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Giornata Internazionale del Velo, la ricorrenza del 1° febbraio

A partire dal 2013, ogni primo febbraio si ricorda la Giornata Internazionale del Velo, un monito di rispetto per l’altro e comprensione dei propri limiti.

Il velo da sempre rappresenta per alcune un dovere, non una scelta, almeno questa è la concezione che ha spinto molte donne per secoli ad indossarlo. Il suo non utilizzo era visto, e in alcuni Stati purtroppo lo è ancora, come una totale mancanza di pudore, simbolo principalmente di obbedienza e sottomissione ad una società retrograda e maschilista e questo al di là del proprio credo. A questo si deve la ricorrenza segnata dalla Giornata Internazionale, nella speranza che chi non può, riesca a comprendere ciò che poi così diverso da se stesso non è. 

Giornata Internazionale del Velo, la ricorrenza del 1° febbraio
Simone Di Matteo
Fonte: Facebook

Il significato della Giornata Internazionale del Velo

Viviamo in un mondo intrappolato all’interno dei limiti che si autoimpone, etichette e stereotipi privi di alcun fondamento, dettati dalla paura dell’altro, da quella avversione irrazionale che genera il diverso. La verità è che la diversità ce la siamo inventata noi, perché ai più fa comodo, ma sono le peculiarità che ci contraddistinguono a renderci tutti ugualmente unici. Uomini, donne, PERSONE, esseri umani, perciò dovremmo cercare di restarci, sia “esseri” che “umani”, scegliendo la libertà per noi stessi senza limitare quella altrui.

Il 1° febbraio di ogni anno, a partire dal 2013, si celebra la ‘Giornata Internazionale del velo’, istituita da una giovane statunitense originaria del Bangladesh, Nazma Khan, per invitare le donne, musulmane e non, ad indossare per un giorno il velo islamico per combattere ogni forma di discriminazione e per ribadire come questa debba essere una scelta e non un’impostazione data dal controllo sociale. Vorrei ricordare a tutti gli uomini di questo pianeta che essere donne significa anche potenzialmente essere madri, mogli, nonne, e non oggetti, nonostante spesso siano trattate come tali e siano vittime della crudeltà di “bestie”, le stesse che giurano e spergiurano di amarle. Allora amatele e rispettatele, ma sul serio, con i fatti e non solamente con le parole.

Mi meraviglio di come molti personaggi che popolano il piccolo schermo e le vette social, non abbiano fatto nulla, nemmeno speso due parole in merito con un semplice scatto tentando di sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica di così grande rilievo, specialmente coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la discriminazione, e ancor peggio quelli che la tirano in ballo inutilmente pur di far parlare di sé. Si è sempre pronti a sfoderare bei discorsi per ottenere consensi, ma mai che si faccia qualcosa di concreto affinché si cambi realmente. Ci ritroviamo in una società bendata, che non vuole né vedere né sentire, in cui l’avvenenza conta più della sostanza. Io sono un uomo, e il velo oggi lo metto per tutte voi, perché, seppur nel mio piccolo, voglio credere che un cambiamento possa ancora avvenire.

Simone Di Matteo

Scritto da Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie.Nel 2016 partecipa con Tina Cipollari alla V edizione del reality show Pechino Express in onda su Rai2 formando la coppia degli Spostati. Dopo Furore (tornato in onda in prima serata su RAI2 nel marzo 2017) 
è tra gli ospiti del nuovo esperimento sociale in onda su Rai4 Social House. Attualmente è impegnato in una missione segretissima a favore della pace nel mondo.

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