre quelle presso Fondazione Mudima e Spazio Jannelli&Volpi, SuperstudioPiù, Spazio 24OreCultura, Milano MiArt, tra le altre. Rai3 con Passepartout di Philippe Daverio e RSI televisione svizzera Kultura gli dedicano alcune trasmissioni. Un percorso articolato che lo vede andare in pensione da vice-direttore in Mondadori Editore nel 2010. Nel 2012, curatore Gillo Dorfles, partecipa con 18 opere alla prima mostra dedicata al Kitsch presso la Triennale di Milano sotto il titolo “Kitsch – Oggi il Kitsch”. Sempre in TriennaleMilano viene esposta con Motomorphosis nel 2016 la sua Ducati versione New Kitsch dal titolo “Fly but Remember”. Fondazione Maimeri gli dedica nel 2017 presso M.A.C. di Milano una personale dal titolo “Criceti#nutrirsidarte” dedicata a 14 tra i più imminenti curatori/ critici d’arte. Mostra seguita in Spazio TID.

 

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