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Atti osceni in luogo pubblico: si masturbava in un parco | Voce al Diritto

Atti osceni: il reato resta rispetto ai minori e la presenza delle giostrine potrebbe fare la differenza.

Atti osceni

Avvocato, le scrivo in quanto ho letto una notizia di cronaca che mi ha sbalordito e, a dirla tutta, spaventato. Qualche giorno fa, pare che nel parco della città in cui vivo e dove i miei figli spesso giocano, sia stato sorpreso un tale nell’atto di masturbarsi. Nonostante la segnalazione alle Forze dell’Ordine per atti osceni effettuata da una donna intenta a fare jogging, il soggetto è riuscito a fuggire. Sono seriamente preoccupato e mi chiedo quali provvedimenti possano essere assunti e quali pene siano previste per un fatto tanto grave”. 

Cosa dice la legge in merito agli atti osceni in luogo pubblico

Caro lettore, per la Cassazione, commette reato di atti osceni chi si masturba in un parco pubblico frequentato da bambini e si interrompe solo dopo l’arrivo della Polizia. Mi pare che il caso sottoposto alla mia attenzione sia pressoché sovrapponibile a quello sottoposto al vaglio della Corte di legittimità.

Le conclusioni della Cassazione

La Corte di Cassazione nella sentenza n. 6281/2019, nel confermare l’ordinanza emessa dal Tribunale della Libertà di Roma che ebbe a disporre l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ha avuto modo di precisare quanto segue:

La masturbazione avvenuta in pieno mattino, in un parco sistematicamente frequentato da bambini, protrattasi per un lasso di tempo considerevole ed interrotta solamente dal sopraggiungere della Polizia costituisce reato ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 527 comma 2 c.p.

La più che condivisibile reazione (mai abbastanza) severa dimostrata dal nostro ordinamento nei confronti di atti di tal fatta, trova il “placet” della Suprema Corte nella motivazione del provvedimento, evidenziando come a nulla rilevi la compresenza all’atto dei minori. Gli atti osceni possono esser commessi sia all’interno che nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori. Se da ciò, poi, possa derivare il pericolo che essi vi assistano, comporta lo sviluppo decisivo della questione.

Quindi, è proprio la peculiare caratteristica del luogo – solito ospitare quotidianamente minori- a definire la pericolosità della condotta posta in essere dal soggetto. Si decide di anticipare la soglia di punibilità mediante una valutazione posta in essere con riferimento al bene giuridico tutelato che, nel caso di specie, è ravvisabile nella tutela dell’incolumità del minore.

Quindi la depenalizzazione del reato di cui all’art. 527 c.p., avvenuta nell’anno 2016, non opera nell’ipotesi in cui la condotta sia stata posta in essere nei pressi di luoghi abitualmente frequentati da minori. Il reato permane.

La peculiare tutela accordata dal nostro ordinamento alla persona e allo sviluppo dei bambini, già prima idonea a configurare un’ipotesi aggravata di reato, costituisce circostanza sufficiente a tenere fuori dal raggio d’azione dell’opera di depenalizzazione operata con il DLgs 8/2016.

Un fenomeno piuttosto comune in Italia

Triste a dirsi ma nel nostro Paese si registrano molti casi simili, per caratteristiche e natura, a quello da lei riportato. A tal proposito, si riferisce di un caso singolare verificatosi a Cesenatico. In una domenica pomeriggio di qualche anno fa, un ragazzo di 21 anni era stato sorpreso mentre si aggirava masturbandosi in giro per il parco, asserendo “di essere a caccia di Pokemon”. Anche se riesce difficile immaginare come un semplice personaggio di un cartone animato del calibro di Pikachu possa scatenare le fantasie più erotiche di un individuo, eppure, stando al racconto fornito alle forze dell’ordine dall’autore dell’autoerotismo, è ciò che sarebbe successo.

Il caso riportato non è certo finalizzato a suscitare ironia. Contrariamente, vuole destare preoccupazione, giacché terrorizza pensare che un bambino in tenera età possa essere spettatore di una scena tanto paradossale quanto riprovevole.

Risposta sanzionatoria e rilevanza attribuita al luogo in cui il fatto si verifica

La forbice edittale di pena è compresa fra quattro mesi e quattro anni e sei mesi. Pur riconoscendo la formale correttezza della pena, non v’è chi non veda come in ragione della gravità di un simile fatto, paia legittimo sostenere che non esista al mondo pena adeguata. Inoltre, sul tema si segnala come la stessa Corte di Cassazione (cfr. 43542/2019) si manifesti scrupolosa nell’accertamento della responsabilità penale del reo. Nella citata sentenza, il Supremo Collegio chiede che:

venga disposta una scrupolosa indagine dello stato dei luoghi: presenza di giostrine, potenziale presenza di bambini. Ecco che allora ci si accorge di come l’apparente “timida” risposta sanzionatoria viaggi di pari passo con l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità“.

Occorre avere la giusta sensibilità e capacità di vestire i panni di genitori come lei che, dopo aver letto una notizia di cronaca tanto preoccupante, si facciano portavoce dell’innegabile desiderio dell’opinione pubblica di punire severamente gli autori di tali reati. Difatti, l’indifferenza è la migliore amica di questo genere di reati. Perciò tacere non serve. Se doveste imbattervi in situazioni del genere, non ignorate. Non girate le spalle. Anzi, al contrario, fatevi portavoce della doverosa tutela che spetta a soggetti tanto deboli.

Filippo Testa

Scritto da Filippo Testa

Filippo Testa, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma nel 1999.
Concluso il tirocinio forense, nel 2002 supera l’esame di abilitazione di avvocato presso la Corte di Appello di Torino e viene insignito della Toga d’onore della Fondazione Torta quale iscritto all’Ordine degli Avvocati di Asti per aver conseguito il miglior punteggio all’esame di Stato.
Nel 2016 si iscrive all’Albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni Superiori.
Attivo in diversi ambiti del diritto, ha recentemente conseguito un Master di specializzazione in Diritto dello Spettacolo.
Da sempre attento alle tematiche di difesa delle donne vittime di violenza e stalking ed alla loro tutela in ambito giudiziario.
Convinto animalista, si batte da sempre per la protezione e il riconoscimento dei diritti degli animali e, anche per questo motivo, sostenitore della dieta vegana.

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