L’introduzione del Green Pass e l’annuncio di Mario Draghi in merito all’obbligo vaccinale hanno ampiamente diviso l’Italia, tant’è che opinioni contrastanti animano quotidianamente un dibattito non soltanto tra i politici, ma anche (e soprattutto) tra i cittadini. Purtroppo, però, il più delle volte questo non si rivela essere affatto costruttivo. Anzi, spesso il confronto tra no vax e pro vax si limita semplicemente a far di “tutt’erba un fascio”.
Che sia a mezzo stampa, televisivo o social, tutti coloro che non si sono ancora sottoposti all’inoculazione del vaccino anti-Covid, indipendentemente dalle motivazioni, vengono automaticamente inseriti nella categoria “no vax” in nome di quel “bene comune” e “buon senso civico” che perdono di significato ad ogni giorno che passa (senza contare le ripercussioni a livello sociale e lavorativo). E allo stesso modo, chi ha scelto di aderire alla campagna “L’Italia rinasce con un fiore” viene spregiativamente etichettato come “servo del potere” da chi vaneggia di un improbabile “complotto” a livello mondiale. Insomma, una sorta di surrogato di guerra tra Guelfi e Ghibellini.
Per non parlare, poi, dell’incredibile impreparazione mostrata da chi invece dovrebbe, nelle giuste misure e con una corretta informazione, fugare quelle incertezze che una fetta di popolazione tutt’ora possiede. O ancora, fornire una risposta adeguata alle circostanze che lo richiedono, cercando di evitare che da un “semplice faida” si passi ad una differenziazione ben più ampia!
E magari è proprio qui il problema: nella confusione generale, nella mancanza di funzionalità e nella quasi totale assenza di un punto di riferimento. Un po’ come è successo alla signora Maria, che ha raccontato la sua storia ai microfoni di Pomeriggio 5.

Pomeriggio 5: “Non sono no vax, ma non voglio vaccinarmi”
Ospite in collegamento del rotocalco pomeridiano di Barbara d’Urso, l’inserviente scolastica ha voluto condividere con i telespettatori quello che le è accaduto. Stando alle disposizioni del Governo, la Certificazione Verde è indispensabile per i dipendenti di scuole e Università. Tuttavia, essendone sprovvista, Maria è stata sospesa dal lavoro in mensa.
«Non sono una no vax e non sono contro i vaccini – ha spiegato alla conduttrice – Ma mio figlio da piccolo ebbe grandi problemi in seguito al vaccino antipolio. Per questa ragione a scuola fu bullizzato e a 17 anni si è tolto la vita. Io ho un blocco psicologico, vorrei fare i tamponi, ma non me lo posso permettere perché guadagno 500 euro al mese. Vorrei dei tamponi gratuiti».
Pertanto, di fronte a casi del genere, che si fa? È giusto condannare a priori la signora Maria o chiunque si trovi nelle medesime condizioni? In che modo si può tentare di superare quei dubbi o diffidenze che si sono generate negli ultimi mesi? Non sarebbe meglio provvedere per degli aiuti, psicologici, economici, informativi o di qualunque altra natura si possano ritenere? E che dire di coloro ai quali, per motivi di salute, è preclusa la somministrazione della cura? E se a ciò aggiungiamo delle possibili difficoltà economiche per cui il prezzo “calmierato” (da 22 a 15€) dei tamponi non faccia alcuna differenza? Ecco, forse sono queste le questioni sulle quali ci si dovrebbe maggiormente concentrare.
Non tutti i “no green pass” sono no-vax. E al contempo, non tutti coloro che non vogliono vaccinarsi possono essere inseriti nel calderone ideologico dei “complottisti”. E chiunque farebbe bene a rammentarlo, persino i pro-vax più convinti e intransigenti.
Non si tratta semplicemente di aderire ad una fazione o ad un’altra. Bisogna dare una spinta alla ripartenza, ma ciò non implica il dover lasciare indietro chi non può adeguarsi al cambiamento. Anzi, è necessaria una maggiore consapevolezza. Da parte di tutti. Ministri, virologi, analisti, medici, giornalisti, “opinionisti”, utenti. L’intero Paese deve averla.


