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Federico Moleti: “La verità sulla separazione delle carriere che nessuno dice”

Dalla riforma del processo penale ai rischi (smentiti) di controllo politico: Federico Moleti chiarisce tutti i punti chiave del referendum sulla giustizia

Federico Moleti

Nel dibattito sul referendum sulla giustizia, uno dei temi più discussi riguarda la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Una riforma che, secondo alcuni, rafforzerebbe l’imparzialità del sistema, mentre per altri potrebbe alterarne gli equilibri. Per chiarire i punti principali, abbiamo intervistato Federico Moleti, procuratore a Palmi, che ha risposto alle nostre domande entrando nel merito tecnico e pratico della riforma.

L’intervista esclusiva a Federico Moleti

“Dottor Moleti, può spiegare in modo semplice cosa significa separare le carriere tra magistratura giudicante e requirente e cosa cambierebbe concretamente rispetto al sistema attuale?”

Nel nostro ordinamento giuridico non tutti i magistrati svolgono la stessa funzione. Vi sono magistrati requirenti e magistrati giudicanti. I primi, categoria a cui il sottoscritto appartiene, sono chiamati allo svolgimento delle indagini e alla promozione dell’accusa e i secondi a decidere sulle richieste dei primi. Nel corso degli ultimi cento anni il processo penale è stato più volte riformato: si è passati da un codice di stampo liberale (Mortara 1913) ad un codice approvato sotto l’ordinamento corporativo di tipo fascista nel 1930, per poi approdare negli anni ‘80 del secolo scorso ad un codice che, in totale controtendenza rispetto al precedente, nel quale il processo era inquisitorio, si prevede un processo penale di tipo accusatorio di stampo anglosassone. Tuttavia la riforma del sistema veniva portata avanti in maniera anomala, giacche’ la carriera dei magistrati requirenti e giudicanti permaneva unita come era sotto il precedente codice di procedura penale di stampo inquisitorio. Di conseguenza ad esempio oggi, pur essendo un fatto insueto, è possibile passare dalla funzione all’altra e magistrati che svolgono funzioni completamente giudicanti possono decidere la promozione o il trasferimento di un magistrato requirente. Chiaramente una cosa del genere non poneva nessun problema nel sistema regolato dal precedente codice penale inquisitorio, ma lo pone ora giacchè la funzione di pubblico accusatore è divenuta profondamente diversa da quella del magistrato giudicante terzo e imparziale. Usando una metafora calcistica nel processo penale abbiamo un difensore, un attaccante e un arbitro terzo e imparziale. Sempre rimanendo nella metafora precedente la “partita” consiste in una formazione della prova nel contraddittorio rispetto ad un giudice che non conosce altro se non l’accusa. Dunque, tutto un’ altro mondo rispetto al processo inquisitorio nel quale le prove erano precostituite. Con la separazione delle carriere i pubblici ministeri e i magistrati giudicanti avranno due distinti organi di autogoverno che avranno competenza a decidere su promozioni, trasferimenti, assegnazioni e valutazioni di professionalità dei magistrati e non potranno cambiare funzione. In altre parole le due figure saranno nettamente distinte come è previsto in tutti gli ordinamenti caratterizzati dal processo accusatorio.

“Con la separazione delle carriere, il rapporto tra pubblico ministero e giudice diventerebbe più equilibrato o si rischia di compromettere l’efficacia dell’azione penale?”

Con la separazione delle carriere il rapporto tra le due figure é più equilibrato e il giudice, oltre ad essere, apparirà pienamente terzo e imparziale come avviene nella quasi totalità dei paesi europei. Ricordiamo anche che l’unicità delle carriere é caratteristica, nella stragrande maggioranza dei casi, di ordinamenti giuridici di paesi illiberali come era quello italiano nel 1941, quando il ministro Grandi la inserì nel nostro ordinamento giuridico. L’efficacia dell’azione penale non solo non sarà compromessa ma, a lungo termine, migliorerà perché si svilupperà una mentalità del pm più adatta ad un sistema accusatorio, più simile a quella di un avvocato che, pur perseguendo in ogni caso la ricerca della verità, sarà molto più aperto alla negoziazione dei trattamenti sanzionatori. Vorrei ricordare, infatti, che il codice del 1988 aveva “scommesso” molto sui riti premiali come abbreviato e patteggiamento, tuttavia gli stessi costituiscono al giorno d’oggi una scelta residuale da parte degli imputati e ciò determina l’estrema lentezza del processo penale, che ha come conseguenza diretta sia la mancata tutela della pubblica sicurezza, sia l’eccessiva durata dei processi per persone chiaramente innocenti, con conseguenze drammatiche per queste ultime. Dunque, in ultima analisi, solo una scelta massiva del patteggiamento e la conseguente diminuzione dei processi a rito ordinario possono adeguare il nostro sistema penale alla massima di Cesare Beccaria che, in “Dei Delitti e Delle Pene”, parlava di “pena mite, certa e pronta”. Oltre a ciò, meno processi a rito ordinario significa anche una maggiore cura di giudici e pubblici ministeri nello studio delle relative carte, nonché nel dibattimento.

Federico Moleti: “La verità sulla separazione delle carriere che nessuno dice”

“Secondo i sostenitori, questa riforma rafforzerebbe l’imparzialità del giudice: è davvero così oppure si tratta di una percezione più teorica che reale?”

Chiaramente si poiché recide il rapporto di colleganza tra i due realizzando il principio del giusto processo di cui agli art. 111 cost. E 6 Cedu, rendendo anche impossibile ai giudicanti di decidere promozioni e trasferimenti dei pm e vice versa. Infatti, basti pensare che il nostro codice di procedura penale del 1988 fu redatto principalmente da Giuliano Vassalli e Giandomenico Pisapia. Il primo, intervistato al Financial Times nel 1987, affermava “senza la separazione delle carriere il mio codice non funzionerà”, il figlio del secondo, invece, Giuliano Pisapia, esponente prima di Rifondazione Comunista e poi di SEL, nonostante la riforma sia stata portata avanti dall’attuale maggioranza e dalla forza liberalsocialista azione, si é espresso per il si. Oltre a ciò, il sorteggio rafforzerà l’indipendenza dei componenti togati del Csm e dell’Alta Corte, rendendo tali organi non più monopolio delle correnti della magistratura.

“I critici temono che una separazione netta possa avvicinare il pubblico ministero al potere esecutivo: esiste davvero questo rischio nel contesto italiano?”

La risposta a questa domanda richiede un’attenta analisi del testo della riforma. Chiaramente per avere dei magistrati sottoposti al potere politico sarebbe necessario controllare gli organi che ne decidono promozioni, trasferimenti, valutazioni, sanzioni. Si può parlare di controllo quando il controllante nomina almeno il cinquanta per cento dei componenti. Ad esempio nel caso di un’ assemblea quando il cinquanta o più per cento dei componenti appartengono alla tua fazione, di controllo di una società quando un socio possiede il cinquanta per cento o più delle quote. Nel caso di specie il potere politico nel nuovo assetto non ha il controllo di nessuno dei due Csm, nè tantomeno dell’ Alta Corte. Infatti vorrei ricordare che il 66% dei componenti dei due Csm e il 60% dei componenti dell’Alta Corte sono magistrati. Da questi numeri va da sè che, essendo i membri laici in forte minoranza in tutti e tre gli organi, la politica non ha alcuna possibilità di controllare i giudici. Per questa ragione si tratta di allarmi infondati derivanti dalla mancata considerazione di tali numeri. Per queste ragioni io auspico un confronto sereno e pacato sul tema tenendo conto che viviamo in una nazione nella quale la democrazia è forte e stabile da ottanta anni e, pertanto, tutte quelle narrazioni catastrofiste che vedono la democrazia a rischio sono fuorvianti e infondate. Detto in altre parole non siamo lo Stato libero di Bananas del film di Woody Allen del 1971!

“Nei principali ordinamenti europei esiste già una separazione delle carriere: possiamo prendere quei modelli come riferimento o il sistema italiano ha peculiarità che rendono il confronto più complesso?”

Certamente il confronto é complesso. Possiamo dire che in due paesi (Italia e Grecia) le carriere sono unite, in Belgio Francia e Spagna la separazione é attenuata, negli altri é nettamente divisa con organi di autogoverno nettamente separati come quelli previsti dalla riforma qualora la stessa venga approvata dal corpo elettorale. Quanto al sorteggio, lo stesso rappresenta una soluzione a problematiche presenti nel nostro sistema giudiziario.

“In definitiva, questa riforma rafforzerebbe la fiducia dei cittadini nella giustizia oppure rischia di aumentare la percezione di una giustizia più politicizzata? E per quanto riguarda i procedimenti disciplinari, ci sarà ancora modo di insabbiare? Il pm dovrà avvertire l’inquisito dell’apertura dell’indagine o funzionerà tutto come è adesso?”

Tenga presente che si tratta di una riforma costituzionale, che guarda non alle prossime elezioni, bensì alle prossime generazioni. Detto questo, sono convinto che entrambi gli aspetti, separazione e sorteggio dei componenti dei CSM, nel corso degli anni, aumenteranno la fiducia dei cittadini nella giustizia e nelle persone che esercitano, come il sottoscritto, la funzione giudiziaria. Per quanto concerne i procedimenti disciplinari, io non ho letto le relative carte quindi non ho titolo per parlare su casi specifici, tuttavia, facendo solo un commento a due norme generali e astratte, posso affermare con convinzione che é meglio che gli illeciti disciplinari dei magistrati siano giudicati da un organo esterno al csm come l’Alta Corte, piuttosto che da una sezione del csm nella quale siedono consiglieri togati eletti che potrebbero dover decidere sulle sanzioni da applicare a chi li ha votati o a chi li ha avversati nella campagna elettorale che ha permesso loro di conseguire l’elezione al csm. Chiaramente, in caso di vittoria del no, i controllori continueranno ad essere eletti dai controllati e a giudicare questi ultimi per i loro illeciti disciplinari.

Simone Di Matteo

Scritto da Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie.Nel 2016 partecipa con Tina Cipollari alla V edizione del reality show Pechino Express in onda su Rai2 formando la coppia degli Spostati. Dopo Furore (tornato in onda in prima serata su RAI2 nel marzo 2017) 
è tra gli ospiti del nuovo esperimento sociale in onda su Rai4 Social House. Attualmente è impegnato in una missione segretissima a favore della pace nel mondo.

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