Un gradito ritorno quello di Ognibene che in questa chiacchierata ci delinea come abbia scelto di mettere al primo posto la qualità della musica. Scelta in controtendenza rispetto ad uno scenario sempre più dominato dalla quantità e sottomesso all’ansia della iperproduttività. Logica che porta quasi sempre a svilire l’arte e le emozioni. In questo nuovo brano indie pop il cantautore modenese esprime l’ineffabile ricerca “di una canzone”, delle parole giuste, di quanto sia difficile poter sintetizzare il vissuto trasformando un’emozione in sentimento sublimato in musica.
In una canzone in uscita per Lapop e prodotta da Gentleman Music Label è costruita con un arrangiamento accattivante e genuino. Forte la melodia unita alla ricerca delle parole che evocano immagini e metafore degne di un ottimo cantautorato. Frasi semplici, quanto profonde. Aforismi da incarnare, da tatuarsi sulla pelle o dedicare, da scivere sui muri o da leggere illuminate nelle vie di qualche centro città. Anche il videoclip in uscita sabato 30 maggio 2026 di cui abbiamo visto un’anteprima rispecchia la semplicità comunicativa di straordinari gesti quotidiani, perchè la felicità si nasconde quasi sempre nelle piccole cose o nella nostalgia di qualche breve ricordo felice.
Come ci racconta Davide (Ognibene ndr.) dopo la malinconia dovuta allo scioglimento della storica band Remida e anni in cui ha preferito dedicare tempo al figlio, al lavoro e alla propria famiglia ha sentito la spinta di fissare nuove idee musicali con il contributo di Simone Pozzati. Per ora però si gode il singolo viaggio, lasciando chiaramente intendere che nel cassetto ci sono brani nuovi.
Davide Ognibene, finalmente un gradito ritorno – L’intervista
Il tuo progetto sin dall’inizio con “Cinque Anni” si è basato su un ottimo connubio tra musica e testo. Una scrittura visiva, alle volte visionaria, piena di immagini sintetiche. Una maniera raffinata di unire le parole alle note e farle diventare narrazione in musica degna di un ottimo cantautorato (ormai sempre più raro). Anche in ” In Bianco e nero” l’ultimo disco dei Remida c’erano le prime avvisaglie di un’evoluzione stilistica in tracce come Elenoire finita successivamente anche nel tuo primo EP Quindi vieni da due EP il Varietà sulla Natura Umana (che si divide poi in Vol1 e Vol2) e in seguito Demodé nei quali hai spaziato ed emozionato. Dopodiché ti sei fermato per un po’ di anni.
Cosa è successo? Cosa è cambiato? Hai sentito di prenderti del tempo per l’esigenza di ricercare nuove sonorità senza la fretta della pubblicazione seriale? O è successo anche dell’altro?
La verità è che non è successo assolutamente niente! Ho scelto di fermarmi qualche anno perché ho sentito il bisogno di dare la priorità ad altre cose importanti della mia vita. Premetto che, dopo lo scioglimento dei Remida e le conseguenze che ha avuto su di me emotivamente, ho scelto di vivere la musica solo come passione e necessità. Quindi, in questi anni, ho preferito dedicare tempo a mio figlio, alla mia famiglia ed al mio lavoro in attesa di uno stimolo per cui valesse la pena mettersi in gioco. Nel poco tempo libero, però, ho continuato a coltivare le idee musicali che ritenevo forti, le ho mischiate ai testi di Simone Pozzati e, quando ho sentito la giusta intensità e maturità, le ho fermate ed ho deciso di rimettermi in gioco.
Mi ritengo fortunato per aver scelto di vivere il mio progetto con questa calma creativa, senza obbiettivi ed ossessioni, solo con la voglia di fare qualcosa di bello. Viviamo in un periodo storico dove dominano le produzioni forzate, nel quale c’è troppa musica, il più delle volte brutta o scritta a tavolino, priva di contenuto. Anche se oggi è quasi del tutto dimenticato, ricordiamoci che la musica è arte, l’arte è cultura e la cultura non è quantità ma qualità. Le canzoni dovrebbero essere una rappresentazione di emozioni e le emozioni vanno aspettate, rispettate, colte, metabolizzate e poi trascritte.
Per concludere In una canzone è il tuo nuovo singolo che parla di quanto a volte le parole non bastino a descrivere un sentimento. Cosa ci deve essere in una canzone?
Innanzitutto credo che in una canzone ci debba essere un’idea, il bisogno di raccontare qualcosa e la sincerità nel raccontarlo. Poi serve quella magia, quel quid in più, che trovi solo quando il brano funziona bene sempre. Io, ad esempio, provo a suonare lo stesso brano solo accompagnato dalla chitarra, poi solo dal piano, cambiando mood, magari facendolo in chiave bassa o funky, e se suona bene sempre ci lavoro per arrangiarlo al meglio.
Questo credo sia il segreto delle grandi canzoni, come le suoni van bene, sono sempre grandi capolavori. E ci vorrebbe una penna che trattenga i dettagli che ci hanno visto insieme Una di quelle notti magiche dove non serve vincere il mondiale Ascoltando il ritornello del tuo ultimo singolo mi viene da chiederti Quali sono per te le “cose semplici” che ti danno emozione?
Le sensazioni che ti fanno stare bene, quelle che ti fanno pensare che vale la pena vivere. Io ad esempio provo forti emozioni quando vedo il mare, il cielo limpido o quando guardo quanto cresce mio figlio. Cerco le emozioni in una bella serata, o un bel viaggio, con la mia famiglia o quando sto in mezzo a persone a cui voglio bene senza accorgermi del tempo che passa. Io, ad esempio, sono anche amante della nostalgia, mi piace affrontarla, credo significhi che hai un bel passato da ricordare. In questo brano ci sono esempi di tanti piccoli dettagli che evocano ricordi, come tante polaroid, che incrociandosi col presente modificano ed amplificano le emozioni.
Una ultimissima domanda dobbiamo aspettarci altri brani nei prossimi mesi? Magari un nuovo disco?
Ovviamente non mi fermerò a questo singolo ma ho in programma di pubblicare altri brani che, come questo, ritengo siano maturi e di livello. Non so dirti però se sarà un disco o una serie di singoli, se ci sarà un concept e quanti saranno. Non ho ancora pensato al lavoro nel suo complessivo ma sto solo navigando a vista. Magari tra qualche tempo la visione sarà più nitida e saprò rispondere a questa domanda, per ora mi limito a godermi il singolo viaggio


