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Valentina Palmeri e la prima legge europea sull’agroecologia: una rivoluzione gentile dalla Sicilia al Mediterraneo | INTERVISTA

In vista di AEMED, 1° Congresso Mediterraneo di Agroecologia che si svolgerà ad Agrigento (Capitale della Cultura 2025), dal 9 al 12 giugno, la naturalista si fa portavoce di una norma che auspica ad un modello cooperativo anziché competitivo

Valentina Palmeri

In un mondo che sembra aver imboccato una strada senza via d’uscita, c’è una Sicilia che resiste. Una terra ricca di opportunità e potenzialità che ama, sogna, progetta e tenta di costruire un futuro diverso, nella speranza di riuscire a trovare quell’alternativa alla quale i più sembrano aver ormai rinunciato. Una regione che non si arrende all’abbandono delle aree interne, alla desertificazione agricola, né ad un modello economico basato su sfruttamento e dipendenze. Insomma, una comunità che, grazie all’impegno di persone come Valentina Palmeri, ha scelto di rispondere alle sfide del presente con la scienza, la cooperazione e la cura del territorio.

Naturalista, già deputata regionale, Palmeri è stata infatti la promotrice della prima legge europea sull’agroecologia, facendo della sua terra d’origine non solo un laboratorio di pratiche sostenibili, ma anche (e soprattutto) un punto di riferimento per tutto il bacino del Mediterraneo. Un percorso iniziato dal disagio e dalla consapevolezza, e trasformato in proposta concreta: un’economia fondata sulla rigenerazione ambientale, sulla salute collettiva e sulla giustizia sociale.

Un’autentica missione, dunque, di cui il Primo Congresso Mediterraneo di Agroecologia (AEMED) rappresenta una sorta di evoluzione naturale. Difatti, l’evento, che si terrà dal 9 al 12 giugno prossimi proprio ad Agrigento, Capitale Italiana della Cultura 2025, prevedrà, accanto ad una parte scientifica di altissimo livello, uno spazio espositivo e divulgativo pensato per tutti, l’Agroecology Open Space, dove arte, storytelling e buone pratiche dialogheranno per raccontare l’antica alleanza tra l’uomo e la natura, cercando di sensibilizzare quante più persone possibili sul tema. 

Proprio per questo, abbiamo deciso di ripercorre insieme a Valentina le origini di una legge pionieristica e la visione più ampia di un modello che aspira a trasformare la produzione del cibo in uno strumento di pace, fondato su cooperazione e rinascita, anziché sulla competizione.

Buona lettura!

Valentina Palmeri – Intervista

Valentina Palmeri e la prima legge europea sull'agroecologia: una rivoluzione gentile dalla Sicilia al Mediterraneo | INTERVISTA
Valentina Palmeri/Credit: foto per gentile concessione dell’Ufficio Stampa 361ComunicAzione di Mauro Caldera

Buongiorno Valentina e benvenuta tra le pagine di VanityClass. Deputata regionale, naturalista e attivista, sei la promotrice della prima legge in Europa in ambito agroecologico. Prima di arrivare a parlare del lavoro svolto per arrivare all’approvazione di tale normativa, però, ti va di raccontarci qualcosa di te? Da dove nasce il forte senso di responsabilità nei confronti della tua terra, la Sicilia?

Tutto è iniziato da una sensazione: sentivo che qualcosa non funzionava. I numeri sulla salute, l’ambiente, la qualità della vita nelle zone rurali raccontavano una realtà preoccupante, fatta anche di abbandono delle aree interne. Da naturalista, ho sempre avuto una certa sensibilità verso questi temi, ma è stato soprattutto il disagio vissuto in alcuni territori che mi ha spinto ad approfondire l’agroecologia. 

Non volevo fermarmi alla denuncia. Avevo bisogno di un approccio concreto, e l’agroecologia mi è sembrata la strada più efficace per coniugare ambiente, salute, economia locale e giustizia sociale. Questo percorso non l’ho fatto da sola, naturalmente. Mi sono aperta all’ascolto, ho costruito una comunità. È stato un viaggio, più che una battaglia, che ha unito la mia vocazione naturalistica alla necessità di costruire un modello economico virtuoso per la Sicilia.

Questa visione ha influenzato anche le tue scelte di vita, private e professionali?

Sì, sicuramente. Il mio impegno ambientalista ha sempre orientato il mio percorso, perfino quello politico. Facevo parte della Commissione Ambiente e oggi, anche fuori dalle istituzioni, continuo a lavorare nel campo della tutela e del monitoraggio ambientale. È una missione che non si è mai interrotta.

Entriamo nel merito della legge allora. Di cosa si tratta nello specifico?

La legge in questione mira ad incentivare la transizione verso il modello da noi proposto. In pratica, un’azienda agricola convenzionale, che utilizza pesticidi e concimi chimici, può accedere a fondi europei, come quelli del PSR, per convertirsi alle pratiche adeguate alle nuove normative. Se l’azienda possiede già i parametri pre-stabiliti, inoltre, riceve comunque riconoscimenti e premi economici. La differenza principale rispetto al biologico e all’impostazione precedente sta nella modalità di riconoscimento. Non c’è una certificazione classica, ma un tecnico agronomo o un perito agrario che valuta direttamente l’impresa e si assume la responsabilità della validità della struttura alla conversione ad un impianto di stampo agroecologico. Questo semplifica molto la burocrazia.

Per di più, tale conversione, o in qualunque modo preferiamo chiamarlo, non si limita ad evitare le sostanze più tossiche, ma punta ad arricchire la biodiversità attraverso siepi, piante mellifere, coperture arboree, razze e sementi autoctone, a seconda della tipologia aziendale. Ci sono poi pratiche facoltative premianti, come il riutilizzo dell’acqua piovana, che contribuiscono a creare una connessione più stretta tra il settore agricolo, l’ecosistema e il territorio.

Quali ostacoli hai incontrato nella redazione e nella promozione di suddetto provvedimento?

A dire il vero ce ne sono state alcune. Basti pensare che è esistita una prima versione della legge, presentata nel 2017, che era ancora più rigida di quella attuale. Difatti, prevedeva divieti sull’uso di sostanze tossiche come il glifosato. Tuttavia, questa impostazione rischiava l’impugnazione da parte dello Stato, soprattutto per la questione della libera circolazione dei pesticidi. Per evitare conflitti istituzionali, abbiamo riscritto la legge in una versione più incentivante.

Un’altra difficoltà è stata il disallineamento tra le priorità dell’ambiente e quelle della politica o dell’economia. Non è stato semplice trovare un punto di equilibrio, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e la legge è stata approvata all’unanimità. Un risultato che mi ha dato grande soddisfazione!

Valentina Palmeri e la prima legge europea sull'agroecologia: una rivoluzione gentile dalla Sicilia al Mediterraneo | INTERVISTA
Costa della Sicilia/Credit: foto per gentile concessione dell’Ufficio Stampa 361ComunicAzione di Mauro Caldera

Un traguardo che ha avuto senza ombra di dubbio un impatto, visto che dall’approvazione della legge prende le mosse il primo Congresso Mediterraneo di Agroecologia, che si terrà dal 9 al 12 giugno proprio in Sicilia, ad Agrigento. Ci sarà anche lei?

Sì, parteciperò attivamente. Dopo la mia esperienza istituzionale, è nata l’associazione ‘Coordinamento Agroecologia’, di cui sono vicepresidente. Collaborerò con entusiasmo a questo evento, che avrà anche una dimensione divulgativa e partecipativa essendo la sensibilizzazione dei cittadini un aspetto fondamentale in un disegno che, mi auguro, possa diventare ben più ampio di quanto è attualmente. 

Cosa si aspetta da questo appuntamento?

Spero che possa catalizzare l’attenzione delle istituzioni verso questi temi e stimolarne l’interesse, favorendo una convergenza mediterranea sulle scelte future. L’obiettivo è passare da un modello competitivo ad uno cooperativo. Credo che la Sicilia, per la sua storia, identità e posizione geografica, può guidare questo cambiamento. Il fatto che sia stata la prima regione d’Europa ad approvare una legge di questo tipo e ad ospitare il congresso è già un segnale piuttosto forte, no?

Prima hai accennato alla sensibilizzazione dei cittadini. Quanto reputi importante il loro coinvolgimento in questo percorso?

È fondamentale. In passato abbiamo riscontrato molto scetticismo, ma, per fortuna, anche una forte domanda di informazione e partecipazione. Il coinvolgimento diretto della comunità serve ad aumentare la consapevolezza e a dare coraggio a chi opera già secondo modelli virtuosi. Non vogliamo un ritorno al passato o il ristagnamento in un presente statico, ma di un’alleanza tra sostenibilità e innovazione che conduca verso un futuro ricco di potenzialità e opportunità che, al momento, non sfruttiamo ancora appieno. 

Da cittadina quale sei anche tu, dunque, ritieni sia imperativo impegnarsi in prima persona laddove le istituzioni, qualunque sia la motivazione, non riescono a venire incontro alle necessità del territorio?

Certo che sì. Non possiamo aspettare. Se ci fossimo basati solo sui tempi e sugli incoraggiamenti delle istituzioni, non avremmo ottenuto nulla. Ci siamo mossi con ambizione, forse anche seguendo sogni che alcuni ritenevano estremi, ma sempre con pazienza e concretezza. I sogni devono essere grandi, ma i passi devono essere misurati. Questo vale tanto a livello regionale quanto nazionale, dove i tempi sono senza ombra di dubbio più lenti. Tuttavia, credo che siano maturi per un cambiamento reale, è questo il momento in cui dobbiamo darci maggiormente da fare. 

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Diego Lanuto

Scritto da Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza'. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti e testate giornalistiche on line tra cui Metropolitan Magazine, ATuttoNotizie, M Social Magazine e Spyit.it. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa. Attualmente è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e addetto stampa del progetto "L'Amore Dietro Ogni Cosa - Andrea Crimi canta Simone Di Matteo".

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