GIULIANO PEPARINI: LA DANZA È UN SUPERPOTERE
di Emilio e Stefano Sturla Furnò

DA HOUSE OF DANCING WATER A MACAO A L’ILIADE A SIRACUSA: L’ESTATE DEL RIVOLUZIONARIO DELLA DANZA SI PREPARA NELLA PEPARINI ACADEMY
Incontro con il direttore artistico dello spettacolo più costoso della storia: oltre 40 milioni di dollari, 17 milioni di litri d’acqua e più di 300 artisti e tecnici provenienti da tutto il mondo.

Inizia presto la sua carriera professionale nel mondo nella danza. Giuliano Peparini a soli quattordici anni fa già parte del corpo di ballo di importanti programmi di intrattenimento della Rai.
La sua carriera è lunghissima e preziosa: dapprima nel cast dell’edizione italiana del musical A Chorus Line, cui segue il perfezionamento alla School of American Ballet.
Arriva in Francia dove a soli ventiquattro anni è l’Etoile al Ballet National de Marseille.

Dal Kirov Mariinsky di San Pietroburgo, alla sua collaborazione con Franco Dragone del Cirque du soleil; dalla ideazione e direzione de 1789, Les Amants de la Bastille al ruolo di giudice nel format France Got Talent.
Non si contano le cooperazioni di Peparini a grandi spettacoli in tutto il mondo. Tra questi, gli show acquatici permanenti quali Le Rêve a Las Vegas e The House of Dancing Water a Macao.
Giuliano Peparini
Popolarissimo in Italia per la creazione di numerosi musical, tra i quali l’indimenticabile Romeo e Giulietta – Ama e Cambia il mondo e per il suo ruolo di direttore artistico nel format di Canale 5 Amici di Maria De Filippi (dal 2013 al 2020), Peparini ha aperto lo scorso anno la Peparini Academy, che rappresenta non solo un progetto didattico con sede nella Capitale, ma il compimento di un sogno personale ed artistico: trasmettere, condividere e formare una nuova generazione di artisti completi.

Qui lo incontriamo in un momento di pausa tra prove e sessione esami.
Lei è considerato un ambasciatore dell’Italia nel mondo.
Tra i suoi attuali impegni, è direttore artistico di House of Dancing Water, lo spettacolo più costoso della storia, attualmente in scena a Macao.
Cosa significa per te portare i colori del nostro Paese all’Estero?
Non so se si possa dire che io sia un ambasciatore. Di certo, però, tengo molto a portare in ogni mio spettacolo la mia “italianità”.
Scelgo, per questo, i creativi migliori ed i collaboratori italiani che mi seguono in giro per il mondo.
Inserisco nei miei spettacoli quel piccolo “tocco d’anima” che può esprimere con un dettaglio, un riferimento, un omaggio alla nostra storia dell’arte, una musica, un regista.
Il perché non si può facilmente spiegare: probabilmente il fatto di aver lasciato l’Italia molto giovane, a soli 16 anni, per studiare le arti dello spettacolo negli Stati Uniti e in Francia è una delle ragioni.
Sicuramente, ne ho sofferto. Emerge, senza dubbio, una parte inconscia in tutto questo.

House of Dancing Water L’ha molto coinvolto. Come è nata questa proposta?
Devo ringraziare il signor Lawrence Ho, CEO di MelcoResorts & Entertainment, che ha voluto il ritorno in grande stile di House of Dancing Water al City of Dreams di Macao dopo il periodo del COVID, in una versione completamente reinventata.
Mi ha ricontattato un anno e mezzo fa.
Per me rappresenta davvero un grande onore tornare su questo progetto; in qualche modo è come chiudere un cerchio.
Avevo già partecipato alla creazione originale nel 2011 con Franco Dragone, mio fratello d’armi artistico, purtroppo scomparso.
Essere nominato direttore artistico di questa nuova versione nel 2025 è allo stesso tempo una sfida ed una forma di riconoscimento.
Ho spesso pensato a Franco durante la creazione. Non volevo tradire ciò che avevamo costruito, anzi, sublimarlo.
Spesso parlo con lui … sono sicuro che, da dove si trova, continua a creare e a dirigere le anime e le stelle a modo suo.
Ha incontrato degli ostacoli – e se sì, quali – nella realizzazione di questo progetto colossale che riunisce oltre trecento artisti provenienti da più di trenta paesi e coinvolge ben diciassette milioni di litri d’acqua?
Sì, ogni giorno! E per oltre un anno, tra la preparazione a distanza e l’immersione totale di quattro mesi lì.
House of Dancing Water è un’opera fuori da ogni schema. Sono stati investiti più di 40 milioni di dollari per ripensarla completamente.
Circa 300 artisti e tecnici da oltre 30 paesi. Il palco è un’immensa piscina di 17 milioni di litri d’acqua, con getti che arrivano fino a 18 metri ed effetti di luce incredibili.
Si tratta di un’esperienza immersiva, sensoriale, una fusione di tecnologia, poesia ed energia umana.
Ha voluto includere alcuni giovani talenti italiani della danza, selezionati dalla Peparini Academy di Roma. Quali qualità L’hanno colpita per fare questa scelta?
In verità, i giovani talenti della Peparini Academy non fanno parte dello spettacolo, ma si sono esibiti la sera della grande première del 7 maggio scorso.
Per la cerimonia d’apertura sul red carpet ho invitato una ventina di allievi, ragazze e ragazzi della Special Class, che si sono distinti in quell’occasione.
Questo perché, credo nella trasmissione. La Peparini Academy, infatti, non è solo un centro di formazione, ma un vivaio di talenti.
Ho voluto offrire questi giovani l’opportunità unica di vivere un’esperienza senza pari. Sono giovani eccezionali, appassionati, impegnati.
E questo spettacolo è perfettamente allineato con i valori che difendo da sempre: eccellenza, audacia, rigore.
Giuliano Peparini
Lei sarà in Sicilia a luglio per curare la direzione artistica de L’Iliade al Teatro Greco di Siracusa – una produzione della Fondazione INDA – e, poi, per l’evento UNESCO per i vent’anni dall’iscrizione della città e delle necropoli rupestri di Pantalica al Patrimonio Mondiale.
Quali sono state le Sue principali ispirazioni?
Sì, un contesto molto diverso, ma altrettanto significativo.
Due progetti molto diversi, ma che, come House of Dancing Water, mi permettono di raccontare storie con il corpo, la luce, la musica.
È quello che amo: viaggiare attraverso le emozioni e portare con me il pubblico.
Per L’Iliade, la mia messa in scena sarà molto contemporanea; seguendo il consiglio di Jean Cocteau, che diceva che i miti vanno “ritesi nella loro pelle”.
Voglio mantenere la sorpresa per gli spettatori, ma posso svelare che l’azione si svolge in un carcere di massima sicurezza come quelli degli Stati Uniti o dell’America Latina…
Per l’evento UNESCO, le ispirazioni sono tutte lì, basta chinarsi a raccoglierle: coro della Medea, Pirandello, Gattopardo, storia di Santa Lucia, Caravaggio, Aretusa.
Questi sono solo alcuni esempi.
Lei lavora in tutto il mondo. E’ molto apprezzato in Francia, dove si è formato con i più grandi maestri.
E’ stimato anche oltre l’Atlantico. Esistono differenze nell’approccio artistico tra i vari Paesi?
Sì, è fondamentale. Lo dico spesso. E’ stato proprio il mio apprendistato con questi diversi maestri che mi ha reso il regista che sono oggi.
Guardavo nella stessa loro direzione.
Sono queste differenze di approccio che ho interiorizzato per poi creare il mio universo, il mio vocabolario artistico, il mio stile personale.
Tra i tanti incontri della Sua carriera, quali sono stati i più significativi?
Monsieur Roland Petit, Zizi Jeanmaire, Franco Dragone e in Italia direi David Zard, Maria De Filippi e Claudio Baglioni.
E tra tutte le sue attività, quali ruoli hanno lasciato un’impronta duratura?
Direi tutte le esperienze legate agli artisti e ai talenti che ho appena citato.
Sia perché ho danzato, interpretato e recitato il loro repertorio, sia perché ho collaborato con loro in uno spettacolo o in un programma televisivo.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare nella Sua lunga carriera?
La distanza e la separazione da chi amo e dalla mia famiglia quando sono lontano. Il resto lo dimentico facilmente.
Gli ostacoli professionali esistono per essere superati. E per aiutarci a superare noi stessi. È la regola del gioco.
Se non ci sono ostacoli, significa che il progetto non è interessante o non mi rappresenta.
Voltandosi indietro, c’è qualcosa che non rifarebbe?
Non qualcosa, ma alcune persone … sicuramente.
Ci sono stati momenti in cui ha pensato di non riuscire a raggiungere i Suoi obiettivi?
Spesso. È la prima cosa che dico agli allievi della mia accademia e alle persone che lavorano con me all’inizio di un progetto: “La sola cosa che so, è che non so.”
Lei ha creato un luogo prezioso dedicato alle arti dello spettacolo, dalla danza al teatro, fino al canto.
Ha scelto Roma, un quartiere pieno di ricordi, dove è nato e cresciuto. Perché questa scelta?
Proprio perché sono dovuto partire molto giovane per cercare questo altrove. Perché l’Italia, ai miei tempi, non offriva strutture adatte a persone come me.
Non si guarisce mai della propria infanzia.
Forse è proprio per questo che vorrei offrire ai giovani un luogo dove potersi formare e realizzare prima di lanciarsi in Italia o nel mondo.
A un giovane che sogna di avere successo nel mondo dell’arte, e in particolare della danza, cosa consiglierebbe? Esiste, secondo Lei, un segreto per riuscire?
Che il talento è 1% dono e 99% lavoro. E che senza il gusto degli altri, senza una solida cultura generale e senza curiosità, non si va molto lontano.
Se dovesse attribuire un superpotere alla danza, quale Le sembrerebbe il più adatto?
La danza è, per definizione, un superpotere. Quello di far danzare le nostre vite.
https://pepariniacademy.com/il-progetto-peparini-academy/


