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Oscar 2022: premi, schiaffi e scuse in mondovisione

Si è da poco conclusa la 94esima edizione degli Academy Awards, uno degli eventi legati al mondo del cinema più prestigiosi a livello internazionale, tra vittorie inaspettate, esibizioni sotto-tono e parentesi decisamente fuori luogo.

Oscar

Si è tenuta domenica sera, come di consueto al Dolby Theatre di Los Angeles, la cerimonia annuale degli Academy Awards. Da stelle di fama internazionale ad artisti nostrani non di minor importanza, l’eccellenza dello star system mondiale si è riunita nella patria hollywoodiana per celebrare ed onorare i capolavori che l’industria musicale e cinematografica hanno sfornato durante l’anno appena trascorso. E in effetti, perlomeno per quel che riguarda l’assegnazione dei premi, nei suoi intenti l’evento potrebbe definirsi estremamente riuscito. Peccato solo non poter dire lo stesso per quelle assenze inaspettate e parentesi decisamente fuori luogo che hanno reso la 94esima edizione degli Oscar non all’altezza delle aspettative. 

Oscar 2022: premi, schiaffi e scuse in mondovisione
(Da sinistra a destra) Regina Hall (attrice), Wanda Sykes (attrice), Amy Beth Schumer (attrice): le presentatrici della 94esima cerimonia degli Academy Awards

I trionfi e i momenti bui degli Oscar 

Da tempo, ma in particolar modo negli ultimi anni, al pari del nostro Festival di Sanremo, gli Oscar rappresentano un’occasione per puntare i riflettori non soltanto sull’arte in ogni sua forma, ma anche (e soprattutto) su tematiche sociali fortemente attuali. Nella Storia della kermesse, infatti, molti sono stati gli attori, le attrici, gli sceneggiatori, i registi e gli addetti ai lavori in generale che, attraverso i loro progetti, hanno sfruttato l’opportunità di salire sul palco del Dolby per far sentire la propria voce e lanciare messaggi a dir poco significativi. E domenica le cose non sono andate affatto diversamente, tranne che per un piccolo siparietto “a suon di schiaffi”, sufficiente a trasformare l’intera manifestazione in uno di quegli spettacoli che fanno acqua da tutte le parti.

Ad aprire la serata sono state le talentuose Regina Hall, Wanda Sykes e Amy Beth Schumer in qualità di presentatrici ufficiali. Nello specifico, le padrone di casa del Dolby (per una notte) hanno esordito su uno dei palcoscenici più ambiti d’America con un lungo monologo interamente incentrato sul razzismo, il sessismo e la realtà di Hollywood che, al giorno d’oggi, può risultare più ostile di quel che sembra. Conclusi i preamboli, comunque, le tre artiste hanno accompagnato il pubblico fino alla fine, strappando qua e là qualche sorriso grazie all’instancabile verve ironica e comica che le contraddistingue. Insomma, un’atmosfera di sana (e forse meritata) leggerezza che, purtroppo, è stata presto interrotta. 

Subito dopo il minuto di silenzio dedicato alla guerra in Ucraina e poco prima del suo discorso sull’amore (più precisamente in concomitanza con la presentazione delle nomination per la sezione dei documentari), Will Smith è salito sul palco e ha schiaffeggiato il conduttore Chris Rock di fronte a milioni di spettatori per via di una “battuta” di quest’ultimo sul nuovo taglio della moglie dell’ex principe di Bel-Air, affetta da alopecia. L’accaduto ha lasciato i presenti completamente interdetti e, mentre Smith legittimava la violenza tra uomini in mondovisione, nessuno ha avuto il coraggio di proferir parola.  Solamente a posteriori, quando il caos mediatico è esploso e il diretto interessato ha ritirato l’Oscar per il Miglior attore protagonista in lacrime, in tanti hanno preso posizione. Molti si sono schierati a favore di Smith, tra cui il figlio Jaden Smith, ma altrettanti si sono dissociati, prima fra tutti l’organizzazione dell’Academy (senza chiedere, naturalmente, che la statuetta d’oro venisse riconsegnata). 

A che serve riempirsi la bocca di parole come “pace”, “parità” e “solidarietà”, se poi non si fa nulla per fermare o quanto meno arginare ogni singolo atto di violenza, persino il più piccolo (per esempio, in questo caso, uno schiaffo)? “L’amore mi fa fare cose folli” ha dichiarato Smith. Può darsi, ma niente giustifica il suo comportamento. Non una battuta (che resta pur sempre di pessimo gusto), tantomeno l’amore! 

La lista dei vincitori: incetta di premi per “Coda”, mentre l’Italia resta a mani vuote

Miglior film
Belfast
Coda
Don’t look up
Drive my car
Dune
King Richard
Licorice Pizza
La fiera delle illusioni
Il potere del cane
West side story

Miglior regia
Kenneth Branagh (Belfast)
Ryûsuke Hamaguchi (Drive My Car)
Paul Thomas Anderson (Licorice Pizza)
Jane Campion (The Power of the Dog)
Steven Spielberg (West Side Story)

Miglior sceneggiatura originale
Belfast, Kenneth Branagh
Don’t Look Up, Adam McKay e David Sirota
King Richard, Zach Baylin
Licorice Pizza, Paul Thomas Anderson
La peggiore persona del mondo di Eskil Vogt, Joachim Trier

Miglior sceneggiatura non originale
Coda, Siân Heder
Drive My Car, Ryusuke Hamaguchi, Takamasa Oe
Dune, Jon Spaihts e Denis Villeneuve e Eric Roth
The Lost Daughter, Maggie Gyllenhaal
Il potere del cane, Jane Campion

Miglior attore protagonista
Javier Bardem (A proposito dei Ricardo)
Benedict Cumberbatch (Il potere del cane)
Andrew Garfield (Tick, Tick … Boom!)
Will Smith (King Richard)
Denzel Washington (Macbeth)

Miglior attore non protagonista
Ciarán Hinds (Belfast)
Troy Kotsur (Coda)
Jesse Plemons (Il potere del cane)
J.K. Simmons (A proposito dei Ricardo)
Kodi Smit-McPhee (Il potere del cane)

Miglior attrice protagonista
Jessica Chastain (Gli occhi di Tammy Faye)
Olivia Colman (The Lost Daughter)
Penélope Cruz (Madri parallele)
Nicole Kidman (A proposito dei Ricardo)
Kristen Stewart (Spencer)

Miglior attrice non protagonista
Jessie Buckley (The Lost Daughter)
Ariana DeBose (West Side Story)
Judi Dench (Belfast)
Kirsten Dunst (Il potere del cane)
Aunjanue Ellis (King Richard)

Miglior film internazionale
È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino
Drive my car di Ryûsuke Hamaguchi
Flee di Jonas Poher Rasmussen
Lunana: A Yak in the Classroom di Pawo Choyning Dorji
La peggiore persona del mondo di Joaquim Trier

Migliori effetti speciali
Dune
Free Guy
No Time to Die
Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli
Spider-Man: No Way Home

Migliore scenografia
Dune
La fiera delle illusioni
Il potere del cane
Macbeth
West Side Story

Miglior canzone
Be Alive (King Richard), Beyoncé Knowles-Carter, Dixson
Dos Oruguitas (Encanto) Lin-Manuel Miranda
Down to Joy (Belfast), Van Morrison
No Time to Die (No Time to Die), Billie Eilish, Finneas O’Connell
Somehow You Do (Four Good Days), Diane Warren

Miglior colonna sonora
Don’t Look Up, Nicholas Britell
Dune, Hans Zimmer
Encanto, Germaine Franco
Madri parallele, Alberto Iglesias
Il potere del cane, Jonny Greenwood

Miglior trucco e parrucco
Coming 2 America
Cruella
Dune
The Eyes of Tammy Faye
House of Gucci

Migliori costumi
Cruella Jenny Beavan
Cyrano Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran
Dune Jacqueline West e Robert Morgan
La fiera delle illusioni Luis Sequeira
West Side Story Paul Tazewell

Miglior film d’animazione
Encanto Jared Bush, Byron Howard, Yvett Merino e Clark Spencer
Flee Jonas Poher Rasmussen, Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen e Charlotte De La Gournerie
Luca, Enrico Casarosa e Andrea Warren
The Mitchells vs. the Machines Mike Rianda, Phil Lord, Christopher Miller e Kurt Albrecht
Raya and the Last Dragon Don Hall, Carlos López Estrada, Osnat Shurer e Peter Del Vecho

Miglior fotografia
Dune, Greig Fraser
La fiera delle illusioni, Dan Laustsen
Il potere del cane, Ari Wegner
Macbeth, Bruno Delbonnel
West Side Story, Janusz Kaminski

Miglior cortometraggio di animazione
Affairs of the Art, Joanna Quinn e Les Mills
Bestia, Hugo Covarrubias e Tevo Díaz
Boxballet, Anton Dyakov
Robin Robin, Dan Ojari e Mikey Please
The Windshield Wiper, Alberto Mielgo e Leo Sanchez

Miglior suono
Belfast, Denise Yarde, Simon Chase, James Mather e Niv Adiri
Dune, Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill e Ron Bartlett
No Time to Die, Simon Hayes, Oliver Tarney, James Harrison, Paul Massey e Mark Taylor
Il potere del cane, Richard Flynn, Robert Mackenzie e Tara Webb
West Side Story, Tod A. Maitland, Gary Rydstrom, Brian Chumney, Andy Nelson e Shawn Murphy

Miglior documentario
Ascension, Jessica Kingdon, Kira Simon-Kennedy e Nathan Truesdell
Attica, Stanley Nelson e Traci A. Curry
Flee, Jonas Poher Rasmussen, Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen e Charlotte De La Gournerie
Summer of Soul (…Or, When the Revolution Could Not Be Televised), Ahmir Questlove Thompson, Joseph Patel, Robert Fyvolent e David Dinerstein
Writing With Fire, Rintu Thomas e Sushmit Ghosh

Miglior cortometraggio documentario
Audible, Matt Ogens e Geoff McLean
Lead Me Home, Pedro Kos e Jon Shenk
The Queen of Basketball, Ben Proudfoot
Three Songs for Benazir, Elizabeth Mirzaei e Gulistan Mirzaei
When We Were Bullies, Jay Rosenblatt

Miglior montaggio
Don’t Look Up, Hank Corwin
Dune, Joe Walker
King Richard, Pamela Martin
Il poter del cane, Peter Sciberras
Tick, Tick…Boom!, Myron Kerstein e Andrew Weisblum

Miglior cortometraggio
Ala Kachuu – Take and Run, Maria Brendle e Nadine Lüchinger
The Dress, Tadeusz Lysiak e Maciej Slesicki
The Long Goodbye, Aneil Karia e Riz Ahmed
On My Mind, Martin Strange-Hansen e Kim Magnusson
Please Hold, K.D. Dávila e Levin Menekse

 

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Scritto da Diego Lanuto

Diego Lanuto, classe 1996, studente laureando in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università di Roma 'La Sapienza', amante della scrittura e non solo. Appassionato di danza, lettura, cinema, spettacolo e tanto altro!

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