Alessandro Cucinotta ne è convinto. Sarà Stefano De Martino, col tempo, ha raccogliere l’eredità lasciata da Pippo Baudo come conduttore. Cucinotta è a sua volta un esperto del palcoscenico, e spiega perchè secondo lui questa possibilità è concreta. Al tempo stesso dice la sua su Charlie Wallace, l’influencer che ha bollato come una delle città peggiori, Catania, dove lui vive. Ma, colpo di scena, secondo Alessandro Cucinotta, non tutto quello che la webstar ha rivelato è così distante dalla realtà.
Qualche giorno fa Charlie Wallace ha indicato Catania come la più brutta località che ha visitato in un percorso a tappe di 26 città europee. Come la mettiamo?
La mettiamo che non puoi giudicare una città come Catania in 48 ore e con lo sguardo del turista mordi e fuggi. Catania non è un pacchetto preconfezionato, non è una cartolina perfetta: è caos, energia, contraddizione. E come tutte le cose vere, non è per tutti. Se cerchi l’ordine svizzero e le strade che profumano di lavanda, sbagli fermata. Se invece ti fermi ad ascoltarla, ti accorgi che qui ci sono radici profonde, una cultura millenaria e un popolo che sa accogliere come pochi altri.
Leggendo le sue note, c’è un motivo per cui essere d’accordo con lei?
Sì, uno c’è, e negarlo sarebbe ipocrita. Catania ha problemi concreti: sporcizia, servizi che non funzionano come dovrebbero, disordine urbano. Non serve un’influencer per accorgersene, lo sappiamo bene anche noi che ci viviamo. Ma il punto è che se ti fermi solo a quello, perdi tutto il resto. Catania è contrasti: il barocco accanto alla modernità, il mare che abbraccia l’Etna, la gente che ti accoglie con un caffè anche se non ti conosce. È una città che non si fa leggere in superficie, e forse proprio per questo è difficile da raccontare a chi la guarda con gli occhi da turista distratto.
Spesso queste figure legate ai social possono essere un’arma a doppio taglio. Catania può risentirne di questa boutade?
Non credo che la reputazione di Catania si giochi sul post di un’influencer. La vera Catania non la scopri nei reel da trenta secondi, ma vivendo le sue piazze, ascoltando i suoi mercati, parlando con la sua gente. Certo, sui social tutto fa rumore e può sembrare che un commento negativo pesi come una sentenza. Ma in realtà, chi è curioso viene lo stesso, e scopre che la verità è molto più sfumata. Anzi, a volte una critica può persino stuzzicare l’interesse e spingere qualcuno a venire a vedere di persona.

O c’è anche modo per approfittarsi di qualche suggerimento e migliorare?
Assolutamente sì. Le critiche fanno male solo se non le usi. Se una ragazza di passaggio nota cose che noi accettiamo da anni, forse è il momento di svegliarsi e sistemarle. Non è questione di polemizzare, ma di prendere coscienza che una città come Catania merita più cura. La sua bellezza non ha bisogno di filtri, ha bisogno di manutenzione, di servizi all’altezza, di rispetto da parte di chi la vive. Se riuscissimo a trasformare anche solo il 10% delle lamentele in azioni concrete, faremmo un salto enorme.
Un’altra notizia di cronaca riguarda la scomparsa di Pippo Baudo. Alessandro Cucinotta, tu da buon siciliano, come hai reagito?
Con un senso di vuoto. Pippo Baudo non era solo un conduttore, era un pezzo di storia, un maestro che sapeva parlare al Paese intero mantenendo sempre orgoglio delle sue radici siciliane. Per noi catanesi era una certezza, uno che ti faceva sentire che da qui potevi arrivare ovunque. La sua scomparsa è come spegnere una luce che pensavi fosse eterna.
Cosa pensavi di lui, in qualità di conduttore e di talent scout?
Un professionista di livello unico. Baudo aveva un dono raro: leggere il pubblico, anticiparne i desideri, e nello stesso tempo scovare talenti e dargli fiducia. Non si limitava a presentare, costruiva percorsi. Aveva l’occhio lungo e soprattutto il coraggio di rischiare, di mettere davanti alle telecamere volti nuovi quando ancora nessuno ci credeva. In questo, era un visionario.

Baudo quanto è stato importante per la Sicilia?
È stato importantissimo. Perché ha portato la Sicilia sul palco nazionale senza stereotipi, senza folclore da cartolina, ma con dignità, intelligenza e professionalità. Pippo era orgogliosamente siciliano, ma mai chiuso: usava le sue radici come punto di forza, non come etichetta. Ha dimostrato a tanti che nascere qui non è un limite, ma un trampolino.
Chi sono i conduttori che secondo Alessandro Cucinotta possono raccogliere l’eredità di Baudo?
Diciamolo subito: nessuno può “essere” Baudo, perché era unico. Però ci sono conduttori che portano avanti pezzi del suo stile. Amadeus, con il suo ritmo e la sua capacità di tenere insieme pubblico diverso. Carlo Conti, per la continuità e la compostezza. Fiorello, per la creatività e l’imprevedibilità. Ma l’eredità di Baudo non è imitare il suo modo di condurre: è avere rispetto per il pubblico, studiare i dettagli, capire che la televisione (come un matrimonio, del resto) è fatta di emozioni dirette. Tuttavia un endorsement postumo, rivelato dall’amico di sempre Giorgio Assumma, assume un valore particolare affermando che “Baudo mi diceva che Stefano De Martino è il suo erede perché ha capito il modo di parlare al popolino”. Sarà cosi?
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