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#SignalForHelp: il gesto di una mano che si chiude per chiedere una mano

Dal Canada arriva il suggerimento di un gesto neutro, inconfondibile e universale per chiedere aiuto in caso di violenze

#SignalForHelp: i gesti per denunciare la violenza sulle donne

Dal Canada alla rete arriva #SignalForHelp, ovvero la serie di gesti universali per esprimere disagio e denunciare le violenze domestiche

#SignalForHelp è la campagna ideata dalla “Women’s Funding Network” (WFN), in collaborazione con la “Canadian Women’s Foundation” per descrivere tre semplici gesti per denunciare di essere vittime di abusi.

Nata da circa un anno, #SignalForHelp è già virale.

Tre segnali comuni, un solo obiettivo aiutare le vittime di violenza

Quelli di #SignalForHelp sono gesti semplici, per una questione di immediatezza del messaggio di aiuto.

Il segnale di aiuto si struttura in tre mosse:

Con una mano, la vittima:

  1. rivolge il palmo verso l’altra persona con la quale stabilisce un rapporto visivo,
  2. piega poi il pollice all’interno,
  3. chiude le altre dita in modo di fare un pugno,

Questo permette chiaramente di chiedere aiuto senza esplicitarlo a parole e insegnare, allo stesso modo, come contribuire attivamente senza rischio per nessuna delle due parti

Isola-menti

Durante i mesi di isolamento e lockdown da pandemia molte famiglie si sono ritrovate nelle stesse case, per molto tempo.

Alcune fra discussioni, spasmodiche ricerche di ricette e pizze sfornate, come fossero rituali, canti sui balconi quali momenti e tradizioni in famiglia. 

Altre hanno avuto incontri e scontri generazionali con i figli, e alcune coppie si sono conosciute di nuovo, mentre una parte di loro non ha più riconosciuto il partner di una vita.

In questi nuclei, le persone sono giunte a una situazione di grande disagio sociale, molto ben rappresentato nel film “Ragazzaccio” di Paolo Ruffini.

Sono tantissime le richieste di aiuto psicologico anonimo pervenute nel periodo di chiusura, una sorta di isolamento più profondo, in cui si chiudevano, più auto-isolatesi che mai, le menti.

La carneficina silenziosa dentro le mura di casa

Sfortunatamente, in parallelo, si è anche registrato un drammatico incremento di casi di violenza domestica, finanche femminicidi in costante crescita.

Il recente dossier annuale del Viminale ha stimato che il numero di vittime tra il primo agosto 2021 e il 31 luglio 2022 vede coinvolta la drammatica media di una donna morta ogni tre giorni. 

Sono donne il 39,2% del totale delle vittime di omicidi volontari, quasi tutti commessi in ambito familiare e per il 69% dei casi da ex partner. 

Molti di questi partner erano stati perfino denunciati e sollecitati ad allontanarsi per stalking e minacce pregresse. 

La legge contro la violenza di genere è ancora lontana dall’essere perfetta, nonostante i passi fatti, per tutelare le potenziali vittime.

In particolare, molte delle donne già vittime di abusi domestici hanno trascorso gran parte del loro tempo con i propri carnefici.

Vittime silenziose, il cui grido di aiuto non sempre è di facile eco o interpretazione. 

Dopo l’ostacolo della denunciada fare, sempre, alla prima avvisaglia di terrore- si inizia a temere per l’incolumità di figli, parenti, amici.

La sensazione di essere in trappola 

E si cade vittime del silenzio, al punto di ritirare le diffide o non ripeterle. 

Con conseguenze non di rado tragiche. 

Motivo fondamentale per il quale l‘universalizzazione di uno standard gestuale come #SignalForHelp assume un valore di salvezza e sensazione di non essere sole.

Un POV per #SignalForHelp

Fra 2020 e 2021 sul web tornò a girare un video contro la violenza femminile ispirato a fatti realmente accaduti anni prima.

Numerose telefonate al 911 e al 112 nostrano hanno ipotizzato si trattasse di fatti concreti, modificati e riadattati nella modalità “POV”. 

(point of view, l’utente inventa liberamente argomento e scene, spesso da lui stesso recitate, indirizzando il punto di vista della fotocamera verso l’utente che guarda. Che ha una vaga impressione di essere parte della storia -n.d.r.-),

Il racconto del soprammenzionato reel è quello della relazione burrascosa di una giovane coppia.

La ragazza, per sfuggire dal fidanzato violento, ordina una pizza ad un numero di emergenza, riuscendo così a farlo arrestare in fragranza di reato. 

La conferma della veridicità dei fatti narrati è giunta da NOMOREorg, un’associazione che si batte in difesa di donne e uomini dagli abusi domestici.

Il video nasce da un fatto realmente accaduto, documentato sull’Huffington Post.

Il centralinista della polizia pensava fosse uno scherzo: una donna stava chiamando per ordinare una pizza con salamino piccante, funghi e peperoni.

È bastato uno scambio di battute per capire che la chiamante non aveva sbagliato numero e che stava realmente chiedendo aiuto in modo non esplicito perché nella stanza c’era l’uomo che abitualmente la picchiava.

Un episodio analogo è accaduto nel 2020, nella cronaca italiana.

DI nuovo, una pizza che ha permesso di salvare la vita della donna che ha telefonato alle Forze dell’Ordine, che hanno il merito di aver colto il dramma che si consumava in quella casa.

L’idea di portare anche in Italia i#SignalForHelp è dell’attivista sociale Giuditta Pasotto.

La donna spiega quanto sia difficile, con l’uomo (-orco, non ce ne voglia il povero Shrek , lo sappiamo che anche i principi azzurri possono rivelarsi mostri!-n.d.r.-) presente in casa, esprimere e far capire urgenza ed esigenza di aiuto.

Come se ciò non fosse abbastanza, è assolutamente necessario che il gesto diventi universale.

La campagna SignalForHelp si propone di offrire un nuovo strumento per chi è in pericolo, ma anche di insegnare alle persone che vogliono aiutare, come farlo in modo da non mettere a rischio la sicurezza di chi ha bisogno di aiuto

La speranza è che questo gesto entri nella nostra cultura quotidiana.

Diventando il più possibile conosciuto da tutti, potrebbe ottenere la stessa, prorompente, forza dello show #bullistopchristmasshow contro il bullismo, previsto per questo lunedì di Avvento.

Chiedere una mano, per imparare a poter dare una mano. 

 

Veronica Fino

Redazione

Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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