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Karla: la pigmentazione ricostruttiva secondo me

Intervista esclusiva alla maga del trucco estetico e paramedicale: “Sogno di aprire una clinica tutta mia”

Karla e la dermopigmentazione estetica

Karla: la pigmentazione ricostruttiva secondo me

In esclusiva per il nostro Vanity Class una lunga interviste ad una delle artiste più competenti e celebrate nel settore beauty, Karla.

La pigmentazione ricostruttiva è una tecnica di ritocco estetico sempre più diffusa.

Spesso è descritta in maniera riduttiva come make up tatuato, ma è un processo che prevede tecniche multiple, in campo estetico e paramedicale che “consente di migliorare o correggere imperfezioni estetiche mediante la deposizione nella pelle di particelle di pigmento, utilizzando aghi sterili monouso e tecniche differenziate”, come spiega il chirurgo estetico   Luca Siliprandi

Le tecniche di pigmentazione ricostruttiva

Le tecniche si differenziano e spaziano fra:

  • Microtatuaggio palpebrale (lash liner)
  • Tatouage del contorno labbra, che ridefinisce il contorno delle labbra o lo valorizza dopo l’impianto di un riempitivo (filler)
  • Tatuaggio dell’areola mammaria: rientra nella sfera estetica paramedicale, e consente di occultare cicatrici impresse in conseguenza di interventi chirurgici della mammella (ad esempio, ricostruzione mammaria dopo mastectomia, mastoplastica additiva e riduttiva, mastopessi, oltre a correzione dell’asimmetria mammaria e ginecomastia)
  • Tatuaggio delle cicatrici, che riduce la visibilità di cicatrici che presentano un colore differente da quello dell’epidermide circostante, anche note come discorrere

Una lunga intervista al telefono che sa di chiacchierata fra amiche

Raggiungo –ci rincorriamo– Karla telefonicamente.

((Sta facendo i bagagli.))

Subito si percepiscono l’educazione e la simpatia di Karla.

(Sono serena, certa che l’intervista sarà un arricchimento umano e professionale).

Il piacere nel fare il proprio lavoro è un principio che vale anche per questa ragazza, che per prima cosa mi ringrazia per il tempo e lo spazio che la nostra Direttrice Francesca le concede.

Non a caso, a parlarmi di questa artista fuori dal comune e del suo metodo di lavoro e pigmentazione, è proprio la “Lova”, sua entusiasta cliente.

Dopo i saluti, qualche scambio di battute, iniziamo ad entrare nel vivo dell’intervista.

K: “Per me è l’ultimo giorno, sono stanchissima, ma felice”

“Karla, raccontami di te…”

K: “Vuoi sapere solo cosa faccio solo del mio lavoro o qualcosa in più?”

V: “Sicuramente, ma mi piacerebbe conoscere più a fondo anche Karla, ciò che realizza più nel dettaglio, così da offrire un’idea un po’ più completa anche del tuo lavoro, dello studio che non ci si immaginerebbe. Purtroppo a volte ci si perde nella supponenza del sapere e descrivere, riducendo a un racconto approssimativo (conferma). E, allo stesso modo, aiuteresti a far capire che non ci si può improvvisare tutti a fare tutto. Troppe volte ci si sente dire “cosa vuoi che sia?” Io poi, ad esempio, non sono paziente nemmeno a mettere lo smalto, e ho enorme rispetto per la tolleranza di chi fa lavori come il tuo!”

K: “La pazienza è fondamentale, assolutamente. Tantissima voglia, così come l’entusiasmo”

V: “Avere tanto lavoro un’ottima cosa, soprattutto a seguito del delirio da Covid, tuttavia immagino che in questo periodo tu abbia avuto molta clientela”

K: “In verità, io ho lavorato tanto più o meno sempre, quando possibile, rispetto al periodo che stiamo vivendo. Mi sono meravigliata, però è pur vero che, indossando queste mascherine, abbiamo messo in evidenza lo sguardo, quindi sono impazzite tutte per le sopracciglia. È anche un modo per bisogno di levare le insicurezze, anche in questi mesi duri stando a casa ci siamo rese un po’ selvagge, eravamo un po’ allo stato brado diciamo. Ci siamo volute un po’ risistemare tutte.

Oltre ad aver lavorato tanto, ho seguito corsi, mi sono fermata -dovuta fermare- un attimo per altri progetti che ho, anche burocraticamente, di cui poi ti racconterò. Pertanto, immagina come io sia stata impegnata ” 

V: “(fra una battuta e l’altra sul periodo da bradipi del lockdown) immagino, tante cose, e la testa un po’ va nel pallone… Ma, tornando a te: qual è stato il tuo percorso, come sei arrivata alla dermopigmentazione?”

Un percorso che inizia nell’arte di Carla

Secondo Karla, un’esteta piena di vita, lavoro e bellezza, alla base di ogni cosa c’è la passione, che spinge ognuna delle scelte intraprese. Nella sua biografia, scopriamo che Karla, all’anagrafe Carla Vizziello, è nata l’11 agosto 1983 nella splendida Matera, patrimonio Unesco. Questo, crediamo, influenza inevitabilmente la sua predisposizione per la meraviglia. La passione per arte e musica nascono fin da giovanissima. Frequenta il Conservatorio, il liceo artistico, e infine l’Accademia di Belle Arti di Firenze ad indirizzo scenografia, e si laurea a pieni voti in Arti Visive e Discipline per lo Spettacolo. Vince anche il concorso presso la Scuola della Medaglia, Poligrafico e Zecca dello Stato di Roma, ottenendo un terzo posto che le permette di migliorare ulteriormente progettazione tridimensionale di medaglie, oreficeria, cesellatura su pietre dure. Infine, impara perfettamente modellazioni di cere e terrecotte. 

Artdossier commenta i suoi come “dipinti caratterizzati da colori forti e contrastanti, in cui i quadri quasi sono soggetti femminili, corpi nudi e sensuali, volti che sembrano prender vita dalla forte espressività e dal gioco di chiaroscuri ispirati alle opere di Klimt. Successivamente, realizzando scenografie per il cinema e il teatro, affianca personaggi come Michele Mirabella e Dora Argento e collabora per la realizzazione del film “La Repubblica di Michelangelo” con Giancarlo Giannini a Firenze. Il suo talento viene riconosciuto dai docenti e dalla critica e vince un viaggio studio a Barcellona dove entra in una compagnia teatrale. Realizza, infine, dipinti su grandi formati, murales per camerette e spazi ludici, donando vivacità e colore a ogni tipo di ambiente.”

All’insegna dell’umiltà

Ma Karla, senza alcun senso di autoreferenza, non fa cenno a nulla di ciò, e con grande umiltà, mi risponde:

“Oltre a questo progetto, la mia formazione è artistica. Mi sono laureata presso l’Accademia di Belle Arti, settore “scenografie e arti visive”a Firenze e questo mi ha permesso di lavorare su set cinematografici fra lungometraggi e cortometraggi. L’ultimo è stato “Stand by me” di Giuseppe Marco Albano che ha vinto un Nastro d’Argento e partecipato ai David di Donatello, ottenendo il premio per i costumi, che ho curato personalmente. Insomma, qualche riconoscimento c’è”

V: “Non posso fare altro che complimentarmi! (ringrazia, con tono emozionato). Lo conosco anche perché ho un cugino che, lavorando nel cinema e nella scrittura, è sempre molto preso, ma mi racconta le cose più da vicino”

K: “Lo so, anche le mie clienti si lamentano sempre del fatto che non riescono a trovarmi. Mi chiamano disperate: Karla, Karla dove sei? Torna!(ride).”

V: “Il rovescio della medaglia, per così dire, del tanto apprezzamento, è che le ore sono solamente 24 e non si può fare tutto, pur volendolo!”

K: “Esatto; inoltre, facendo il percorso artistico ho capito che, purtroppo, non si può vivere di sola arte e che questo richiedeva un grande sacrificio, cioè fare una vita da nomade: giravo da un set all’altro, con tutte queste cose in macchina, costumi, scenografie; giravo con la mia macchina che era un gran bazar, sempre pronta a (ri)partire, scattare ovunque.”

L’esteta della dermopigmentazione

“…Poi ad un certo punto, ho seguito un nuovo percorso perché a Firenze, grazie anche ai consigli di mia cugina, che era nell’estetica, e conosceva personaggi di spicco, ho tentato questa soluzione che era più nel campo estetico, ovvero un ambito che a me piaceva, essendo, io stessa, un’esteta, tant’è che mi curo tantissimo, feci il primo corso di dermopigmentazione, che all’epoca era un po’ sconosciuta all’epoca. Non a caso, la tecnica che oggi si chiama, pigmentazione, era volgarmente detto tatuaggio alle sopracciglia.

Io, benché scettica inizialmente, sono stata lungimirante sulle potenzialità verso il futuro. Pur nonostante i dubbi dei miei genitori, che avrebbero sperato allora per un posto fisso, ho investito in questo. Ho iniziato a fare i miei primi lavori, e ancora prima, il corso di tatuaggio artistico a Roma, che è propedeutico e necessario per diventare pigmentista. Occorre essere non solo estetiste, ma anche tatuatrici qualificate. A me, chiaramente, interessava più il lato artistico e ho iniziato a lavorare nei centri estetici di Roma, guadagnando bene fin da subito. Considera che si trattava di circa 500000 lire -ho trentott’anni oggi, pensa quanti soldi fossero per una ragazza di 25-26 anni all’epoca!”

Dopo i corsi fra Firenze e Roma, un continuo studio e attenzione alle clienti

“Da allora”-continua a raccontare in modo altrettanto piacevole da riportare– ho cercato di essere sempre professionale, crescere, e badare molto alle clienti, crearmi un mio target, un giro di clientela di tipo esclusivo. Essendo ambiziosa, cercavo persone più note e di un certo tipo a Roma. Non volevo fare trattamenti a tutti. Da quel momento, anche quando tornavo a casa mia, a Matera, ho iniziato a lavorare in un centro anche lì. Poi, trasferitami a Bari, dove ho trovato il mio compagno, ho selezionato un altro centro. Ho maturato più o meno vent’anni di esperienza in questo settore.”

L’approccio di Karla alla dermopigmentazione paramedicale

V: “E da quel momento non ti sei più fermata?”

K: “Esatto, ho fatto un corso che mi ha appassionata, quello in dermopigmentazione paramedicale ed estetica. Ho iniziato prontamente a collaborare con medici esperti in chirurgia plastica ed estetica perché, nel paramedicale, a differenza della pigmentazione estetica, ci si occupa maggiormente di cicatrici. Con la tecnica tatuatoria, si va in qualche modo a camuffare le cicatrici, dove ci sono inestetismi estetici c’è la dermopigmentazione. La differenza e la maggior soddisfazione derivano per me dal paramedicale perché dove, come è capitato, ci sono pazienti oncologiche che hanno fatto trattamenti, presentano cicatrici o addirittura asportazioni dell’aureola mammaria, si va a risistemare, se non ridisegnare il capezzolo. Otticamente, il colore delle cicatrici, si nota in minima parte perché il colore è leggermente diverso, ma cambia la percezione finale. Schiarendosi i segni, la donna ha meno timore di mostrarsi

La dermopigmentazione comprende anche la tecnica di rinfoltimento del cuoio capelluto o della barba, che io effettuo; oppure, quando c’è una zona di alopecia, una parte se non un intero sopracciglio, o entrambi, vanno a sparire. In quel caso, io ricreo l’arcata sopraccigliare, sia per uomini che per donne. Il paramedicale è, in breve, un ramo molto vasto.

Attualmente, sto seguendo percorsi medicali che estetici; finora, come insito nella mia natura, ho preferito affidarmi a centri estetici a fini medici, viaggiando.

Oggi, tuttavia, con una certa esperienza, a trentotto anni, sento la necessità di aprirmi uno studio tutto mio, uno studio nuovo, polivalente, dove ci siano più figure professionali

Karla, raccontaci meglio i tuoi progetti futuri

“Questo grande progetto in atto, avendo anche più conoscenti nel settore, esperti di cui potermi fidare. Un Istituto mio, insomma. Poi, siccome non ho abbastanza impegni (ride ironicamente nel raccontarmelo), mi hanno proposto anche di insegnare questa materia in una scuola privata che rilascia certificati specifici. Io poi seguo le ragazze per evitare facciano danni, perché si può anche rovinare l’aspetto delle persone. Insomma, un tatuaggio è comunque un’operazione che si va a fare sulla pelle altrui che non si può lavare via come se nulla fosse.

I miei consigli per ognuna di loro, così come per coloro che si interfacciano a questo lavoro sono semplici: 

non essere frettolose, (solo dopo anni di esperienza si raggiunge un certo livello di professionalità), non improvvisarsi, rimanere umili, capire il cliente che ci sceglie. E soprattutto aggiornarsi sempre!”

V: “L’aggiornamento e lo studio sono fondamentali per chi vuole essere tanto ambizioso quanto talentoso e di successo”

K: “Si, assolutamente, adesso che lavoro anche a Milano, che è una piazza ancora più difficile. È lì che ho conosciuto Francesca. Milano per me ha sempre rappresentato un sogno, essendo io proveniente da una città piccola e lontana, ed è nato tutto per caso.

O, forse, era destino.

Ero salita a Milano per collaborare con alcuni medici, ho fatto dei colloqui, e lì ho incontrato Andrea, estetista di una mia amica di Matera, che mi ha proposto di fare dei lavori una volta al mese, sulla base dei miei, e della clientela che cercava proprio quel tipo di interventi.

In poco tempo, è iniziata questa collaborazione, che per me sapeva quasi di “vacanza”: erano un po’ 3/4 giorni di svago! In seguito sono giunte richieste da parte di un medico chirurgo con il quale collaboro. Per ovvietà di privacy, non posso divulgare informazioni, salvo che quelle di una bellissima ragazza di Milano, che ha subito tre interventi, e dato il consenso di mostrare l’operato di lei. Si chiama Moira, e ho lavorato con alcune sue cicatrici. 

Ora, la collaborazione presso l’Andrea Beauty Bar si è esaurita, e cerco un’alternativa a Milano che verta nel paramedicale. Anche se il mio problema è quello delle clienti più affezionate che non mi vogliono abbandonare, e siccome io non abbandono nessuno, diventa difficile conciliare il tutto!”

La clinica accademia e il brand

V: “Karla, inizialmente mi parlavi di uno studio con scuola, un po’ come un’Accademia di arti e mestieri, un concetto un po’ perso di studio, tecnica, cooperazione e nessuna improvvisazione”

K: “Esattamente, una clinica/studio del benessere, dove poter impartire delle lezioni. E magari aprire un brand per aprire più strutture. Questo è il mio progetto, poi chissà. Ci vuole fortuna, nonché un grande impegno economico. Ma l’idea è quella di creare una clinica, insieme ad un brand che assoceranno a me. Oltretutto, come dici tu, si è persa quella cosa dell’istituto come luogo di studio, oltre che di lavoro, ma il problema è che se lavori male poi non torna nessuno. Ho tantissime clienti che a volte non riesco a gestire, tant’è che devo persino limitare i contatti, e selezionarle, dispiacendomi. Penso infatti che nessuna di loro giunga per caso: anzi, in quel momento credo lei avesse bisogno di me e io di lei, non riesco poi ad evitare il contatto.”

Non clienti, ma amiche. 

V: “Inevitabilmente poi il confine, considerato il lato così privato con clienti e/o pazienti, è valicato, non resta solo meramente professionale”

K: “Certo, per me poi non sono più clienti, ma tutte amiche; resto in contatto con loro, che mi ringraziano, ed è bello così. Questo permette fidelizzazione esclusiva, ed è la mia soddisfazione più grande. Si sentono quasi abbandonate se sono via, e spero di creare un mio team con le mie alunne usando il mio insegnamento.

Anche qui: insegnare non è facile, e farlo spingendo a trovare un proprio metodo sulla base di quanto appreso ancora meno. Io esorto sempre tutte loro a capire prima di tutto la volontà e la tipologia di cliente, poi il volto, poiché ogni viso è differente. Infine, la presenza di un eventuale errore commesso da molte colleghe, che si improvvisano e fanno le cose un po’ a stampino. Esistono asimmetrie, e occorre scegliere. E anche saper dire no. 

L’importanza del no

V: “E per questo ci vuole carattere, oltre a carisma”

K: “Si, insomma per capire occorre fare visagismo, consulenza, consulenza con la cliente, e per non fare errori rinunciare. Se si trovano davanti ad una persona scettica, che nutre dei dubbi dopo il progetto proposto, dico loro di suggerire un rinvio. Non si può sbagliare, a volte non tutte sono in buonafede: nonostante un lavoro perfetto, capita abbiano delle “crisi” e non accettino il risultato.

E non è facile. Spesso io stessa ho mandato via persone che chiedevano di farsi sopracciglia eccessivamente sottili su volti importanti, le classiche “ali di gabbiano” su uomini, infoltimenti esagerati, o pigmentazioni assolutamente poco conformi ai loro visi, a differenza di molti altri sedicenti esperti di settore. Ma io voglio solo persone soddisfatte a lungo del mio-del nostro-lavoro. 

V: “Insomma, altroché banale truccatrici, come qualcuno asserisce!”

K: “Infatti, bisogna avere un po’ tanti ingredienti: essere pazienti, psicologhe, truccatrici, estete, estetiste (vien da sé) e visagiste. Ho scoperto di avere queste qualità col tempo. E poi, anche se non pensavo, ho anche imparato ad insegnare! E sono felice per i feedback perché, a parte la mia bontà (e questa, la sentiamo, a pelle, subito, ve lo assicuro, cari lettori), le mie alunne si affezionano perché non sono solo numeri, ma si prosegue perlopiù insieme. Spesso mi mandano consigli e immagini prima di fare un lavoro. E ripeto, spero di formarle per il mio marchio, il mio brand, che è il mio obiettivo adesso.”

V: “Si nota subito quanto siano importanti per te studio, disegno, progetto su intensità, geometrie, e volumi fatti a matita. Una complessità espressa in un’immagine del tuo profilo Instagram (Karla @pigmentazione_ricostruttiva), che mostra lo scrupolo del lavoro e che è dietro al resto. 

K: “Confermo, e le foto sono delle mie alunne, che fanno, naturalmente, prima parte teorica e poi pratica. Quando iniziano dico sempre loro che il corso è solo un approccio, anche per capire quanto siano portate a tatuare, se hanno la precisione e la fermezza per questo tipo di lavoro. Perciò, ribadisco, la pigmentazione ricostruttiva non è per tutti!

V: “Effettivamente vi sono purtroppo risultati scadenti visibili di persone che, con le mascherine indosso, si amplificano, per tornare al discorso d’inizio. Poi correre ai ripari è dura, oppure ci si convince, e l’accettazione è pur sempre una buona cosa. Anche se risistemare un difetto o una percezione tale accettando un peggioramento è un po’ un paradosso”

Karla, spugna emotiva

K: “Hai ragione! In più, io per carattere, sono una spugna, e assorbo tutto. Dalle storie alle gioie, passando per le ansie delle mie clienti. 

Poi, ad esempio, cosa che non ho detto prima, ci sono casi diversi di metodologie e costi.

Con il trucco completo, ad esempio, si può usare un pigmento riassorbibile, ottenendo un effetto full lip/rossetto. Per le sopracciglia, si può usare la sfumatura (con effetto ombretto), a pelo, o lo shading più intenso. Va detto anche che i costi cambiano molto nella scelta dei pigmenti: se è vero che servono anche per uso con smagliature e vitiligine, i pigmenti paramedicali sono nettamente più dispendiosi perché hanno componenti più complesse. Purtroppo non è alla portata di tutte, nonostante questa esigenza sia a volte un impedimento per le persone che hanno già sofferto molto”

V: “Per i costi, immagino serva una valutazione da caso a caso (conferma). Perciò, ribadendo il concetto di “spugna”, è una soddisfazione il tuo lavoro, soprattutto quando tratti parti delicate.  

K: “E una sfida, come con le cicatrici, che sono difficili da risolvere, occorrono studi dermatologici, medici e naturalmente con personale di riferimento.

La sfida più grande, la vinci quando vedi una persona con un handicap che tu, in qualche modo, sistemi”

Una vacanza dal valore spirituale

V: “Sei un esempio di anima buona… grazie infinite. A questo punto, ultima curiosità: vacanze in vista?”

K: “A dirla tutta ero a Formentera e Ibiza con un’amica per alcune problematiche sentimentali, ma ora, che sono diretta a Roma da amici, non appena finito il lavoro, mi concederò un’estate in compagnia a Montecarlo. E poi, per dirla tutta, qui in Puglia è sempre vacanza, ci sono posti stupendi. E il mare ricarica. Tutto ciò di cui ho bisogno.

E su questa parola, “ricarica“, ci salutiamo, complimentandoci l’una con l’altra, dandoci appuntamento a settembre, quando sarà di nuovo a Milano. E un aperitivo, con una nuova amica,    –la mia nuova amica Karla– un’anima buona, non si rifiuta mai.

Stavolta, senza ombra di trucco! 

 

A cura di Veronica Fino

 

 

Redazione

Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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