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Vicinato, quando la convivenza incontra la legge | Voce al Diritto

“Caro vicino, ti denuncio!”

Vicinato

La scorsa settimana, per dispetto, il mio vicino di casa ha parcheggiato la sua automobile davanti al mio garage per non farmi uscire. Gli ho chiesto di spostarla perché dovevo andare al lavoro e con arroganza mi ha risposto che non ne aveva voglia. Quant’è difficile avere un vicinato del genere. E ora, voglio portarlo in tribunale.

Come risolvere i problemi di “vicinato” secondo la legge

Gentile lettore,
le controversie di vicinato sono purtroppo uno dei motivi più frequenti di lite davanti ai Giudici.

Sono oltretutto vicende che incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone, con discussioni, offese, ripicche e angherie che possono proseguire anche per anni, minando fortemente il quieto vivere di intere famiglie. Nei loro sviluppi peggiori, le controversie di vicinato si trasformano in veri e propri reati.

In particolare, il comportamento del Suo vicino, così come da Lei descritto, configura il reato di violenza privata, previsto e punito dall’art. 610 codice penale. Recita infatti l’art 610 cp: “chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare o omettere qualche cosa, è punito con la reclusione fino a quattro anni”.

La Suprema Corte di Cassazione ha affermato che risponde del predetto reato di violenza privata anche chi posiziona volontariamente la sua automobile in modo da impedire i movimenti dell’altrui veicolo (Cass. n. 7592/2011, n. 8425/2013, n. 1912/2018).

Quindi, caro lettore, Lei può sporgere denuncia contro il Suo vicino di casa, tramite un avvocato di Sua fiducia o anche da solo, ad esempio recandosi in un Commissariato della Polizia di Stato o in una Caserma dei Carabinieri e dichiarando di volere denunciare il fatto.

La denuncia può essere la soluzione più opportuna specie se si teme che fatti dello stesso genere si possano verificare anche in futuro, in quanto, in casi come questi, la cosa peggiore da fare è subire in silenzio.

Filippo Testa

Scritto da Filippo Testa

Filippo Testa, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma nel 1999.
Concluso il tirocinio forense, nel 2002 supera l’esame di abilitazione di avvocato presso la Corte di Appello di Torino e viene insignito della Toga d’onore della Fondazione Torta quale iscritto all’Ordine degli Avvocati di Asti per aver conseguito il miglior punteggio all’esame di Stato.
Nel 2016 si iscrive all’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni Superiori.
Attivo in diversi ambiti del diritto, ha recentemente conseguito un Master di specializzazione in Diritto dello Spettacolo.
Da sempre attento alle tematiche di difesa delle donne vittime di violenza e stalking ed alla loro tutela in ambito giudiziario.
Convinto animalista, si batte da sempre per la protezione e il riconoscimento dei diritti degli animali e, anche per questo motivo, sostenitore della dieta vegana.

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