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Oksana Čusovitina nella leggenda Olimpici

L’ultimo splendido volteggio della ginnasta che annuncia il ritiro dopo otto Olimpiadi e il commuovente saluto delle altre atlete

L’ultimo volteggio di Oksana Čusovitina alle Olimpiadi di Tokyo

Oksana  Čusovitina entra nella leggenda olimpica

La campionessa di ginnastica artistica uzbeka Čusovitina è, di diritto, diventata una leggenda dello sport. La sua specialità è il volteggio, disciplina che le ha permesso di giungere fino alla sua ottava Olimpiade consecutiva

Sfortunatamente, l’atleta non si è qualificata alle semifinali nell’ultima gara di Tokyo 2020, e, con l’occasione, ha deciso di annunciare il suo ritiro definitivo dall’agonismo. 

Ad applaudirla, in una standing ovation, tutti i presenti del centro di Ariake, che l’hanno omaggiata, rendendo il momento dell’annuncio ancora più toccante. A lenire le sue lacrime, invece, le tante foto volute in sua compagnia dalle altre ragazze in gara. Molte di loro sono persino più giovani del figlio ventiduenne Alisher. Questo è sufficiente per testimoniare quanto questa coraggiosa e minuta donna (152 cm circa per 44kg di peso) sia un mito vivente

L’atleta è nata a Bukhara il 19 giugno 1975 e, a 46 anni , è la ginnasta in attività più longeva di tutti i tempi; insieme alla canoista italiana Josefa Idem, ha stabilito un nuovo record di gare olimpiche disputate.

La sua vita è caratterizzata, fin dalla sua venuta al mondo, da un’epoca apparentemente lontanissima, in cui il mondo era letteralmente segnato dalla Guerra Fredda, con la contrapposizione fra Stati Uniti d’America e l’allora URSS, cioè Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Epoche diverse, diverse divise: Oksana Čusovitina ha gareggiato con quattro differenti squadre.

Erano, quelli della sua infanzia, gli anni del bipolarismo fra il blocco atlantico filo Occidentale, capitalista, e quello filo Sovietico, comunista.
La popolazione viveva un tormentato periodo ricolmo di contrapposizioni ideologiche e prevaricazioni psicologiche strumentalizzate, nonché subordinate alla detenzione ed eventuale lancio dalle bombe nucleari che mettevano a rischio la sopravvivenza. 

Una cortina di ferro terminata solo nel 1991, dopo la Caduta del Muro di Berlino (1989). 

Conseguente a questo, si assiste alla lenta affermazione di nuove realtà indipendenti dalla Russia. Ciononostante, prima di ciò, ci sono state guerre intermedie ed estenuanti, come quella del Vietnam, persa dagli occidentali, nello stesso anno di nascita di Oksana. 

Gli esordi sovietici della giovane Čusovitina e i Goodwill Games

La ginnastica artistica appassiona la piccola aspirante atleta già dai sette anni, e nel 1988 vince il titolo Juniores dei Campionati Nazionali Sovietici

La madre, come lei stesso ha dichiarato, era contraria e preoccupata si potesse fare male con uno sport così complesso, e lei, che ha iniziato a praticarlo vedendo il fratello, ha voluto provarle di non allenarsi invano. E “forse”- aggiunge– pensa “di esserci tutto sommato riuscita”. 

A tal riguardo, negli anni del suo debutto per la Federazione, fra 1989 e 1991, indossa la bandiera della madre patria russa, per la quale disputa molteplici incontri internazionali.
Partecipa ai “Goodwill Games“, un evento di natura agonistica per creare maggior clima di distensione fra i due grandi blocchi del mondo di allora. Vince il primo oro nel volteggio.

Seguiranno giochi ispirati all’apertura e all’interazione globali, fra i quali si annoverano i “World Sports Fair” in Giappone. La sportiva vincerà individualmente medaglie d’oro ad ogni attrezzo, salvo le parallele. 

La fine dell’era sovietica: Oksana fra Stati Indipendenti e Uzbekistan

Dopo lo scioglimento sovietico gareggia con la Squadra Unificata delle ex-Repubbliche Sovietiche, ovvero quella degli Stati Indipendenti nel 1992.
Un anno che per lei è, letteralmente, d’oro. Se ai Mondiali di Parigi arriva prima al corpo libero e seconda al volteggio, nello stesso anno partecipa all’Olimpiade a Barcellona, vincendo pure l’oro a squadre

Fra 1993 e 2006 entra nella rappresentativa uzbeka. Gli allenamenti con Svetlana Kuznestova sono durissimi, anche a causa delle strutture federali obsolete e pericolose. Grande merito va alla dedizione di Oksana Čusovitina, che le permette in ogni caso di portare in gara esercizi di livello di estrema eccellenza. Si riconferma nella Nazionale dell’Uzbekistan ad Atlanta nel 1996, a Sydney nel 2000 e ad Atene nel 2004. Lì, a causa di un infortunio alla gamba, non le consentono di competere nella sua specialità.

Nel 2002 saliva sul primo gradino del podio nel volteggio. Con oltre 70 medaglie vinte, le viene conferito il premio come migliore Atleta Onoraria della Repubblica Uzbeka

Alisher, la leucemia e il ringraziamento speciale di Oksana alla Germania 

Nel 2007 ottiene la cittadinanza tedesca e fino al 2012, in segno di riconoscenza alla Germania, che si offre di sovvenzionare le cure per Alisher in seguito ad una dolorosa leucemia, gareggia per la delegazione teutonica. 

Più nello specifico, mostra al mondo un palese ringraziamento, indossando un body tedesco.

A 33 anni, guadagna una medaglia discussa davanti alle ex campionesse italiana Giovannini e Benolli, non senza polemiche successive. Non mancano illazioni per un presunto favoreggiamento nel punteggio verso Oksana Čusovitina, la cui età è già fuori dal comune per la ginnastica.
Tuttavia, l’ex semi apolide vince altre due volte l’argento nel volteggio, prima alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, e pure ai Mondiali di Tokyo, nel 2011.
Nel 2012, ai Giochi di Londra, i sesti della sua carriera, né lei né la squadra ottengono vittorie. 

Da Rio al Giappone, con l’Uzbekistan fin sopra le unghie 

Il richiamo delle origini è così forte da spingerla, dopo due olimpiadi per i tedeschi, a tornare a gareggiare per la Nazionale dell’ex Paese della Federazione Sovietica. In primo luogo, è un esempio per le compagne di squadra, che guida con fierezza, gareggiando a Rio de Janeiro nel 2016. Successivamente, tornare ancora una volta, fino all’ultima gara disputata in Giappone prima dell’addio sportivo.

In questa Olimpiade, posticipata di un anno, tanto lontana dall’eco e dal rimbombo e sostegno del pubblico, con l’insistente paura del Covid-19 e delle sue varianti, sono riecheggiati ancora più forti gli applausi di chi, da una come lei, può solo imparare. 

A vincere, a perdere, a scalpitare, a piangere, a lottare. Riadattandosi di volta volta.

Non appena ottenuta la qualificazione alla manifestazione, ha specificato le sue intenzioni, sulla base del non aver mai alcun rimpianto: 

“Le altre volte non ho annunciato ritiri, ho sempre cercato di rinviare.

Stavolta devo farlo, queste sono le mie ultime Olimpiadi”

Il suo ultimo esercizio agonistico ha ottenuto un punteggio discreto, se paragonato con tante giovanissime in gara; un cedimento della gamba le è costato l’accesso alle finali. 

Oksana Čusovitina e la geometria aerea che la consacra a mito

Un risultato non perfetto, che poco importa in fondo. Finalmente, dopo migliaia di geometrie aeree, le ben 11 medaglie olimpiche (9 solo nella sua specialità) e un palmares difficilmente replicabile, Oksana potrà tornare a fare la mamma (è la sola atleta ad aver gareggiato anche dopo essere diventata madre) e moglie a tempo pieno, (è sposata dal 2007 con il lottatore Kurpanov). 

In una parola, la Čusovitina è unica, per la caparbietà di cambiare più volte squadra, abitudini, per l’unicità storica fra dopo aver visto una nuova contrapposizione o fra contrapposizioni liberiste e comuniste prima, e in piena pandemia, poi. Rimarrà indimenticabile per i traguardi conquistati, sacrifici e benefici sportivi per essere tornata ai suoi ottavi Giochi in fila.

Concludendo, Oksana Čusovitina è più di un’atleta immensa, capace di racchiudere in sé lo spirito femminile più profondo, icona di ambizione orgoglio di chi osa e sfida convenzioni. Come la nostra astronauta  Cristoforetti, Oksana nonostante le complessità della vita, ha insegnato a guidare, volare, volteggiare con una grazia, una potenza e una leggiadria che solo le più grandi posseggono.

A cura di Veronica Fino

 

 

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La redazione di VanityClass.

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