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Energia. La rinegoziazione dei contratti di imprese e famiglie

L’inflazione nel nostro Paese è spinta solo dai prezzi dell’energia. Intervista a Francesco Megna

Energia. La rinegoziazione dei contratti di imprese e famiglieSentiamo il parere di Francesco Megna
Referente Commerciale in banca – esperto del settore

“L’assimilazione dei rincari dell’energia nei margini delle imprese dimostra come mai l’inflazione in Italia sia ancora bassa. L’impatto e i contraccolpi che questi aumenti avranno nelle prossime settimane sul 35% delle imprese incideranno sull’utile netto tra 5 e 10 punti, mentre per il 25% graveranno tra 15 e 20 punti. Oltre il 50% delle aziende ha infatti sottoscritto contratti a prezzo variabile a fronte del 45% circa protetto da prezzo fisso. In ogni caso quasi la metà delle aziende interessate da un contratto a prezzo fisso ha in essere un prezzo medio di rifornimento di oltre E120/MWh pari ad un inasprimento del 100% rispetto al prezzo medio dell’elettricità nel 2019”.

Come si consolideranno gli aumenti dell’energia elettrica?

“La maggioranza delle imprese titolari di un contratto a prezzo fisso si troverà a rinegoziarlo prima della fine dell’anno. In considerazione quindi delle importanti tensioni che attraversano il mercato dell’energia è plausibile attendersi a fine 2022 una rinegoziazione di circa E180/MWh pari a una crescita del 200% rispetto al 2019. Un aumento che costringerà alcune attività a rivedere i propri budget previsionali. Sulla scorta poi di recenti rilevazioni, le piccole aziende pagano l’energia elettrica il 65% e il gas il 125% in più delle grandi. L’aumento del differenziale è riconducibile alla riforma degli energivori che prevede un costo agevolato dell’energia elettrica per le grandi imprese”.

E il gas?

“Per il gas invece il divario è riconducibile al fatto che le grandi aziende ricevono offerte ad hoc con una tariffa privilegiata. Occorrerebbe intervenire sui fattori fiscali e parafiscali della bolletta elettrica e del gas naturale, incrementando il livello di esenzione per i settori della manifattura, specialmente i comparti energivori a rischio delocalizzazione; incrementare la produzione nazionale di gas naturale e riequilibrare l’organizzazione di rifornimento del Paese. L’impatto sui costi è più alto nei comparti che utilizzano maggiormente le commodity con i maggiori rincari; e se questi saranno in parte transitori, la situazione dei margini potrebbe mitigarsi per alcuni comparti. Danneggiati resterebbero coloro che utilizzano le commodity con i rialzi più duraturi (es. tessili)”.

L’energia finirà col diventare un bel problema anche per l’inflazione?

“L’inflazione nel nostro Paese è spinta solo dai prezzi dell’energia, rimanendo relativamente bassa rispetto agli Usa. Lo scenario più plausibile prevede che la fiammata dell’inflazione in Italia ed in Europa sia momentanea, grazie all’auspicato calo del prezzo del petrolio e si rilevi un rientro nell’anno in corso. Quanto sopra eviterebbe un rialzo dei tassi a differenza di quanto probabilmente avverrà negli Usa. Secondo le stime del Centro studi di  Confindustria, in ogni caso con gli attuali prezzi sproporzionati dell’energia, i margini ridotti la carenza di commodity il rischio è che il Pil patisca uno stop nei primi mesi del 2022”.

Come vedi l’impatto sulle famiglie?

“L’impatto sulla spesa delle famiglie italiane del rialzo dell’energia (riferibile al 9% circa del paniere dei consumi) è stimato in circa 6 miliardi di euro; quanto sopra toglie risorse alla spesa in altri beni e servizi, rallentando i consumi  Il rincaro dell’energia danneggia senz’altro l’industria italiana, che frena ma è in crescita. Negli Usa invece, dove la fiammata è giunta prima il rincaro dell’energia ha pesato meno e si è ridotto nelle ultime settimane. Il contesto per la manifattura invece in Italia ha cominciato ad aggravarsi a dicembre: il PMI è sceso a 62,8 da62, pur manifestando espansione; gli ordini tengono a fatica. Il costo criticabile del gas (+723% a dicembre )e dell’elettricità in Italia, sommato agli aumenti degli altri input sta generando momentanee chiusure nei settori energivori. L’impatto sulla produzione industriale sarà annotato in questi giorni”.

Francesco Megna
Referente Commerciale in banca

 

Paolo Brambilla

Scritto da Paolo Brambilla

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. E' direttore responsabile di Investopro.com e dirige l’Agenzia di stampa Trendiest Media www.trendiest-news.com. E' editor in chief di www.assodigitale.it

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