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Zanoletti: “Occorre un ritorno al teatro di formazione”

Il direttore artistico dell’Osoppo dedicato a Valentina Cortese nel galà ricorda l’attrice e svela i futuri progetti del suo teatro

Il galà dedicato all'ultima vera diva dell'Osoppo Theatre Valentina Cortese

Antonio Zanoletti al Galà di presentazione dell’Osoppo Theatre: “voglio fare di questo teatro un luogo di incontro e di cultura”

Il direttore artistico del neo nato Osoppo Theatre Zanoletti ha spiegato le sue intenzioni e quelle della sua “Piccola Compagnia” in occasione del Galà celebrativo tenutosi lo scorso sabato a Milano, in via Osoppo.

Il teatro è dedicato a Valentina Cortese, ed è la prima volta nel mondo che la grande attrice ha uno spazio teatrale che porta il suo nome e che, verosimilmente, vuole portarne avanti il credo artistico e ciò che ella ha rappresentato. Ripartendo, come sottolineato dal direttore, dalle basi, e dalle periferie, perfino da un ex teatro parrocchiale.

Il grande cerchio rosso degli amici di Valentina riportato in sala da Zanoletti

La Cortese affermava di voler essere ricordata fra gli amici in un suo cerchio rosso ideale, e con lo stesso spirito la serata prosegue. Persone presenti per ripercorrerne la carriera e capire come l’Osoppo Theatre prenderà una sua direzione.

Appena entrati, non a caso, si ha la sensazione di entrare in una “casa del teatro”, dove si riuniscono persone appassionate di teatro ed estimatrici della Cortese. 

La ricerca è quella di ritrovare una umanità di attrice

Il titolo della serata non è, perciò, il sovra citato “alla ricerca di Valentina”, dunque, anche perché è stata una donna dalle mille sfaccettature raccontate, estrapolate, e misteriosamente ancora celate

Una donna persino enigmatica, nella sua modalità stessa di essere attrice. 

Tante le tracce dell’ultima diva, perché tantissime sono quelle che ha lasciato nella storia del cinema, del teatro e nella sua amata Milano. 

Zanoletti fra il ricordo della Cortese e le critiche al teatro nell’eccesso del divertissement

Il 2023 segna il centenario della nascita della Cortese, e in questa occasione si celebrerà il suo ingresso di diritto nel Famedio.

Zanoletti e i suoi svelano che ci sarà una mostra dedicata a lei, con l’uscita di un libro con inediti a lei ispirato.

Intervenuto sul palco, infatti, il direttore spiega molto bene cosa significhi ridare lustro a un teatro che sia luogo di incontro e cultura.

Non cerca giri di parole per sottolineare il rammarico del mondo del teatro più classico, quello dal quale secondo lui occorre ripartire:

Non è polemica la mia, ma se in centro si chiudono i teatri*, apriamo almeno le periferie, ed evitiamo di fare le bisteccherie nei teatri nuovi.**

Aggiunge «che è una cosa ridicola, ma anche una preoccupazione, perché se la gente preferisce una bistecca con una lamina d’oro a più di mille euro, piuttosto che andare ad una serata di teatro, occorre preoccuparsi per il livello culturale in discesa costante.»

Prosegue in un lungo flusso di parole, con particolare riguardo per le periferie.

E dal momento che le periferie si stanno svegliando nel milanese, e noi siamo ben felici di utilizzare questo spazio per fare buon teatro con buoni attori, buona cultura, buoni incontri con il piacere di ritrovarci, dopo un periodo “stropicciato” in fondo.

Infine, ringrazia le istituzioni che «hanno permesso di essere qui, dove probabilmente faremo anche degli errori, come in ogni prima cosa che si fa. Ecco che io dico allora di usarli per migliorarli e farne tesoro.» 

(*è recente e dolorosa la clamorosa chiusura dello storico Teatro Nuovo di Piazza San Babila a Milano -n.d.r.-),

(**abbastanza esplicito il fine riferimento all’ipotetica apertura del ristorante del re della carne Nusret Gökçe aka Salt Bae, al suo interno -n.d.r-)

A detta del regista, il teatro non può più limitarsi ad essere luogo di risate, che se si ritiene impegnato diventa noioso perché “non fa ridere”. Non è, difatti, possibile non soffermarsi a pensare alle necessità e alle caratteristiche drammaturgiche essenziali nella società.

Nel frattempo, il sorriso di Valentina, i suoi foulard tanto amati, simbolo delle umili origini, rimane impresso per tutto l’evento.

Nella serata non mancano gli inframezzi musicali grazie alla presenza del fisarmonicista Maurizio Dosi.

Coltivare la memoria

Il viaggio nel nome di Valentina non è, sottolinea Zanoletti, un percorso nostalgico. La Cortese è stata amica di molti, sua intima per anni, ed è considerata presenza viva grazie alla sua eredità lasciata fra pellicola e nel teatro.

L’importanza è coltivare la memoria, senza di essa non è possibile proseguire a livello di società e di umanità.

Noi siamo fatti di memoria

Emoziona, Zanoletti, uomo e uomo di teatro, con questa semplice, ma potente frase. Assoluta. 

Senza retorica.

Si menziona l’amica Paola Borbone, amica di Valentina, nata il primo gennaio 1900, 23 anni prima della Cortese, e si ricorda come dicesse di essere la prima attrice del secolo.

Il progetto di verità, bravura e qualità dell’Osoppo di Zanoletti 

Zanoletti omaggia i suoi “scalmanati” attori dicendo che amano il teatro quanto lui, e che il suo progetto, ambizioso è fare un vero grande teatro dove si affrontano veri grandi autori con veri e bravi attori. 

Punzecchia tuttavia le forme di drammaturgia più spiccia, sdoganate da tv e scarsa qualità.

Siamo stufi della disinvoltura che impera nel teatro oggi che è un parafrasare una becera televisione. E questo è sotto gli occhi di tutti. 

Polemizza sullo scandalo della chiusura dei teatri centrali.

Alla ricerca di Valentina? No, piuttosto, spezzoni di una vita inimitabile

C’è un susseguirsi di registrazioni inedite su vinile, spezzoni di video, frammenti di teatro (“Il giardino dei ciliegi” mette allegria all’intera e fitta folla presente), racconti e lettere scritte da Valentina e per Valentina.

Fra le foto, risalta molto l’immagine di Valentina Cortese fra i grandi (altri) miti di hollywood, e fra la famiglia Ranieri di Monaco. 

Sullo schermo si proietta l’immancabile “Giulietta dei Ciliegi” con la sua divertita teoria della complessità e inciviltà umana, lei che era in sostanza una marionetta perfettamente estraniata dal personaggio. Che tuttavia, recitò in maniera impeccabile.

Si rivede anche un estratto del capolavoro di Truffault “Effetto notte”, che valse alla pellicola l’Oscar come miglior film straniero, e a lei una candidatura all‘Oscar come miglior attrice non protagonista.

Sebbene non lo vinse, (ed è stato mandato in onda in sala), l’amica Ingrid Bergman riconobbe la grandezza dell’attrice e si scusò con lei, sostenendo fosse giusto che lo vincesse lei, convinta, come le altre attrici in gara.  

Inevitabile il susseguirsi di cenni di risate dei presenti. 

Si passa poi all’intensità recitativa nelle opere dell’amico Zeffirelli e poi le parti del teatro, sullo sfondo finale di Milano e un grazie valso ogni applauso.

L’intervento del fisarmonicista interrompe il percorso audiovisivo.

Gli attori della Piccola Compagnia rileggono i grandi collaboratori di Valentina diretti da Zanoletti

Sul palco, finalmente, intervengono attori giovani e meno giovani, seduti comodamente, come in un’arena di confronto e ascolto.

Il più grande applauso è per l’ultranovantenne Nicoletta attrice di prim’ordine del Piccolo dei tempi d’oro. Nondimeno, aveva preso parte a “l’Opera da tre soldi” diretta per la prima volta da Giorgio Strehler.

Di lei, aggiunge, stupisce durante le prove per il suo entusiasmo, la serietà e per l’entusiasmo. È il portafortuna della Compagnia. Ed è colei che, come ogni altro teatrante del gruppo, sa cos’è, cosa è stato e cosa deve o non deve essere il teatro.

Le prove menzionate sono quelle degli atti del Processo della Monaca di Monza (in programma dal 27 Novembre -“storia di una donna vera, vissuta nel 1607, con gli atti della Curia”).

La prima lettura è di Zanoletti ed è il racconto d’infanzia dell’attrice Valentina, che racconta che dal cortile di casa in campagna ha per la prima volta calcato un palcoscenico. La diva sapeva quello che sarebbe stato il suo futuro. Palcoscenici del mondo, cinema italiano, poi il mondo, di cui è divenuta icona. Che tutti hanno ammirato. 

Milano, piccolo rifugio, cara amica 

Nicoletta legge in milanese note di grande amore per la città natale della Cortese.

Un inno alla città e al suo dialetto, alle sue struggenti campane, citando Clemente Rebora.

“Voce voce che vai via, e non dai malinconia”

Seguono altre letture che riportano all’infanzia della diva, nata in povertà, ma dignitosa. Nacque in quel periodo il grande legame più con i contadini e la vita semplice, che con la madre, spacciata per la giovane e bella zia Olga.

La somma di questi sentimenti confusi, gli oscuri timori, l’inafferrabilità, caratterizzano, per sua stessa ammissione, la vita della donna fino alla sua scomparsa.

Proseguono lettere e il grande, intenso scambio dell’amato Giorgio Strehler; un elogio dell’amico Grassi, che la paragonò all’attore, alla presenza teatrale Gérard Philipe, la cui sola apparizione costituiva un mondo poetico a se stante.

Le parole di Paolo Grassi: il sentimento della vita come unicità

Per lei, Grassi dichiarava una grande  e profonda amicizia.

Condividendone indimenticabili momenti di vita, fino a riconoscerne la tipicità del suo mondo unico. Dietro apparenze, abiti e letteratura ne conosceva l’essenza vera di Valentina, che a suo dire sarà sempre impossibile replicare per fama e importanza. 

Si continua con la celebrazione di Zeffirelli che l’ha voluta più volte come sua musa. Ne parlava come straordinaria, forza, qualità artistica dall’impronta indelebile. 

La sua unicità è il suo sentimento della vita che ancora colma, i sogni, nel lavoro, come amica e come donna. 

Con lo sguardo fiero e dolce di chi è consapevole di aver già dato moltissimo, ma con la timidezza di una nuova “piccola volta”. 

Di lei i critici dicevano che fosse una diva per mistero, bellezza e abitudini, ma poi nel tempo si coglieva quanto distante fosse dai vip di Hollywood. 

La recitazione straniata

In lei, la recitazione straniata raggiunge l’eccellenza con l’esperienza del Piccolo, che sfrutta per il film di Truffault e Visconti.

L’umana verità e posizione critica, insieme al calore umano infuso ai personaggi, nonostante non sia mai naturale, e celi un dispositivo attorico che le permette nonostante ciò di essere vera. 

Valentina appartiene al mito, dove tutto è assoluto e archetipo di vita quotidiana, di bellezza e della bravura. Bellezza di alabastro eterna.  

Diva, divina, difficile, impossibile da cogliere nella complessità di personaggio, nonostante la schiettezza disarmante. Sfugge a ogni catalogazione, come il segreto dell’incontro fra Zanoletti e Valentina.

Si aggiungono alcuni canti, finanche il celebre inno milanese “Oh mia bela Madunina”, che smuove e commuove i presenti e, inevitabilmente, li porta a cantare, partecipi.

La Piccola Compagnia, alla quale si è aggiunto anche Michele Faracci, brillante filodrammatico direttore del GatAl, si caratterizza di volti noti nel panorama teatrale che si presentano con emozione, e con la conoscenza di essere lì per un fine nobile e riformista.  

Quello di far vivere un teatro, luogo anche di dibattito e confronto, che si evolva ripartendo dai suoi primordi. 

 

Veronica Fino

Redazione

Scritto da Redazione

La redazione di VanityClass.

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