
Lorenzo Crea, passione per la comunicazione a 360 gradi.
Direttore di numerose testate e conduttore di programmi tv, Lorenzo Crea è anche organizzatore di importanti eventi, giornalista, uomo di pubbliche relazioni
Come nasce la passione per tutta questa iper attività?
“Sono sempre stato un bambino irrequieto, essenzialmente curioso.
Ho iniziato prestissimo a scrivere ero al primo anno di liceo.
Ho fatto tutta la gavetta, sono diventato giornalista pubblicista a 19 anni e professionista a 21.
Un piccolo record sono molto orgoglioso.
Nessuno della mia famiglia ha intrapreso la carriera giornalistica e quindi posso dire di aver imparato tutto da solo.
Certamente la grande capacità di fare pubbliche relazioni di mio padre che era un avvocato affermato e di mia madre che è stata una politica molto importante in questo paese, mi hanno agevolato.
Ma ci ho messo molto del mio e oggi posso dire di avere una mia rete di relazioni e rapporti costruite esclusivamente da me.

In tutte le cose che faccio c’è la passione per la comunicazione a 360° anche in TV ho cercato di ideare format diversi dal solito provando a raccontare un altro punto di vista della società e dei tanti personaggi che si sono fatti intervistare da me.
Oggi dirigo tre quotidiani online grazie alla fondamentale collaborazione di un gruppo di ragazzi giovanissimi e appassionati che mi danno grandi soddisfazioni”.
La vita spesso ci mette di fronte a grandi dolori; cosa insegnano a tuo parere?
“Il dolore insegna, ma non tutti siamo disposti ad imparare le lezioni che ci dà. Intanto perché si tratterebbe di mettersi in discussione e non è mai facile farlo, poi perché non bisogna sfuggire al dolore.
Va semplicemente attraversato. Ma ognuno reagisce come crede e come sente di fare e quindi non bisogna mai giudicare.

Mi permetto solo di dire che le persone che diventano più cattive dopo un lutto o una malattia o un evento tragico hanno sprecato la lezione.
Se hai provato il male non puoi augurarlo a nessuno.
Io che ho sofferto tanto, negli ultimi anni ho imparato non solo a perdonare, ma anche a comprendere il prossimo.
https://www.instagram.com/lorenzocreadirector?igsh=YWt3bXRtY3FrdHV2
Questo non significa diventare buonisti o scemi. Significa avere un approccio diverso alla vita e alle persone.
E, poi, perdonare non vuol dire dimenticare. Se mi hai fatto del male, me lo ricorderò sempre. Ma vivere nell’odio è assurdo”.
Hai organizzato anche un Premio dedicato alle donne eccellenti del territorio Campano; cosa ti hanno insegnato le donne della tua famiglia e della tua vita, in un’epoca nella quale la violenza continua a dilagare nella cronaca ?
“Il premio Donne per Napoli in questi anni è cresciuto soprattutto grazie alla volontà del presidente Raffaele Carlino che mi ha dato grande fiducia e grande spazio per poterlo far crescere.
Oggi rappresentiamo senza dubbio uno degli appuntamenti più importanti a livello nazionale in questo segmento e lo facciamo perché crediamo fortemente nel protagonismo femminile.
Fra l’altro è indubbio che, soprattutto se parliamo di impresa, le donne manager hanno una marcia in più.
Ma, in generale, senza fare retorica, le società che riescono a riconoscere il valore delle donne, a proteggerle, valorizzarle, sono società certamente più evolute ed economicamente più floride di quelle che, ancora oggi, le trattano come comprimarie e non come protagoniste”.

Quali sono le difficoltà nel settore della comunicazione oggi?
“L’editoria è oggettivamente in crisi, tanti colleghi e tante colleghe sono costretti a fare il doppio lavoro, perché, con quello che guadagnano dalla professione giornalistica, non riescono ad arrivare alla fine del mese.
Il precariato è diffuso e certamente la crisi della carta stampata non ha fatto da contraltare alla diffusione di tanti giornali online.
Anche noi abbiamo le nostre difficoltà e certamente non possiamo permetterci di prendere giornalisti già strutturati, ma proprio perché mancano gli introiti per poterli pagare.
Tutti vogliono fare comunicazione, tutti vogliono organizzare eventi e anche il mondo del giornalismo risente di un pressappochismo che ha finito per livellare tutti e tutto verso il basso.
Bisognerebbe ripartire dalle professionalità e dalle competenze, ma andrebbero pagate anche il giusto.
Il problema è che il nostro lavoro viene visto come qualcosa di quasi superfluo.
Se vado in un negozio non mi sognerei mai di prendere un capo e di non volerlo pagare.
Spesso e volentieri capita che se ti affidano un ufficio stampa o un lavoro intellettuale, fai fatica a fartelo pagare.

Per fortuna, io mi sono attrezzato facendo leva su tutti i consigli giuridici di mio padre.
Ma anche a me è capitata una cosa del genere, quindi sono pienamente solidale con tutti i colleghi che hanno difficoltà a vedersi riconoscere i propri dirittii”.
Non compleanno Boom
Cosa sogni e come ti vedi tra 10 anni?
“Sono molto felice di quello che ho fatto finora e di quello che ho costruito nella mia vita.
Certo, speravo di potermi godere molto di più i miei genitori e di poter proseguire una esperienza nazionale che avevo iniziato.
Ma sono profondamente grato alla vita, per quello che ho avuto finora, che probabilmente è superiore a quello che avrei meritato.
Fra 10 anni avrò cinquant’anni e mi auguro di essere cresciuto ulteriormente dal punto di vista professionale e di aver raggiunto nuovi traguardi che naturalmente per scaramanzia non dico.
Sicuramente, se riuscirò almeno in parte in questo, i secondi 50 della mia vita vorrei dedicarli più a me”.
Al di là del lavoro quali sono i tuoi hobby?
“Amo molto camminare, diventare anche turista nella mia città
Scoprire posti nuovi è sempre entusiasmante, sono un grande tifodo del Napoli ai limiti della malattia. Leggo moltissimo e mi piace tenermi informato.
Adoro andare al cinema e, spesso, con Viviana, la mia compagna, ci concediamo questo grande piacere, guardare un film e commentarlo subito dopo.
Nel privato sono una persona estremamente semplice.
Proprio perché il mio lavoro mi porta in contesti molto dinamici e, in qualche caso estenuanti, nella vita di tutti i giorni cerco sempre di ritagliarmi qualche momento di amorevole lentezza. Lo consiglio a tutti”.
Cosa significa per te, che sei un uomo sempre attento ai dettagli, la parola eleganza?
“L’eleganza è innanzitutto un modo di vivere, poi un modo di vestire.
Certamente mi piace vestire bene, essere attento all’abbinamento dei colori e risultare sempre gradevole agli occhi chi mi guarda.
È importante anche per il mio lavoro.
L’eleganza che conta è quella dell’anima, dei valori e del modo in cui tratti le persone, soprattutto quelle dalle quali non puoi ottenere nulla.
Il resto viene un attimo dopo”.
Essere impegnato su temi sociali come sei tu ti appaga sempre? E cosa insegna?
“Mi hanno sempre insegnato che chi ha di più deve dare e fare di più.
Non sopporto le persone che non si interrogano sui mali del mondo a cominciare da quelli che sono sotto il nostro naso.
Ci sono tante famiglie che vivono in estrema povertà e 1000 difficoltà da affrontare e tutto questo non lo può risolvere solo lo Stato.
Fra l’altro lo Stato siamo tutti noi.
Sono estremamente fiero del fatto che durante il COVID abbiamo organizzato una rete sociale che ha dato una mano a più di 500 famiglie fra Napoli e provincia.
E che, da quattro anni organizziamo un evento estivo che si chiama Non compleanno per sostenere la Fondazione Melanoma e la ricerca sul cancro del Prof Ascierto.
Sono piccole gocce nel mare, me ne rendo conto, ma se ognuno di noi, nel suo piccolo, riuscisse ad unire tante gocce insieme, potremmo dire di non aver vissuto inutilmente.
E non c’è nulla di più appagante di questo”.


