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Reddito di Cittadinanza, la stretta del Governo Meloni

Reddito di Cittadinanza

Caro bollette, innalzamento dei prezzi delle materie prime, emergenza climatica e sostegno all’Ucraina. Sono queste alcune delle incombenze alle quali dovrà far fronte il neo-insediato Governo Meloni. Nonostante la sicurezza e la prontezza ostentate in campagna elettorale, però, per le misure relative a determinate problematiche, tra le più urgenti, si dovrà ancora attendere. In compenso, in seguito al tanto tempestivo quanto discusso decreto sui rave-party, presto potrebbe essere arrivare anche una riforma del Reddito di Cittadinanza. La stessa Presidente del Consiglio ne aveva parlato nei mesi scorsi e ora sembrerebbe arrivato il momento di attuare le promesse fatte. O perlomeno, una di esse. 

A tal proposito, stando alle notizie che giungono da Palazzo Chigi, l’Esecutivo starebbe valutando una revisione completa del sussidio accompagnata ad una sua adeguata regolamentazione.

Cambiamenti al vaglio dell’Esecutivo per il Reddito di Cittadinanza

Quella del Reddito di Cittadinanza è stata una “novità” introdotta nel 2019 dall’allora Premier Giuseppe Conte con lo scopo di sopperire alle gravi mancanze di aiuti da parte dello Stato nei confronti di coloro che vivono in condizioni di assoluta povertà e/o non possono provvedere, per svariati motivi, al proprio sostentamento. Il tutto, chiaramente, nell’ottica di un futuro reinserimento nel mondo del lavoro. Una manovra che si è rivelata fondamentale per moltissimi italiani, soprattutto nel corso della fase più acuta dell’emergenza pandemica da Coronavirus. Ma che, al contempo, ha presentato diverse falle che ne hanno compromesso l’efficacia.

A partire dall’aprile 2019, mese della sua introduzione, sono stati erogati circa 25,9 miliardi di euro, con un importo medio percepito di 550€ al mese. E fin qui nulla di strano, se non fosse per il fatto che tanti di coloro che ne hanno beneficiato (e continuano a beneficiarne) non posseggano i requisiti richiesti per avvalersene. O comunque, cerchino di sviare la normativa fornendo agli Enti documentazioni inesatte o parziali e rifiutino qualsiasi tipo di proposta lavorativa venga loro presentata.

Proprio per questo, si sono fatte sempre più insistenti le richieste di una modifica e di un’implementazione dei controlli.

Semplice modifica o completa rimozione?

In particolare, i sindacati invitano alla cautela e sottolineano come il RdC sia uno strumento fondamentale nella lotta all’indigenza, in preoccupante aumento nell’ultimo periodo, sebbene riconoscano la presenza di aspetti che possono essere migliorati. Dello stesso parere è il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, che ha aperto ad una revisione pur evidenziando la continuità dei controlli e delle verifiche da parte dell’Istituto. Mentre la Banca d’Italia ha sostenuto come il Reddito sia stato utile a sostenere una buona fetta della popolazione più in difficoltà, ma non abbia saputo conseguire pienamente gli obiettivi sul fronte delle politiche attive del lavoro.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps il 25 ottobre, inoltre, la spesa nei primi nove mesi dell’anno per il Reddito e la Pensione di Cittadinanza corrisponde a oltre sei miliardi di euro. Un dato che, alla luce della crescente crisi, ha rafforzato le spinte riformiste. Lega e Fratelli d’Italia, difatti, insistono sulle truffe e frodi oggetto di indagini delle Procure per dimostrare il suo fallimento e chiederne “una revisione integrale”.

Le proposte

Al di là di questo, però, non è chiaro se il Governo attuerà una parziale modifica del meccanismo o una sua totale rimozione. Quel che è certo è che le proposte sono diverse. In particolare, fonti di palazzo riferiscono che è negli interessi dell’attuale Premier reperire risorse da destinare ad altre priorità (es. caro energia) e affinare le tecniche di collegamento all’occupazione, tant’è che il viceministro del lavoro Claudio Durgion ha dichiarato:

La proposta che faremo al tavolo sarà quello di cominciare ad interagire per spronare queste persone a trovare il lavoro”.

In relazione a ciò, tra i vari cambiamenti potrebbe esserci l’istituzione di un assegno rinnovabile per periodi sempre più brevi e con importo a scalare, ma che, qualora il richiedente dovesse rifiutare la prima offerta lavorativa, non potrà essere più percepito. 

La propensione generale, dunque, sarebbe quella di optare per “una modifica”, come già annunciato dal Governo Draghi e auspicato da Confindustria e altre associazioni di impresa, sebbene Matteo Salvini spinga per una sospensione di sei mesi a chi è in condizioni di lavorare e ne ha già usufruito per 18 mesi.

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Diego Lanuto

Scritto da Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti e testate giornalistiche on line tra cui Metropolitan Magazine, ATuttoNotizie, M Social Magazine e Spyit.it. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa. Attualmente è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e addetto stampa del progetto "L'Amore Dietro Ogni Cosa - Andrea Crimi canta Simone Di Matteo".

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