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Gente comune (1980) | Cinema Sommerso

Gente comune, Ordinary People, Robert Redford, 1980

Gente comune

Gente comune: Periferia di Chicago, inizi anni Ottanta. Conrad (Timothy Hutton) è il figlio adolescente di Calvin (Donald Sutherland) e di Beth (Mary Tyler Moore) Jarrett. Dopo la morte del fratello maggiore Buck (Scott Doebler), Conrad si chiude in sé stesso e tenta il suicidio recidendosi i polsi. Il ragazzo viene salvato per miracolo e finisce in una clinica psichiatrica nella quale fa amicizia con Karen (Dinah Manoff).

Gente comune (1980) | Cinema Sommerso
Gente comune – Poster Ufficiale

Trascorso diverso tempo nella clinica, il ragazzo torna nel nido famigliare ma qualcosa non va. Sua madre Beth, prima sempre sorridente e amorevole, è decisamente distaccata e sembra non aver accettato la morte del figlio prediletto.

Calvin, invece, prova in tutti i modi ad instaurare un rapporto d’amicizia con Conrad sebbene non riesca mai ad imporsi sulla moglie. L’adolescente torna al vecchio liceo e riprende a frequentare le lezioni di nuoto nonostante l’ombra del fratello, eccelso in tutti gli sport, pesi sul ragazzo come un macigno, costringendolo ad una lunga serie di bugie con la famiglia.

L’intervento decisivo del dott. Tyrone C. Berger (Judd Hirsch) e della compagna di scuola Jeannine Pratt (Elizabeth McGovern), aprirà una breccia nel cuore già provato del ragazzo facendo emergere traumi e dolori mai del tutto risolti.

 

Gente Comune: esordio alla regia per Robert Redford

Primo film come regista per il veterano attore Robert Redford (A piedi nudi nel parco, Barefoot in the Park, Gene Saks, 1967), Gente comune si rivelò sin da subito un successo al botteghino. Solo negli States incassò oltre 90.000.000 di dollari ed ebbe un’eco internazionale molto rilevante.

La pellicola di Redford rappresenta un caso unicum nel suo genere dato che tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta il pubblico era più propenso a prediligere un nuovo prototipo di film (vedi la saga di Guerre Stellari).

Gente comune (1980) | Cinema Sommerso

Decidere di analizzare in modo così netto la psicologia di un adolescente inserito in un contesto sociale così delicato (scuola e famiglia) fu sicuramente un azzardo per Redford ma ben ripagato grazie alla perfetta sintonia tra i vari personaggi.

Tratto dal romanzo omonimo di Judith Guest, Gente comune affronta tematiche così cruciali (il lutto, la perdita, il dolore, l’amore) dando la possibilità ad una vasta gamma di emozioni di uscire fuori durante il racconto cinematografico.

Lo spettatore vivrà tutte queste sensazioni attraverso gli occhi del giovane protagonista (Timothy Hutton vincerà, infatti, l’Oscar come migliore attore non protagonista) il quale non riesce ad accettare fino in fondo di aver perso il fratello tanto amato. La sua difficoltà sta anche nel cercare di avere un rapporto con la madre che non può o non vuole perdonare.

Una pellicola tutt’altro che anacronistica

Mary Tyler Moore per la sua interpretazione della fredda, freddissima madre, otterrà una candidatura agli Oscar come migliore attrice (lo avrebbe meritato) e farà notare un aspetto di sé che nessuno conosceva prima.

Attrice di commedie e sitcom brillanti, la Moore perderà un figlio (morto accidentalmente per un colpo di pistola) proprio durante le riprese del film e forse il dolore di questa perdita incommensurabile le permetterà di rendere così credibile il personaggio da lei interpretato nel film.

Gente comune (1980) | Cinema Sommerso

I comportamenti quasi maniacali e studiati del personaggio di Beth creeranno nello spettatore un dualismo perfetto: madre-ragno che ha dimenticato di amare e perdonare oppure una donna distrutta dalla perdita che non sa come affrontare il dolore?

D’altro canto, il personaggio del marito, interpretato da Sutherland è paradossalmente di poco spessore e molto spesso ci si chiede come mai non riesca a farsi sentire e a trovare un posto di rispetto all’interno della messinscena. Lui troppo buono, lei troppo cattiva. Due poli opposti che fingono di essere tornati ad una vita normale. Gente ‘ordinaria’ che non sa come gestire la rabbia, il dolore e la morte.

Robert Redford otterrà il premio Oscar come miglior regista dimostrando di avere una sensibilità spiccata per gli psicodrammi famigliari.

Oggi, nel 2022 questo film nel suo essere anacronistico diventa il riflesso di uno spaccato della Società americana piccolo-borghese degli anni Ottanta con i suoi finti buonismi e con la voglia di urlare nel cuore.

Ed è proprio nell’urlo disperato di Conrad mentre parla con il suo psichiatra che lo spettatore potrà sentire e forse toccare con mano il vero senso del dolore con una piccola ma importante consapevolezza: la sopravvivenza al di là di ogni sofferenza di sorta.

Buona visione.

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