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Sanremo 2024: il trionfo di Bertè e la consuetudine dell’Ariston (di Amadeus) | Commento alla prima serata

Una serata di debutto all’insegna della consuetudine targata Amadeus, ora ne restano altre quattro

Sanremo

Sarebbe potuto essere un martedì sera come un altro, un momento qualunque di quella boriosa routine settimanale che ci lascia, inevitabilmente, in trepidante attesa dell’arrivo del weekend. E invece, no. Sanremo è ufficialmente iniziato e così, fino al prossimo 10 febbraio, saranno le regole dell’Ariston a dettar legge nel Paese, non certo quelle di Giorgia Meloni (come se questo potesse fare alcuna differenza), e a ristabilire l’ordine delle priorità per la maggior parte degli italiani. Anche perché, sinceramente parlando, c’è chi non ne perde neanche una puntata, chi si diverte a scommettere e a fare pronostici sui propri preferiti con il FantaSanremo, chi preferisce di gran lunga snobbarlo e chi lo critica in maniera aspra. In altre parole, dall’ormai lontano 1951, anno in cui venne mandata in onda la primissima edizione, nessuno lo ignora mai del tutto e di conseguenza ognuno, a modo suo, contribuisce a far sì che venga seguito. E fidatevi, sarà così ancora per un po’ (almeno!). 

La prima serata di Sanremo tra attualità, sketch e occasioni mancate

Sanremo 2024: il trionfo di Bertè e la consuetudine dell'Ariston (di Amadeus) | Commento alla prima serata
Amadeus
Fonte: Web

Amadeus, per il suo quinto anno consecutivo (probabilmente l’ultimo!) alla guida della kermesse canora più importante del panorama discografico nostrano, ha scoperto le carte sin da subito e pare aver radunato a sé tutti quegli elementi necessari per un “mi apro alla chiusura” adatto alla fine di un capitolo televisivo sicuramente importante. Difatti, tra coloro che c’erano già stati e chi saliva per la prima volta su uno dei palcoscenici più ambiti d’Italia, passando per chi forse non avrebbe dovuto proprio esserci, riecheggiava sul teatro ligure un’aria intrisa di scanzonata nostalgia e apparente innovazione perfettamente in linea con quel progetto editoriale portato avanti per un quinquennio, ossia quello di creare una manifestazione in grado di parlare a tutti. Zlatan Ibrahimovic, apparso (quasi) a sorpresa in platea, ha scherzato sulla necessità di un rinnovamento della conduzione e della direzione artistica, ma chissà, a questo punto sarebbe meglio che ogni cosa rimanesse al suo posto. D’altronde, nonostante le varie novità apportate alla 74esima edizione, per adesso sembrerebbe esser cambiato poco o niente e le continue incursioni di Rosario Fiorello, per me ai limiti dell’inopportuno, ne sono una prova (una delle tante!). 

L’assenza dei monologhi e i richiami all’attualità

L’assenza dei monologhi, ad esempio, quelle parentesi retoriche riservate ai co-conduttori che si ergevano a veicoli di messaggi sociali nella speranza di poter risultare credibili, è stata prontamente colmata da gag studiate e intermezzi insperati che, volente o nolente, hanno svolto la medesima funzione. E a onor del vero, visto quanto accaduto lo scorso anno con Chiara Ferragni (QUI il mio commento al suo monologo dello scorso anno), non sarebbe potuta andare diversamente. 

Sanremo 2024: il trionfo di Bertè e la consuetudine dell'Ariston (di Amadeus) | Commento alla prima serata
Daniela Di Maggio
Fonte: Web

Basti pensare allo sketch del “preserbacino” a cura del co-conduttore di turno Marco Mengoni che, sebbene a mio avviso assomigliasse più al tutorial di Barbara d’Urso su come lavarsi le mani che ad altro, serviva a ricordare che, in fin dei conti, tutti i baci sono uguali, sulla scia di uno slogan inclusivo tipico di un Sanremo targato Amadeus. O ancora, alla presenza di Daniela Di Maggio, madre di Giovan Battista Cutolo, ragazzo ucciso in strada a Napoli dopo una lite. Giò Giò, come lo chiama il buon Ama, era un giovane musicista che, al pari di chiunque altro, coltivava un sogno, quello di prender parte all’orchestra del Festival, e il cui tragico ricordo è arrivato nel bel mezzo di una scaletta magari priva di una seriosità che sarebbe stata più coesa con il momento a lui dedicato, quasi fosse una nota stonata in uno spartito di Gregorio Allegri. Perché Cutolo, dopotutto, avrebbe voluto esserci davvero su quel palco un giorno, peccato che ci sia arrivato per ben altri motivi. 

Le performance

Parlando di scaletta, invece, la prima serata ha visto il debutto di tutti e 30 i brani in gara che, insieme alle esibizioni che li hanno accompagnati, hanno dato vita ad clima forse più da Festival Bar che da Festival della Canzone Italiana, privo di quell’eccessiva serietà che lo ha caratterizzato fino ad oggi e di quell’estenuante ricercatezza artistica di cui solamente Anna Oxa può farsi portavoce. E questo nonostante ci siamo stati comunque interessanti spunti di riflessione.

Quello di Dargen D’Amico in primis che, dopo aver seguito Onda alta, in uno slancio di attivismo inaspettato, ha lanciato un accorato appello per un “cessate il fuoco” a Gaza, condannando il silenzio omertoso di diverse nazioni, inclusa la nostra, e parlando di corresponsabilità. Un metodo semplice e diretto (per quanto inusuale nelle modalità) per porre, in mondovisione, gli attori della guerra (in merito alla quale Israele è stata condannata dalla Corte Internazionale dell’Aja per “genocidio”) di fronte alle proprie azioni. A seguirlo Fiorella Mannoia, scalza e fasciata in un abito con richiami nuziali, che ha portato in scena la sua Mariposa, una cumbia ballabile come incoraggiamento e dedica alle donne che in pochi sarebbero stati capaci di trasmettere con tanta semplicità, e che ha stra-meritato la standing ovation al termine della sua performance. E infine La Sad, un insolito trio emo-punk che a primo impatto avrebbe lasciato pensare ai più a gesti trasgressivi e ad interpretazioni decisamente fuori luogo per un prime-time su Rai1, ma che, al contrario, ha scelto di cantare su di un tema molto importante, di cui troppo spesso si sparla e al tempo stesso non si parla mai abbastanza: quello della prevenzione al suicidio.

Insomma, quel giusto equilibrio tra canzoni e artisti differenti seppur con intenti simili che sarebbe stato davvero bello ritrovare sul podio. E perché no, magari al posto di Mahmood, piazzatosi in quinta posizione con Tuta Gold, un pezzo che assolutamente non lascia gli stessi Brividi che potevano scaturire dall’ascolto del suo duetto con Blanco. O ancora, di Annalisa, colei che potrebbe essere definita la Taylor Swift italiana, che con la sua Sinceramente è riuscita ad accaparrarsi “solo” una modesta terza posizione. O della “Noia” di Angelina Mango, classificatasi seconda, la cui scalata al successo è stata a mio parere tanto veloce quanto precipitosa. Secondo, in effetti, ci avrei visto bene Mengoni in versione entertainer (oltre che per affiancare il padrone di casa, era all’Ariston nelle vesti di ospite musicale), il quale con il medley dei suoi più grandi successi, l’esecuzione dal vivo di Due Vite (brano che lo ha condotto alla vittoria lo scorso anno) e gli innumerevoli outfit sfoggiati nemmeno fosse uno dei più popolari divi hollywoodiani alle prese con dei repentini cambi di scena, è valso gran parte della serata. 

Sanremo 2024: il trionfo di Bertè e la consuetudine dell'Ariston (di Amadeus) | Commento alla prima serata
Loredana Bertè
Fonte: Web

Per concludere, in vetta alla classifica non avrebbe potuto figurare nessun’altro all’infuori di lei, Pazza di Loredana Berté, quella che “non ho bisogno di chi mi perdona, io faccio da sola“, benché, a dirla tutta, lei sia l’unica a cui possiamo perdonare realmente tutto, persino la scelta dell’outfit e il testo di un brano che, con ogni eventualità, non la rispecchia appieno!!!

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Diego Lanuto

Scritto da Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti e testate giornalistiche on line tra cui Metropolitan Magazine, ATuttoNotizie, M Social Magazine e Spyit.it. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa. Attualmente è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e addetto stampa del progetto "L'Amore Dietro Ogni Cosa - Andrea Crimi canta Simone Di Matteo".

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