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Sanremo: vince Angelina Mango, ma cos’altro rimane di questo Festival? | Commento

Una 74esima edizione ricca di polemiche che lasciano passare, inevitabilmente, la musica in secondo piano

Sanremo

E così, dopo cinque lunghe serate di esibizioni dal vivo, duetti commoventi e abbinamenti improbabili, rivelazioni inaspettate, aspettative disattese, dubbie ospitate e immancabili polemiche, il Festival di Sanremo si è finalmente concluso. Una 74esima edizione, quella terminata sabato 10 febbraio, che ha segnato la fine di un capitolo televisivo per Amadeus, direttore artistico e conduttore per ben cinque anni consecutivi, e che magari qualche altro segno, benché non strettamente legato alla gara in sé, lo ha pure lasciato. Tra propaganda politica e messaggi sociali fortemente attuali, passando per quegli sketch tranquillamente evitabili, capita spesso che la musica, quella che dovrebbe essere la sola ed unica protagonista della kermesse, passi in secondo piano e faccia da cornice a fatti, tematiche o parentesi all’apparenza anonime che assumono, volente o nolente, una maggior rilevanza, se non di significato, quantomeno mediatica.  

Pillole di Sanremo 2024

Quest’anno il Festival della Canzone Italiana ha visto salire sul podio Angelina Mango, figlia del celebre artista Pino Mango. Tuttavia, la sua vittoria, insieme a quelle del Premio della Sala Stampa-Web-Tv intitolato a “Lucio Dalla” e del Premio “Giancarlo Bigazzi” alla miglior composizione musicale, sebbene dovrebbe, non costituisce il solo argomento degno di nota, specialmente se paragonato a tutti quei momenti, più o meno importanti, che hanno richiamato in maniera particolare (alle volte più del dovuto) l’attenzione del pubblico e perfino degli addetti ai lavori, suscitando reazioni altrettanto singolari. 

Amadeus, come già anticipato, è stato in grado di confezionare una manifestazione capace di rivolgersi a chiunque, seppur non sempre nel migliore dei modi, portando avanti quel progetto editoriale avviato cinque anni fa. Il suo sipario ormai si è chiuso e non si riaprirà prima del prossimo anno, probabilmente con un nuovo padrone di casa, ma è sull’onda del ritmo scelto da lui che gli strascichi dell’Ariston continueranno ad animare la platea. In effetti, artisti contemporanei e stelle dell’età d’oro della musica italiana, il perpetuo raffronto tra passato e presente, le tendenze dell’ultimo minuto e quelle gag studiate che di comico avevano ben poco, gli slogan dal facile consenso e i messaggi più impegnati (o che perlomeno provavano ad esserlo), sono stati gli ingredienti funzionali per una ricetta sanremese che potesse essere assaporata, degustata, rifiutata e vissuta da milioni e milioni di spettatori, non senza alcune derive esasperate o sofferte.

Conseguenze, quest’ultime, che danno l’impressione di un effetto ottenuto completamente opposto a quello che ci si augurava e che relegano ciò che dovrebbe contare davvero ai margini di una vetrina su cui si potrebbe mostrare molto di più. 

Perciò, cos’è che ci rimane di questo Sanremo 2024?

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Giovanni Allevi
Fonte foto: web
  • Sicuramente non l’insegnamento di gratitudine e grandezza umana che il Maestro Giovanni Allevi ha provato a regalarci. La sua lotta contro la malattia e quell’irrefrenabile voglia di continuare a suonare, a sperare, a vivere, dovrebbero rammentarci del valore delle piccole cose, di quell’essenziale di cui lui in prima persona ha imparato a fare tesoro. E invece, siamo ancora qui a discutere di televoto truccato, di un presunto razzismo partenopeo insignito nel DNA degli italiani e di una censura perpetrata su quella che in molti definiscono TeleMeloni, dimenticando, magari per un attimo, che Sanremo rimane una gara canora e che qualcuno che canta deve pur vincere, lo stesso qualcuno su cui si dovrebbe focalizzare maggiormente l’attenzione. Che non sia il nostro artista del cuore, poi, questa è un’altra storia!
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Ghali e Dargen D’Amico
Fonte foto: web
  • Che artisti come Ghali e Dargen D’Amico, a prescindere da quali siano le idee di ciascuno, dopo aver semplicemente invocato la Pace e il “Cessate il fuoco” per una terra in cui si combatte da fin troppo tempo, debbano sentirsi in dovere di ritrattare le proprie convinzioni o addirittura scusarsi, venendo bollati come incitatori di odio e accusati di far politica su di un palcoscenico dal quale, a detta di molti, quest’ultima dovrebbe tenersi lontana. Ebbene, che ci piaccia oppure no, la musica è una di quelle tante forme d’espressione dell’epoca e della società ad essa contemporanee, pertanto, per quanto ci si provi, è inevitabile che in alcuni momenti la distinzione tra palco e realtà venga meno.
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John Travolta
Fonte foto: web
  • Che non importa che tu sia John Travolta, un volto cult del panorama cinematografico hollywoodiano e un attore conosciuto in tutto il mondo perché, evidentemente, la fama non è tutto. Anche tu, al pari di chiunque altro, devi passare per situazioni o circostanze ai limiti dell’imbarazzo e fartele andare pure bene. Peccato solo, però, che non tutti abbiano la possibilità di firmare liberatorie per scaricare quei momenti nel dimenticatoio e sperare che nessuno li trovi più. Dopo quanto accaduto con lui, infatti, mi sarei aspettato di vedere Fiorello e Amadeus vestiti da gladiatori per accogliere Russell Crowe, ma fortunatamente niente di tutto questo è successo. 
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Loredana Bertè
Fonte foto: web

 

  • Che ci sono voluti ben 27 anni di esclusioni e occasioni mancate per riportare i Jalisse all’Ariston, seppur con una piccola comparsa, e 12 partecipazioni alla kermesse canora per assegnare a ad una cantante del calibro di Loredana Bertè il Premio della Critica intitolato a sua sorella Mia Martini. In altre parole, finché c’è vita, c’è speranza!

 

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Teresa Mannino
Fonte foto: web
  • L’assenza di monologhi ha fatto apparire la presenza dei co-conduttori completamente non necessaria, tanto da far quasi rimpiangere la retorica fast-food di Chiara Ferragni dello scorso anno. Nella seconda e nella terza serata, ad esempio, c’è voluto un conduttore per presentare i co-conduttori, che a loro volta hanno presentato i cantanti non in gara i quali avrebbero dovuto presentare gli artisti che dovevano esibirsi. Roba che Angelo Branduardi avrebbe potuto travi facilmente ispirazione per dare Alla fiera dell’Est un giusto sequel.
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Cast di Mare Fuori all’Ariston
Fonte: Web
  • Che ogni scusa sembra buona per strizzare l’occhio al MeToo e contro-alimentare, a parer mio, quella disparità di genere che si vorrebbe così disperatamente eliminare. Dalle pillole d’amore lette dal cast di Mare Fuori in memoria delle vittime di femminicidio (come se l’amore avesse qualcosa a che fare con la violenza, ma va benissimo ugualmente) alle innumerevoli dediche delle artiste in gara alle donne, un’insistenza ridondante su un tema bellissimo che, purtroppo, pare svilire gli intenti di chi se ne fa portavoce, causando uno spiacevole accostamento a quella mera voglia di cavalcare l’onda dell’ultima tendenza sociale del momento e stridendo con l’assenza di una conduttrice e direttrice artistica donna da oltre 10 anni. L’ultima a ricoprire il ruolo di anfitrione, in effetti, è stata Antonella Clerici nell’ormai lontano 2010. 
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Ricchi e Poveri
Fonte foto: web
  • Che non è mai troppo tardi per rimettersi in gioco senza prendersi troppo sul serio e dimostrare che quei numeri tanto cari alle nuove generazioni, alle volte, sono solamente questo: numeri. Lo sanno bene I Ricchi e Poveri, apparsi più giovanili dei giovani stessi in gara e divenuti virali con la loro Ma non tutta la vita, e anche Lorella Cuccarini, che con la sua performance ha ricordato a tutta la macchina sanremese cosa significhi sapersi presentare di fronte alle telecamere ed essere “un vero animale” da palcoscenico. 

 

  • Che quando le proprie aspettative vengono disilluse, il buon senso va letteralmente a farsi benedire. Basti pensare al mare di reazioni negative e un po’ eccessive che ha scatenato la mancata vittoria di Geolier. Meritava il primo posto? A mio parere no (ma i gusti rimangono gusti), così come non meritava nemmeno di essere accolto da fischi e urla, perché il dissenso può esser mostrato senza il bisogno di mortificare un ragazzo, che rimane comunque bravo in quello che fa, in mondovisione. È vero che il giovane partenopeo ha raccolto il 60% delle preferenze da casa, eppure dovrebbe essere chiaro che il televoto non è sufficiente a decretare il vincitore. Esso, difatti, ha un peso del 34% che va calcolato in media insieme al 66% del peso del voto della Sala Stampa e della Giuria delle Radio. Dovrebbero saperlo più o meno tutti, o perlomeno il deejay navigato Luigi Mastroianni, che al grido di giustizia per la mancata rivalsa del suo beniamino, ha tirato in ballo il voto dell’orchestra (inesistente) e quello della giuria demoscopica (smantellata proprio quest’anno), e l’artista più che rodato J-Ax, secondo cui sarebbe arrivato il momento di abolire tutte le giurie. Ma se in un contest canoro, aggiungerei di questa portata, non ci sono anche degli esperti del settore ad esprimere le proprie valutazioni, che contest canoro è? È pur sempre Sanremo, mica La Corrida!

Che dire, del Festival rimangono tante cose e poco o niente relativo alla musica. Ci sono le critiche, il body shaming a Big Mama, la rivolta napoletana, Amadeus che se ne va e l’eredita che lascia dietro di sé, case, libri, auto, viaggi, tutti quei fogli di giornale utilizzati per parlare dell’evento musicale dell’anno e quell’amarezza, la medesima che deve aver provato Annalisa quando è stata svelata la Top5 finale, per ciò che sarebbe potuto essere e che forse, alla fine, non è stato. 

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Diego Lanuto

Scritto da Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti e testate giornalistiche on line tra cui Metropolitan Magazine, ATuttoNotizie, M Social Magazine e Spyit.it. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa. Attualmente è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e addetto stampa del progetto "L'Amore Dietro Ogni Cosa - Andrea Crimi canta Simone Di Matteo".

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