Minori, relazioni e nuove tecnologie
Ne parliamo con la Dottoressa Stefania Iade Trucchi, Psicologa, Psicoterapeuta e Terapeuta EMDR Practitioner specializzata nelle aree del Disturbo post-traumatico da stress e del disturbo da trauma complesso, attacchi di panico, disturbi alimentari, dipendenze affettive, violenza.
Dottoressa, si parla sempre più spesso del fenomeno delle new addictions. Ci può spiegare meglio di cosa si tratta?
Le new addictions sono dipendenze comportamentali che non coinvolgono sostanze chimiche, ma si manifestano attraverso comportamenti che diventano eccessivi e incontrollabili.
Tra le più comuni ci sono la dipendenza da Internet, dai social media, dai videogiochi, dagli acquisti compulsivi e dal gioco d’azzardo online.
Queste dipendenze possono compromettere seriamente la vita quotidiana, le relazioni personali e il benessere psicologico.
Anche se non coinvolgono sostanze, hanno effetti simili alle dipendenze tradizionali, come perdita di controllo, tolleranza, e sintomi di astinenza.
Quale incidenza troviamo tra i minori?
L’incidenza delle new addictions tra i minori è in aumento, soprattutto con l’uso crescente di dispositivi digitali e piattaforme online.
Studi indicano che un numero significativo di giovani sviluppa comportamenti problematici legati a Internet, social media e videogiochi.
La fascia d’età adolescenziale è particolarmente vulnerabile, con tassi che variano ma che possono raggiungere fino al 10-15% per comportamenti considerati dipendenti.
Questi problemi possono avere impatti negativi su rendimento scolastico, relazioni sociali e benessere psicologico.
“Mi ritiro” (Hikikomori in giapponese) è un termine utilizzato per descrivere adolescenti che sono soliti chiudersi nella loro stanza, immergendosi nel mondo del web, nei videogiochi, limitando qualsiasi contatto con il mondo esterno, escludendo persino i familiari.
Cosa potete fare voi professionisti al riguardo?
I professionisti possono aiutare gli hikikomori con terapia psicologica, supporto familiare, reintegrazione scolastica graduale, gestione sana della tecnologia e un approccio multidisciplinare per affrontare le cause profonde del ritiro sociale.
Di solito, alla base, troviamo alcune relazioni familiari e sociali ricorrenti?
Sì, alla base del fenomeno hikikomori si trovano spesso relazioni familiari disfunzionali, come iperprotezione o mancanza di comunicazione, e difficoltà sociali, come bullismo, isolamento o pressione scolastica, ma anche richieste sociali elevate legate all’immagine e al successo personale.
Questi fattori possono contribuire al ritiro sociale dell’adolescente.
Dall’altra parte, analizzando un possibile uso virtuoso della tecnologia, quale ausilio potrebbe fornire quest’ultima durante l’approccio terapeutico?
La tecnologia può supportare la terapia degli hikikomori con terapia online, app per il benessere mentale, comunità online sicure, gamification e programmi educativi personalizzati, facilitando il loro reinserimento sociale come per esempio fa il Dottor Manga, lo psichiatra che da Messina si è trasferito Giappone per curare gli hikikomori con gli anime e i videogiochi.
Si chiama Francesco Panto e ha 33 anni, diventato noto, appunto, come Dottor Manga perché in Giappone cura i suoi pazienti con le storie tratte da anime e manga.
In chiusura, libri e mondi alternativi immaginati attraverso la lettura potrebbero restituire un’occasione di sano isolamento a beneficio dei più giovani?
Sì, libri e mondi alternativi immaginati attraverso la lettura possono offrire ai giovani un sano isolamento, stimolando la creatività, l’empatia e il pensiero critico.
Questi spazi immaginativi forniscono un rifugio sicuro che può favorire la crescita personale e l’equilibrio emotivo, senza gli effetti negativi del ritiro sociale.


