Luca Baravalle e il giallo torinese
Con Assedio di famiglia. Veleni e sorrisi nella Torino bene, l’imprenditore torinese Luca Baravalle debutta nella narrativa raccontando il lato più oscuro dell’alta borghesia.

Elegante, riservata, spesso impenetrabile. La Torino dei salotti esclusivi e dei palazzi storici custodisce da sempre un fascino particolare, fatto di discrezione, potere e tradizioni sociali radicate.
Eppure, dietro quell’equilibrio apparente, si muove talvolta un universo molto più complesso.
Un mondo in cui ambizione, rivalità e interessi personali convivono sotto la superficie di sorrisi impeccabili.
È proprio in questo scenario che prende forma Assedio di famiglia.
Veleni e sorrisi nella Torino bene, il romanzo con cui Luca Baravalle — imprenditore classe 1982 e presidente della Fondazione Baravalle ETS — sceglie di debuttare nella narrativa.
Luca Baravalle e il giallo torinese
Pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi e disponibile in libreria dal 23 gennaio, il libro conduce il lettore dentro un giallo ambientato nel cuore della Torino più esclusiva.
La trama si sviluppa infatti tra famiglie influenti, relazioni sociali stratificate e dinamiche di potere sottili ma determinanti.
Un contesto raffinato e apparentemente impeccabile, dove ogni gesto può nascondere un secondo significato e dove anche i rapporti più consolidati possono rivelarsi fragili.
All’interno di questo microcosmo chiuso, elegante e potente, un delitto improvviso rompe gli equilibri di un ambiente abituato a proteggere le proprie verità dietro la cortina dell’apparenza.
Da quel momento, la storia si trasforma in un intreccio di sospetti, rivalità e passioni irrisolte.
Baravalle costruisce così un racconto in cui i personaggi si muovono tra ambizione, gelosie e desiderio di rivalsa, mentre le relazioni familiari e sociali diventano il terreno su cui si giocano partite ben più profonde.
A rendere ancora più suggestivo il romanzo è inoltre l’incontro tra immaginazione e realtà.
Tra le pagine compaiono infatti figure realmente esistite come il celebre sensitivo Gustavo Rol e il filosofo Vittorio Mathieu.
Presenze che contribuiscono ad arricchire il racconto di riferimenti culturali e storici legati alla città.
Luca Baravalle e il giallo torinese

«Non sono così romantico da pensare di scrivere un romanzo d’amore», racconta l’autore.
«Nella storia c’erano già due elementi che da sempre incuriosiscono i lettori: l’avidità di denaro e il sesso.
Mancava il terzo: l’aspetto macabro. Così l’idea di un omicidio ha chiuso il cerchio».
Da questa intuizione nasce un giallo che mescola mistero, psicologia e osservazione sociale.
Non soltanto un’indagine narrativa, dunque, ma anche uno sguardo sulle dinamiche di un ambiente elitario in cui prestigio e potere spesso convivono con tensioni sotterranee.
Il risultato è un romanzo che accompagna il lettore dentro un universo sofisticato e spietato allo stesso tempo.
Dove la verità si muove tra ombre e silenzi e dove, fino all’ultima pagina, nulla è davvero come sembra.


