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Three Mone (alias Giovanni Vernia), il trapper rivelazione dell’anno | Intervista

Dopo il suo debutto sulla scena musicale italiana, il trapper “che mancava” ha deciso di raccontare e raccontarsi in esclusiva per voi su VanityClass

Three Mone
ph: Stefano Federici

Sempre sul pezzo, con un’innata propensione ad “uscire le rime“, ma più di ogni altra cosa “vero“, Three Mone è il trapper rivelazione dell’anno. O almeno, è così che a lui piace presentarsi. Registrato all’anagrafe come Pasquale Giovinazzo, nato e cresciuto a Baranzate, da padre pugliese e madre siciliana trapiantati in Lombardia, del suo trascorso, in realtà, non si sa molto. Da piccolo non era tra i più brillanti della classe, sebbene si sia “specializzato” nella prima elementare e nella terza media (ripentendole). Ma al contrario, covava una certa passione per la musica, in particolare per la trap, motivo che poi lo ha spinto a lasciare definitivamente gli studi. Non a caso, dopo aver terminato la scuola dell’obbligo, ha iniziato a lavorare nella ditta dello zio in qualità di apprendista elettricista ed è proprio grazie a questo cambio di rotta che ha finalmente avuto l’occasione che aspettava. 

In una giornata lavorativa qualunque, infatti, mentre svolgeva un intervento di manutenzione a Cinisello Balsamo nello studio musicale di Frankie Frank, noto ghost producer di artisti come Shalbo, Gemito e Ghallo tra gli altri, un vocalist, che avrebbe dovuto incidere le parti cantate su una traccia trap, tarda ad arrivare e Pasquale si fa avanti, proponendosi al suo posto. Il risultato entusiasma talmente tanto il produttore che quest’ultimo decide di avviare una collaborazione con lui. Insomma, una casualità trasformatasi in una circostanza fortuita, non solo perché data dal fatto di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, ma anche (e soprattutto) perché ha permesso ad una personalità sicuramente sui generis di “emergere”. 

Difatti, quel che ne vien fuori è un profondo sodalizio artistico che lo porta dapprima a sfornare piccoli pezzi su TikTok e subito dopo a registrare il suo primo singolo dal titolo Stone Hate. Si tratta di brano dal testo forte, che ripercorre il disagio interiore di un artista che sa di avere tutte le carte in regola per avere successo, ma si scontra quotidianamente con l’alienazione della periferia da cui proviene. Del resto Three Mone, interpretato dal comico Giovanni Vernia, il Jonny Groove di Zelig per intenderci, che estremizza e parodia (persino nel linguaggio) i tratti più comuni di quegli artisti che fanno capo ad un genere straordinariamente in voga negli ultimi tempi, è proprio uno di quei personaggi che mancavano sulla scena nostrana.

Per questo motivo, lo abbiamo raggiunto telefonicamente e abbiamo deciso di intervistarlo per voi.  Buona lettura! 

Three Mone (alias Giovanni Vernia), il trapper rivelazione dell'anno | Intervista
Copertina ufficiale del singolo “Stone Hate” di Three Mone
Foto per gentile concessione dell’Ufficio Stampa 361comunicazione

Three Mone – L’intervista

Buon pomeriggio Three Mone e benvenuto tra le pagine di VanityClass. Alcune settimane fa hai esordito nel panorama discografico italiano con il tuo primo singolo. Ma, prima di questo, lavoravi come elettricista. In che modo sei finito ad occuparti di musica?

Guarda bro’, ti ringrazio molto che hai uscito questa notizia su di me. Ci tengo a raccontare e a far emergere la mia storia. Sono cresciuto ai palazzi di Baranzate e non sono mai stato, anche crescendo lì, uno che si accontentava. Ho sempre voluto venire fuori e la mia rivalsa è arrivata con la musica, specialmente con la trap. Uscivo continuamente delle rime pazzesche quando stavo con gli amici. A scuola, poi, andavo malissimo, quindi ho cominciato a fare l’elettricista con mio zio.

Un giorno dovevamo far un intervento nello studio di un famoso producer a Cinisello di nome Frankie Frank, un pezzo grosso che conoscono tutti, ha fatto un botto di cash con gente grossa come Scialbo, Gemito e Mack&Coka. Mentre eravamo lì, quelli dello studio avevano bisogno di una traccia vocale. Quello che doveva uscire le voci, però, non arrivava. E allora ho detto: “Oh raga, ci posso provare io?”. Chiaramente, mio zio ha subito risposto: “Ma che ci vuoi provare te che sei un trimone”. Io ho insistito e così, niente, esco le rime e Frankie impazzisce. Lui mi fa: “Bella zio”. Ed io: “Bella bro”. Siamo andati avanti in questo modo per mezz’ora. Ad un certo punto, mi ha detto: “Bella frate”. Ed è stato in quel momento che ci siamo convinti a lavorare insieme, dando vita al nostro solidazio.

È avvenuto tutto per caso quindi…

Si è nato dal caso, ma diciamo che me la sono anche cercata. Ho sempre avuta questa voglia di rivalsa. L’occasione era apparecchiata bene, me la sono guadagnata.

Hai avuto l’opportunità di mettere a frutto una passione che ti accompagna da tutta la vita. Ciò nonostante, hai mai intrapreso, o magari pensato di farlo, un percorso di studi in musica? 

Beh, come potete sentire no. Nel nostro campo, alla fine, il canto conta poco. C’è l’autotune che ci aiuta! (ride)

Cosa pensano i tuoi familiare cosa pensano di questa nuova strada che hai deciso di intraprendere?

Sono tanto fieri di me, visto che sto uscendo il mio talento. Sanno che, fin da piccolo, ho questa carta in più da giocarmi, perché rispetto agli altri io sono più “Stone Hate”. I miei “colleghi” trapper hanno qualcosa di “Stone Hate”, ma dentro di me io sono molto più “Stone Hate” di loro e questo il mondo lo deve sapere.

Come nasce il tuo nome d’arte “Three Mone”? Lo hai scelto tu?

No, non l’ho scelto io. Al contrario, l’ha scelto la gente dei palazzi. Tutti quanti, quando mi vedevano in giro per Baranzate, mi dicevano che ero un “trimone”. Un termine un po’ alla pugliese, lì hanno tutti questa cadenza. Difatti, ho sempre pensato che la città si chiamasse Baranzate perché son tutti di Bari. (ride) Ma comunque, tornando a noi, è nato in questo modo, in una maniera molto semplice, più precisamente quando ho deciso di usare quel dominio che mi hanno affibbiato.

Perché ti chiamavano “trimone”? Che cosa vuol dire?

Diciamo che è un insulto un po’ bullo. In dialetto pugliese vuol dire che sei uno “scemo”. Insomma, non è certo un attestato di stima. Tuttavia, ho voluto usare proprio questo nome per far vedere a tutti che, in realtà, quello che hanno sempre ritenuto un trimone conquisterà la scena e farà un sacco di cash. E loro, invece, rimarranno soltanto quelli che mi insultavano.

Una rivalsa a 360° la tua, visto che hai perfino trasformato un nomignolo dialettale (“trimone”) in uno pseudonimo di risonanza “internazionale” (per l’appunto “Three Mone”). Ritieni che ci sia la possibilità di ascoltare qualche tua canzone in inglese?

Oddio, all’inizio ci avevo pensato, ma poi non ci sono riuscito. Sono una scarpa in italiano, figuriamoci in inglese! (ride)

Prima hai detto di essere “molto più Stone Hate degli altri” e, neanche a dirlo, Stone Hate è il nome del tuo brano di debutto, uscito su tutte le piattaforme lo scorso aprile. Ti va di raccontarci di cosa parla? 

Ma certo. “Stone Hate” parla della mia vita ai palazzi, di un ragazzo che vuole uscire ed emergere, con una grande voglia di rivalsa sociale. Questo è “Stone Hate”, praticamente ci ho messo dentro tutta la mia vita.

E i tuoi fan cosa ne pensano? 

Che è Stone Hate, dicono “è proprio Stone Hate quello che canti”. 

Sei un’emergente. Qual è, secondo te, l’ingrediente segreto per sfondare al giorno d’oggi?

Eh, devi essere vero e devi avere qualcosa da raccontare. In altre parole, non devi essere un fake. Ci sono tanti artisti che al giorno d’oggi, purtroppo, sono dei fake. Dicono di aver vissuto ai palazzi e poi non ne hanno mai visto neppure uno in tutta la loro vita. In linea generale fanno parte dei quartieri ricchi, di quelli già apparecchiati, di quelli col cash. Io invece, fraté’, c’ho vissuto e sono vero. Perciò, a differenza di tanti altri, so di cosa di parlo.

Ritieni che tra i trapper italiani ci siano dei “fake”?

Secondo me sì, ce ne sono pure parecchi, specialmente quelli “grossi”. Avevano già il cash, erano già apparecchiati dall’inizio, non si sono fatti da soli come me. 

Dunque non collaboreresti con nessuno di loro? 

Beh, sai, loro sono già sulla loro strada. Io voglio far da solo. Ma comunque, se c’è da fare delle collaborazioni, preferisco farle con nomi che hanno una realtà più vera alle spalle, un po’ come la mia. Ad esempio KaoCaptive, Mack&CoKa oppure scialbo Scialbo. Questi sono nomi di un certo peso della scena con cui vorrei lavorare. Sarebbe proprio bello, chissà, magari fare un pezzo anche un po’ più pop, visto che è un ambito che mi piacerebbe esplorare.

C’è un altro genere, invece, per cui simpatizzi? Non so, ad esempio, il rap. Cosa pensi dei rapper nostrani? C’è qualcuno con cui lavoreresti?

Innanzitutto, per il rap devo ammettere che mi piace molto il mood americano. Ho sempre ascoltato gente del calibro di Notorius e Dr. Dre. Insomma, roba di un certo livello. In italia, secondo me, i numeri uno sono Fabri Fibra e Marracash. Con loro lavorerei volentieri! Si tratta pur sempre di artisti che escono rime di peso, che hanno fatto la vita dei palazzi, la vita vera. Li rispetto, bro’. 

Spesso molti artisti, tra cui anche diversi trapper, si prestano alla televisione. Se dovessero proportelo, parteciperesti ad una trasmissione o ad un talent show?

Guarda, dipende tutto da una cosa. Se mi danno il cash, vado. Se non mi danno il cash, non ci vado. È inutile che stiamo intorno a girarci e a nasconderci, diciamolo chiaramente. Siamo qui per questo, no?!

Al momento sei al lavoro su un nuovo pezzo che farà da seguito a “Stone Hate”?

Sì, sto per uscire un nuovo pezzo. Lo avevo scritto un po’ di tempo fa con Frankie, ma poi lo avevo sparito in un cassetto e ora l’ho finalmente ritrovato. Sarà una canzone di protesta, incentrata su quello che a volte nascondiamo e non vogliamo far vedere agli altri, perché siamo spaventati e ci vergogniamo di essere oggetto di burle e giudizi di chi invece la vergogna non la conosce proprio. Il titolo, non a caso, sarà “So sceim”.

E quando uscirà?

Ci stiamo lavorando, penso a breve, sicuramente prima dell’estate. Ha qualche atmosfera un po’ reggaeton, una cornice tutta molto sole, molto spiaggia, molta allegria. Insomma, adatta alla stagione che arriva. Sarà di certo diverso da “Stone Hate”, che è più scena, sarà più main-stream.

Parlando di estate che si avvicina, hai in programma degli spettacoli dal vivo?

Si, stiamo preparando il “Three Mone Tour”. Adesso stiamo fissando le date e le location. Ad esempio, abbiamo già un parcheggio dell’autogrill di Cinisello dove sono interessatissimi al mio live e che certamente sarà tra le tappe della tournée. Ma ci sono altri appuntamenti che stiamo fissando, ci stiamo lavorando. Restate in attesa!

Un’ultima domanda. Scorrendo la tua pagina Instagram, è impossibile non notare un tuo post contro Giovanni Vernia. Perché te la sei presa con lui?

Ma raga’, perché tutti mi dicono che assomiglio a Giovanni Vernia. Al contrario, siamo due persone diverse, agli antilopi proprio. Lui è il giorno, io sono la notte. Lui il Sud ed io l’Est. Io sto uscendo tutte le mie qualità per cercare di farmi la mia strada nella musica, prendo questa cosa molto seriamente. Lui, invece, prende tutto a barzelletta, non c’è “seriezza” in quello che fa. Non mi piace scherzare o prendere in giro gli altri. Lui, invece, lo fa continuamente, anche con me e con le mie cose. Prende di mira il mondo. Fosse per lui, ci sarebbe da ridere su tutto. E poi, uscisse qualcosa di suo, invece di fare la parodia degli altri. Ci vuole originalità nelle cose, non si può prendere in continuazione da qualcun altro ed è proprio questo quello che voglio fare io!

Di seguito, il video ufficiale di “Stone Hate”: 

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Scritto da Diego Lanuto

Diego Lanuto, classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza', amante della scrittura e non solo. Appassionato di danza, lettura, cinema, spettacolo e tanto altro!

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